Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
giovedì 7 febbraio 2019
Partire
lunedì 14 agosto 2017
CONSEGNARE
martedì 14 marzo 2017
Preghiera
sabato 25 febbraio 2017
BAMBINI
sabato 23 aprile 2016
RICERCA

venerdì 14 ottobre 2011
Sofferenza e amore
mercoledì 8 aprile 2009
Farò la Pasqua da te con i miei discepoli
Venuta la sera, si mise a mensa con i Dodici. Mentre mangiavano disse: “In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà”. Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.
"Farò la Pasqua da te con i miei discepoli"
Se accoglieremo il suo invito, potremo gustare la gioia del mattino di Pasqua.
sabato 28 aprile 2007
Giobbe
Giobbe,l'amico di Dio, la luce che ha squarciato le tenebre della mia notte... il libro di Giobbe, quello che avidamente lessi, per primo, quando m'imbattei nella parola di Dio....Giobbe, colui che sopportò ogni sorta di privazione e di pena, senza mai ribellarsi, neanche quando non c'era a coprire le ossa che qualche brandello di pelle, dopo che tutto gli era stato tolto, di ciò che la vita gli aveva donato..Giobbe che continua a pregare chiedendosi in che cosa ha mancato... che cosa deve espiare...alla ricerca del senso della sua disumana sventura... che arriva a maledire sua madre che non lo aveva abortito, prima che vedesse la luce.
Giobbe ero io, io che soffrivo, io che piangevo, io che cercavo il senso della mia storia, io che chiedevo perché per me la misura non era mai colma, perché la morte non l'avevo ancora scontata vivendo.
Giobbe mi introdusse nel mistero insondabile della sofferenza dell'uomo.
Attraverso le sue parole Dio parlò al mio cuore disperato e prostrato , divorato nell'inutile ricerca di ciò che non é dato conoscere.
Dopo che avidamente e ingordamente bevvi anche l'ultima pagina del libro di Giobbe capii....che bisognava chiudere gli occhi , mettendo a tacere l'esigenza di porre tutto sotto controllo, di contare, classificare, dedurre, bisognava fare il salto nella dimensione dell'essere infinito e immutabile, autentica sfida ai sillogismi dell'uomo che, così facendo, pensa di circoscrivere e possedere l'assoluto di Dio.
febbraio 2000




