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martedì 28 gennaio 2020

I suoi



SFOGLIANDO IL DIARIO...

28 gennaio 2014
Martedì della III settimana del Tempo Ordinario 
ore 6:07

"Chi è mia madre, chi sono i miei fratelli?".

 Lo chiedi a noi Gesù, ma tu lo sai chi sono i tuoi.
Lo dici subito peraltro in questo passo del Vangelo che mi destabilizza ogni volta che lo leggo.
Quando i tuoi non ti hanno accolto mi è stato più facile entrare nella logica del tuo discorso, perché anche noi sperimentiamo il rifiuto delle persone che appartengono alla nostra comunità, all'ambiente di lavoro, di svago, all'ambiente ecclesiale.
Quando questo accade, ci rifugiamo negli affetti più intimi, nei legami parentali, cercando la nostra comune radice nel sangue che ci lega, cercando di basare, rendere inattaccabile la nostra identità, la nostra sicurezza nell'essere figlio, padre, fratello, cugino sposo o sposa di….
Ma poi prendiamo delle trenate proprio lì dove mai ci aspetteremmo e pugnalate che vengono dai parenti, i baci di Giuda, le invidie, gli abbandoni che sono quelli che ci fanno più male.…
È sempre più difficile trovare contesti in cui ci sentiamo sicuri dai tradimenti, dalle offese, dal silenzio, dal menefreghismo, dall'egoismo.
Così finiamo per isolarci dal mondo perché non troviamo persone simili a noi, persone che ci corrispondono.
Eppure tu hai detto: "Non è bene che l'uomo sia solo, voglio fargli uno che gli corrisponda (che gli risponda e risponda di lui)". 
Nel testo biblico si fa riferimento alla coppia maschio e femmina, la famiglia originaria, ma penso che nel tuo progetto ci fosse la persona, un essere di relazione tra  un io e un  tu chiamati  ad essere una cosa sola, a collaborare per dare vita al mondo.
Il tuo progetto è finalizzato a mostrare la perfezione dell'amore, la tua perfezione, che può anche prevedere il vivere la propria chiamata nella relazione con molti, con tutti i diversi da noi.
Del resto Signore tu non ti sei sposato, ma hai   mostrato  la stessa perfezione dell'amore e hai realizzato nella tua persona, nella tua vita ciò per cui siamo stati creati.
"Non è bene che l'uomo sia solo, gli voglio fare uno che gli corrisponda".
Così ti sei incarnato e ci  hai mostrato cosa significa rispondere, corrispondere, rispondere di qualcuno.
Tu Signore ti sei fatto carico di tutta l'umanità, a tutti hai  dato la possibilità di relazionarsi con uno che rispondesse ai  requisiti che rendevano possibile la permanenza nel paradiso terrestre di noi uomini che, per natura, siamo incapaci da soli di rimanerci, di farci carico dei pesi degli altri, di rispondere, corrispondere, di vivere le relazioni come hai fatto tu, di amare fino a morire per l'altro chiunque esso sia, fratello, sorella, madre, sposo ma anche soprattutto nemico dentro e fuori il nostro ambiente ecclesiale, lavorativo, culturale.
Tu ci hai dato tutto ciò che manca alla nostra perfezione e in te solo siamo in grado di ricostruire l'unità originaria che ci lega ad ogni uomo, in te Signore ritroviamo e rinsaldiamo i legami corrosi dall'invidia, dall'egoismo, dalla distrazione, dall'incomprensione, dall'ignoranza, dall'odio... tutti peccati che minano e distruggono la comunione.
Tu solo Signore ci rendi capaci di essere quello che noi, per quel quanti sforzi facciamo, non siamo capaci di realizzare.
Tu solo.
Io Signore non voglio stare fuori, anzi  voglio avvicinarmi di più , stare il più vicina possibile a te, voglio guardarti negli occhi, starti di fronte perché altrimenti non capisco quello che dici.
Le madri, quando i figli piangono, capiscono se hanno fame, freddo sono sporchi, anche se non sanno parlare.
L'amore non ha bisogno di amplificatori, surrogati dell'udito per capire di cosa necessita il nostro fratello più sfortunato.
L'amore è qualcosa che supera i limiti dello spazio e del tempo, ma noi Signore, io in particolare, siamo ancora molto lontani da questa perfezione che cerco da te.
Quanto vorrei non sentirmi in esilio, in terra straniera, quanto vorrei trovare un luogo in cui con i tuoi discepoli possiamo vivere la gioia di ascoltarti, di renderti grazie, di fare sacrifici di comunione.
Sarebbe bello sentirsi sempre a casa, non avere paura come ieri mattina mi è successo, quando mi girava la testa e avevo le vertigini nel palazzo disabitato.
Quanto sarebbe bello Signore che automaticamente potessimo vedere ciò che non vediamo, sentire  la nostra casa animarsi di voci, di suoni, di gesti di servizio,  di amore con te prima di tutti che ti sei messo  il grembiule per rimetterci in piedi e darci stabilità dignità e reintegrarci nella nostra funzione.
Tutto questo è un sogno che un giorno spero si realizzi.
Ancora tanto devo lasciarmi lavorare da te, creta nelle tue mani perché diventi  canale, contenitore della grazia, perché non mi senta più vaso di coccio condannato a viaggiare con vasi di ferro, ma vaso di Dio mandato per ammorbidire le pareti degli altri vasi grazie all'amore che tu mi doni.
Signore mio Dio per questa giornata ti chiedo di poter vivere con te, essere accolta nella tua cerchia ma anche da te e custodita, vigilata, amata quando mi riprende la paura.
Signore che la mia famiglia sia quella che tu mi hai donato di amare a prescindere dai legami di sangue.
La tua famiglia io cerco Signore, perché sia per me garanzia di stabilità.

giovedì 23 gennaio 2020

Miracoli


VANGELO (Mc 3,7-12)
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Parola del Signore 

Gesù comincia il suo ministero di evangelizzazione, cacciando i demoni, guarendo i malati, annunciando il vangelo.
La sua opera sembra frenetica, un cammino senza sosta, senza trattenere nulla per sé, guidato dallo Spirito, in connessione con la volontà del Padre ritagliandosi momenti di intimità e di comunione con Lui, quando ancora era notte o ritirandosi in luoghi solitari rubati alla pressione delle folle che lo cercavano per farsi guarire.
Gesù non è venuto per strabiliare l'uditorio come un mago, un giocoliere o un santone, non opera per raggiungere la fama, per ottenere prestigio, ma perché l'amore di Dio si manifesti attraverso di lui, per compiere la missione per la quale è stato mandato sulla terra.
Nella prima lettera di San Paolo ai Corinzi 3,1-9 si parla chiaramente del fatto che, chiunque annuncia il regno di Dio, chiunque battezza (Apollo Paolo) è un semplice ministro perché né chi pianta né chi irriga è qualche cosa ma Dio che fa crescere.
Gesù è Dio ma nel compimento della sua missione nel mondo è un intermediario, è un uomo vero, perfetto, che svolge la sua funzione per cui è stato mandato: :
guadagnare al Padre quanti più figli, quanti più fratelli, pellegrini nel mondo, sbandati, oppressi, bisognosi di aiuto.

Gesù fa miracoli perché la gente creda a quello che dice, ma si nasconde e impone il silenzio perché non vuole che la sequela sia un colpo di fulmine, una nube che svanisce al mattino.
Non si può diventare discepoli di Cristo se non ti sei sentito toccato, guardato, risollevato da lui, risuscitato, guarito.
Non sono le belle parole, i discorsi coerenti e ben articolati che convincono le persone, quando un evento che ti cambia la vita, nel quale riconosci la sua presenza e ti viene da dire: "Il signore è qui e non lo sapevo!"
Ma lo devi cercare Gesù, devi cercare la sua parola, la sua mano benedicente, cercare quale sia la sua vera identità, cercare, cercare…
Le folle lo cercavano.

Non tutti quelli che cercano lo trovano, quando in Lui cercano la soluzione ai propri problemi ovvero lo trovano ma non lo riconoscono o lo trovano e poi, tratto il beneficio cercato, lo perdono di vista e tornano alle occupazioni abituali.
La suocera di Pietro guarita dalla febbre, si mise a servire.
La guarigione è quando cominci a funzionare, quando assolvi alla funzione per la quale sei stato creato.
Quando ci si guasta la macchina o facciamo un incidente, portiamo la macchina dal meccanico o dal carrozziere.
Questo non vuol dire che siamo da quel momento esenti da qualsiasi altro guaio.
La macchina si può fermare di nuovo se non usiamo le dovute precauzioni, se non stiamo attenti.
Non si viaggia più come prima se si è sfiorata la morte.
Si diventa più prudenti.
Sono gli scriteriati continuano a pigiare l'acceleratore incuranti dei divieti e si sa la fine che fanno.

Gesù per farsi seguire, aveva bisogno di rimettere le macchine a nuovo, rimetterle su strada, fare il tagliando, ma di quelle folle osannanti sotto la croce nemmeno l'ombra

domenica 22 dicembre 2019

Dio e la storia




"Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù"( Mt 1,21)

Il vangelo di Matteo comincia con la genealogia di Gesù Cristo, la storia in cui si è calato Dio, per farsi storia con noi, per essere il Dio con noi, l'Emanuele.
E' il segno che tutti cerchiamo, il segno che Dio esiste, attaccandoci a eventi straordinari che non rispettano le regole della scienza che noi conosciamo.
Certo il concepimento di Gesù nel seno di una vergine è straordinario e molti sono portati a credere che sia una pura invenzione.
Che Gesù sia esistito è innegabile, ma che sia stato concepito in modo così innaturale è dura da far capire.
Dio può tutto, e gettare il suo seme nel seno di una vergine non mi sembra così impensabile.
Se crediamo in Dio tutto ciò che cade sotto i nostri occhi è venuto dal nulla e, se non vogliamo pensare al mare con tutti i suoi pesci, al cielo con tutte le sue stelle, basta guardare il miracolo della vita che si schiude davanti ai nostri occhi quando vediamo sbocciare un fiore lì dove non lo avevamo piantato.
Ci sono tante cose che la ragione non  capisce di cui ci facciamo una ragione perché ci dovremmo meravigliare di come Gesù è stato concepito?
Del vangelo di oggi più che questo intervento straordinario di Dio su Maria, mi ha colpito la fede di Giuseppe che non dubita della sua donna e si ferma di fronte al mistero.
Giuseppe è l'uomo giusto per accogliere ed educare Gesù. 
Molti infatti ignorano che, per non abortire il figlio dopo averlo dato alla luce, è necessario che i genitori non rompano la loro alleanza, perché il grembo, l'utero in cui il figlio prende vita e diventa grande è l'accordo dei genitori, il sì ripetuto a Dio e all'altro ogni giorno della propria vita.
Per questo è stato scelto Giuseppe che non ha chiesto un segno come Acaz per essere convinto che era Dio a parlargli e a chiamarlo ad una missione così alta.
Giuseppe si fida della donna a cui è legato  e di Dio, come ogni persona che decide il " per sempre" del matrimonio cristiano.
Inoltre è importante notare come la storia, le origini di ogni persona siano importanti  fondamentali per la formazione del carattere.
Oggi si tende a prescindere da tutto questo, pensando che un bambino possa essere privato della sua storia, nascendo in provetta.
La storia di Gesù è importante principalmente perchè mette in luce un disegno, quello di Dio, che attraverso non la santità delle persone, ma attraverso i loro limiti messi nelle sue mani, ha trasformato una serie di nomi in suoi collaboratori per la salvezza del mondo.
Non esiste albero che possa vivere senza radici, questo lo sappiamo e, quando queste mancano, non per cattiva volontà, è Dio che provvede a innestare le sue.
Il mondo va a rotoli perchè ha dimenticato la cosa fondamentale: che i figli nascono prima che dall'amore umano dall'amore di Dio.




martedì 3 settembre 2019

" Taci! esci da costui!"(Lc 4,35)



Gesù gli ordinò severamente." Taci! esci da costui!"(Lc 4,35)


Perchè Gesù intima al demonio di uscire dalla persona di cui si è impossessato? Sicuramente non perchè l'ha riconosciuto come il santo di Dio, ci mancherebbe. Ma perchè afferma che è venuto a rovinarci.
La persona in questione era tra i devoti e in essa possiamo identificarci senza scandalizzarci.
Quante volte a parole noi riconosciamo che Gesù è il Signore salvo poi attribuirgli la responsabilità di tutto quello che ci accade di male!
Il dio in cui crediamo ci sta bene fino a quando non ci scomoda, non ci fa cambiare posizione, non mette i paletti all'esercizio della nostra libera volontà
Identifichiamo la felicità nel fare quello che ci pare e piace, anche se siamo molto severi nel giudicare quelli che non rispettano le regole.

In fondo è la libertà degli altri che ci rovina la vita e alzi la mano chi non si è indignato con qualcuno che

l'ha usata a nostro discapito.
Il problema della fede, della vita, delle relazioni interpersonali sta tutto nell'esercizio corretto della nostra volontà e delle nostre scelte.

Ma chi ci dice che una cosa è buona o cattiva?
Dio ci ha provato consegnando ad Adamo ed Eva il paradiso con l'unica clausola di non mangiare dei frutti dell'albero del bene e del male. Vale a dire che solo Lui e non l'uomo poteva dire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Si sa che a nessuno piace sottostare a imposizioni, comandi, leggi che limitano il nostro campo d'azione, che mortificano i nostri desideri, impediscono la realizzazione dei nostri sogni.
Ma Dio è Padre e come tutti i padri del mondo ne sa più dei figli che non ancora raggiungono l'autonomia, ma essendo Dio ne sa più di tutti i figli anche i più intelligenti, scienziati, premi nobel e via dicendo.
Altrimenti che Dio sarebbe?
Tutti i costruttori, ideatori di manufatti conoscono bene la loro funzione e cosa occorre perchè durino a lungo.
Nessuno si sognerebbe, a meno di essere pazzo, di mettere al posto della benzina acqua o coca cola, nè laverebbe a 100 gradi una maglia di puro cachemire, magari aggiungendo il candeggio.
Non si capisce proprio come l'uomo presti così tanta attenzione alle cose a cui tiene, leggendo e seguendo con scrupolo il ibretto di istruzioni e si rifiuti di seguire le indicazioni contenute nel vangelo non per vivere a lungo, ma per non morire mai.
Dio eterno ha creato figli destinati ad essere eterni a patto che non si allontanbino da casa, che si lascino nutrire dalla Sua parola, guidare dal Suo spirito.
Tornando al vangelo di oggi quindi è doveroso farci un serio esame di coscienza per vedere se Dio lo adoriamo a parole ma poi nei fatti lo vorremmo cacciare perchè disturba la nostra vita, il nostro fare ciò che ci pare e piace perchè in fronte non abbiamo scritto" giocondo"
Signore aiutaci a fare la tua volontà, a consultarti ad ogni decisione, a preoccuparci non tanto di stare bene ma di far stare bene.
Quel giardino che ci riconsegni fiorito ad ogni confessione fà che ce ne facciamo carico e lo coltiviamo con cura, amore e tanta umiltà.

martedì 29 gennaio 2019

Madri e fratelli di Gesù



Meditazioni sulla liturgia di martedì
della III settimana del TO
VANGELO (Mc 3,31-35)
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».
Parola del Signore

 A questa società, dove la raccomandazione è d'obbligo, dove il nepotismo impera a tutti i livelli, dove se non sei figlio, fratello, moglie , compagna di..., ti puoi scordare ciò che ti spetterebbe di diritto, per quello che vali, il Vangelo di oggi offre una preziosa riflessione. 
Gesù, rispondendo a chi lo sollecitava a privilegiare i parenti, che stavano fuori, indica di quale raccomandazione abbiamo veramente bisogno, quali garanzie dobbiamo esibire, per essere sicuri di essere ascoltati. 






I SUOI siamo noi, popolo che lui si è scelto, i battezzati che credono alla vita nuova donata da Dio attraverso Cristo Gesù.
E' incredibile come le più grandi divisioni le troviamo nella Chiesa che Cristo ha fondato, effondendo il suo Spirito su Maria, la madre che consegna al discepolo che più si sentiva amato da Lui, perchè l'accolga nella sua casa.
La nuova chiesa fondata da Cristo ha come punto di riferimento, principio e fine, Lui che ha dato tutto perchè siamo una sola cosa con Lui come Lui è una cosa sola con il Padre attraverso lo Spirito.
Non basta sentirsi suoi, appartenergli solo per un legame che non unisce le braccia al cuore.
Il popolo di Dio è quello che può rivolgersi al Padre come ha fatto Gesù, chiamandolo ABBA', padre di tenerezza, di misericordia, di perdono, lento all'ira e dispensatore di prodigi.
Non possiamo , osservando i nostri fratelli, censurare tutto quello che dicono, prendendoli per pazzi, dall'alto dei nostri studi e delle nostre sicurezze acquisite.
Non possiamo giudicare gli altri in base a quello che non hanno in comune con noi e separarcene e vivere per conto nostro la fede che ci è stata donata con il Battesimo, uguale per tutti.
Invece di guardare a ciò che ci divide, sforziamoci di mettere a fuoco ciò che ci unisce, quell'unico Pane offerto per la salvezza di tutta la famiglia di Dio.
"Tu me li hai dati. Non prego per me, ma per loro, perchè siano una cosa sola  con noi, come noi siamo una sola cosa" "Amatevi gli uni gli altri" dice il Signore. Da questo riconosceranno che siete miei discepoli"

Gesù quanta fatica facciamo ad amare le persone che non capiamo, che si comportano in modo diverso da noi! Quanta fatica a benedire quelli che maledicono, a gareggiare nello stimarci a vicenda, anche se fanno e dicono cose da pazzi!
Signore le tue richieste ci sembrano tanto folli, esagerate che siamo tentati di pensare che sei fuori di testa.
Ma poi , ed è questa la grande consolazione, la nostra sicurezza, ripensiamo a quanto hai detto : "Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi"
Ci sarà stato un motivo per farlo!
Aiutami a scoprire la bellezza, la forza, la vita del tuo progetto d'amore.

Aiutami a sentirmi sempre più figlia amata e voluta insieme ai miei fratelli nella fede in te che sei l'unico vero Bene.

sabato 8 dicembre 2018

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)



Immacolata Concezione

" Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te" (Lc 1,28)

C'è poco da rallegrarsi se mi guardo intorno, se penso a questa mia vita sempre più tribolata, alla nostalgia dei natali della mia infanzia dove non si parlava di Gesù, tanto come ora che lo si combatte senza esclusione di colpi.
Del Natale ricordo il profumo di buono che usciva dalla cucina, l'affaccendarsi gioioso di noi tutti perchè il banchetto di grasse vivande ci riunisse attorno ad un unica mensa, noi che eravamo costretti a mangiare a turni per via del lavoro di mamma e papà.
Allora la festa era la festa e i negozi rimanevano chiusi, e se ti eri dimenticato qualcosa il vicino non si scandalizzava se glielo chiedevi, anzi ti dava anche in aggiunta il suo che aveva preparato e che voleva che tu assaggiassi.
Mi manca il calore della famiglia, la spensieratezza di quando ero bambina e il mio compito era solo quello di nascondere le nostre letterine nel tovagliolo di papà senza che se ne accorgesse. Infatti eravamo quattro e io la più grande, quella a cui mamma affidava gli incarichi di responsabilità.
Il calore di quei giorni prima e dopo la festa ancora mi percorre le vene, ma se mi guardo intorno oggi vedo solo deserto.
I natali mi fanno paura, mi mettono ansia, mi scomodano a tal punto che vorrei saltarli a piè pari. Un tempo le feste di Natale coincidevano con le feste a scuola e siccome mamma faceva l'insegnante, finalmente ce l'avevamo a casa tutta per noi.
Mi chiedo come sia possibile che ti rimanga il profumo e il sapore di una festa senza che si parli del festeggiato, fatta eccezione delle letterine che le suore ci facevano scrivere a scuola.
Davvero questo Dio che celebro nelle mie carte, che mi ha cambiato la vita è un Dio misterioso, lascia tracce dappertutto e ci invita a fare la caccia al tesoro.
Penso che questo è il bello della nostra fede, di non sentirsi mai arrivati, ma di avere il cuore sempre aperto alla speranza che la carta successiva sia quella vincente.
Il Natale dei miei anni spensierati era anche e soprattutto tempo di gioco, insieme con pochi spiccioli continuavamo la festa, il banchetto, cambiando solo la tovaglia, il terreno su cui dovevamo passare con le nostre scarpe.
Il denaro non era il protagonista di quei giochi innocenti tra gli adulti che ridiventavano bambini, ma la gioia di avere complici, compagni di viaggio, maestri gli stessi che durante l'anno non avevano tempo per noi quando li cercavamo per giocare insieme.
Non ricevevamo regali, perchè il regalo era lo stare insieme.
Ti accorgi che ti sei fatto vecchio quando non hai voglia di regali, ma di persone.
E' arrivato anche il mio turno e la nostalgia è più grande quanto più la casa ti sta larga man mano che la caccia al tesoro procede.
Quando gli spazi si allargano, diventa più difficile trovare la carta vincente.
La Parola di Dio ci ha convocato nel deserto, e in questo luogo aspro e desolato dobbiamo cercare  quel profumo, quel sapore di buono che ti spinge ancora a cercare, che non ti spegne la speranza che potrai anche tu, come un tempo sedere al banchetto preparato per tutti i popoli, un banchetto di grasse vivande dove nessuno sarà deluso e la festa sarà festa eterna perchè le scuole saranno chiuse per sempre, e noi per sempre avremo  Chi  si fermerà con noi a giocare senza che aspettiamo il Natale.
La festa di oggi è occasione per riflettere sulla gioia che vorrei fosse piena, ma che pregusto come quando da piccola assistevo e in minima parte collaboravo alla realizzazione della festa.
A Maria l'angelo disse"Rallegrati!, piena di grazia, i Signore è con te". Mi piace pensare che queste parole sono rivolte anche a me oggi, in cui ho il morale a terra perchè non c'è più nessuno di quelli con cui ho festeggiato i natali di un tempo, vorrei sentirmi confermata nell'amore di Dio che mi ama così come sono, anche se non sono senza peccato, vorrei tanto che la sua grazia riempisse il vuoto che sento dentro di me per tutto ciò che sono stata costretta a lasciare, strada facendo, a riconsegnargli con dolore e fatica.
Chiedo a Maria di potermi unire a lei in questo straordinario viaggio per imparare come  anche da vecchi si può dare alla luce Gesù.
"Nulla è impossibile a Dio!"dice l'angelo a Maria, perchè non dovrebbe poterlo dire anche a tutti quelli che come me  conservano il profumo e il sapore dell'amore condiviso?

domenica 30 settembre 2018

" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)


" Chi non è contro di noi è per noi"(Mc 9,40)
La situazione illustrata dal vangelo di oggi, non è tanto lontana dall'esperienza che noi facciamo quotidianamente nelle nostre chiese, dove i gruppi ecclesiali non fanno comunione perchè si sentono depositari della verità. Così ognuno coltiva il proprio orticello, non mettendo a servizio di tutta la chiesa i carismi donati da Dio per l'edificazione comune. Se riuscissimo a superare i particolarismi e a gioire della comune appartenenza a Cristo, mostrando la verità di un cuor solo e un'anima sola,il mondo sicuramente s'interrogherebbe su cosa fonda la pace, la gioia, l'armonia, la vita.

Essere per te Signore io cerco, voglio, spero, vivo.
Agire per te Signore, portare legna al tuo fuoco, mattoni alla tua casa, uomini a desiderare di abitarla.
Tutto Signore sia finalizzato alla tua gloria e alla realizzazione del tuo progetto d'amore.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore per questo nuovo giorno che mi doni per amarti, servirti e glorificarti. Ti ringrazio perchè ci hai fatto entrare nell'ottavo giorno, il giorno che ci svincola dal nostro tempo di occupazioni e preoccupazioni per cogliere la manna che copiosa tu mandi dal cielo ogni domenica, giorno in cui ricordiamo e viviamo la tua resurrezione.
Ti ringrazio Signore perchè sei vivo e presente nel santissimo sacramento dell'altare, nella parola proclamata e donata ai tuoi fedeli nella santa assemblea domenicale, nell'Eucarestia che ci rafforza nello spirito e nella carne per abbracciare e materialmente e spiritualmente i tuoi piccoli.
Grazie per questo mistero d'amore che rinnovi in ogni messa celebrata.
Grazie Signore perchè l'Eucaristia è dono, è rendimento di grazie, è comunione, è missione, grazie perchè parte da un " Domine non sum dignus" da una povertà che ci farebbe paura se non si incontrasse con una misericordia senza confini.
Grazie perchè i nostri limiti ci portano a sollevare gli occhi in alto, a desiderare che siano colmati dal tuo amore, grazie perchè abbiamo bisogno del tuo perdono ogni momento perchè siamo piccoli, fragili , bisognosi di aiuto.
Concedici di desiderare sempre ciò che tu vuoi, di operare a che questo si compia per ogni uomo, aiutaci ad essere pronti a cogliere il soffio dello Spirito da qualunque parte venga e a condividere senza pregiudizi\ tutto ciò che concorre al bene di quelli che ti amano.
Nel tuo nome cacceremo i demoni, nel tuo nome guariremo gli infermi, nel tuo nome consoleremo gli afflitti, sazieremo gli affamati, perdoneremo i nostri nemici, porteremo la pace nelle nostre famiglie e nei luoghi da noi frequentati.
Nel tuo nome abbracceremo la nostra croce, rinnegando noi stessi, nel tuo nome saremo capaci abbracciare la croce di tutti quelli che ne sono schiacciati perchè non ti conoscono, nel tuo nome faremo cose grandi, con te, per te e in te vivremo la gioia di appartenerti.

domenica 23 settembre 2018

I bambini




 Meditazione sulla liturgia di
domenica della XXV settimana del tempo ordinario anno B

“Voi non ottenete perché chiedete male”.
“Chi è il più grande?”

La frase che mi ha colpito di più è quel chiedere male. 
Già perché altrimenti non si spiega che le cose che ci affliggono non si risolvano per il meglio anche dopo un incessante preghiera.
Chiedere male.
Se una madre ha un bambino che sta morendo è normale che chieda la sua guarigione, se io ho un dolore che mi fa uscire fuori di testa è normale che chieda che mi passi …
Chiediamo male quando a Dio chiediamo soldi per comprarci la seconda macchina o anche la prima, se abbiamo possibilità, forza, per andare a piedi o con l'autobus.
Chiedere a Dio che incenerisca il nostro nemico è chiedere male.
Ma allora perché nel Vangelo troviamo scritto:”Chiedete e otterrete, bussate e vi sarà aperto”?
Il fatto è che Dio non ci dà ciò che vogliamo ma ciò che ci serve, indipendentemente dal fatto che glielo chiediamo oppure no.
Ci sono cose che Dio ci dà, la maggior parte direi, che diamo per scontate, per cui non ci passa neanche per l'anticamera del cervello di ringraziarlo, mentre se non ci dà ciò che desideriamo ardentemente, ce la prendiamo con lui, attribuendogli la responsabilità dei nostri problemi irrisolti.
”Bisogna sperare che i desideri s' incontrino”mi diceva un addetto ai lavori, quando mi lamentavo perché non c'era corrispondenza fra i miei e i desiderata di Gianni, il mio sposo.
Certo è che questo discorso allora non mi veniva di riferirlo al rapporto che abbiamo con Dio, perché allora Dio per me esisteva come complesso di colpa, un Dio che mi scomodava sempre, specie quando ho deciso di farne a meno.
I più grandi complessi di colpa li ho avuti nei suoi confronti e posso dire con assoluta certezza che non mi sono goduta appieno niente, perché ritenevo tutto quello che facevo contrario a ciò che era giusto.
“Bisogna desiderare che desideri s'incontrino” quando me lo disse lo psicologo, pensai che dovevo cambiare quelli di mio marito manipolandolo fino a fargli fare quello che io volevo.
Ma Gianni è un ariete tosto, duro, irremovibile.
Se fa una cosa è solo per compiacerti, ma dimentica subito il motivo alla base del tuo desiderio.
Oggi, riflettendo sul rapporto che abbiamo con Dio, mi viene da dire che è lui che spera che i nostri desideri si incontrino con i suoi, vale a dire che impariamo a desiderare ciò che lui vuole, perché sicuramente è quello che ci fa bene.
Con Gianni siamo arrivati a desiderare insieme le stesse cose o a rispettarci per quei desideri che non collimano.
Siamo convinti entrambi che i nostri desideri devono essere presentati a Dio, vagliati da lui, perché, se è cosa buona, Dio ce la concederà.
Ma spesso, molto spesso non ci capiamo e scoppia la guerra che per fortuna non dura molto.
Ieri sera i nervi li avevamo tutti a fior di pelle, perchè non sono solo i nostri da dover armonizzare, ma anche quelli di chi incrocia i nostro cammino, che non sono pochi.
Sono prove da presentare al Signore perchè senza di Lui non possiamo fare nulla.
Lui ci rende capaci di amore, di tenerezza, di pazienza, di perdono verso i piccoli in cui ama nascondersi.


venerdì 20 luglio 2018

“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò” (Mt 11,28)




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“Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, io vi ristorerò” (Mt 11,28)
Siamo tutti , Signore, affaticati e stanchi, insoddisfatti di questa vita che ci tende tranelli ad ogni angolo di strada; siamo provati Signore da tutto ciò che ci piacerebbe fare e non ci riesce.
Facciamo fatica, Signore, a vivere aggiogati a te, perchè è forte la volontà di decidere autonomamente.
Lo sappiamo che non possiamo pretendere che le cose vadano secondo i nostri desideri, aspirazioni sempre.
Purtroppo a parole diciamo che tu solo sai tutto, tu ci hai creati e chi, meglio di un genitore…e che genitore! sa qual è il cibo migliore per i suoi figli, quali sono le regole da rispettare perchè la nostra imbarcazione giunga in porto sicuro senza rischio di affondare?
Signore io ho solo te che mi può aiutare, ma faccio fatica a pensare che il tuo giogo è leggero e, quando mi capita qualche cosa di negativo, faccio uno sforzo per non pensare che l’ennesima tegola me l’hai scagliata tu sulla testa, anche se so che non è così.
Come può accadere che dentro di noi alberghino pensieri così distanti e contraddittori?
In questo momento sto vivendo il dramma dell’ulteriore resa, una resa che mi angoscia e mi fa star male.
Ho lottato per la mia autonomia con le unghie e con i denti e, nonostante le vicende della vita mi abbiano ingessata più di una volta fisicamente oltre che metaforicamente, io mi sono sempre scrollata di dosso i gessi, i tutori, tutto ciò che mi immoilizzava e mi costringeva a dipendere agli altri.
E oggi mi ritrovo a combattere la stessa battaglia, a non riuscire ad accettare che qualcuno mi cinga la veste e mi porti lì dove non voglio.
La patente che mi dava la possibilità di andare dove volevo, adesso la devo riconquistare attraverso un tirocinio difficile e non so quanto giusto.
C’è stato un periodo sul lunotto posteriore della gloriosa Panda avevo attaccato un adesivo con su scritto:” Non seguitemi , mi sono persa anch’hio” ed era vero.
Il contrassegno dell’handicap, una sedia a rotelle che parla da sola, ne prese il posto.
Ma ora i nodi sono arrivati al pettine e la mia capacità di guidare, faticosamente e onerosamente riconquistata, è stata clamorosamente rimessa in discussione.
La patente non si sa quando potrò riaverla e se poi avrò dove andare.
Certo è che per rispondere all’invito che oggi mi fai spero che non ci voglia la patente e neanche gambe e schiena che funzionino.
Basta essere affaticati e stanchi e fidarsi di te.
Allora ho detto: “Ecco io vengo, per fare il tuo volere”.

sabato 30 giugno 2018

"Io verrò e lo curerò".(Mt 8,7)



"Io verrò e lo curerò".(Mt 8,7)

“Grida dal tuo cuore al Signore” (Lam 2,18)

Signore è da tanto che non parto dalla tua Parola al mattino, perché sembra che tu sia tutto intento a catechizzare qualcun altro.
Una parola di incoraggiamento, di speranza, io non l'ho sentita, parlo di quella parola che penetra nel profondo del cuore e rassicura e dà la forza di guardare al nuovo giorno con gioia, con gratitudine.
Il dolore è sempre stato compagno del mio risveglio e il mio interlocutore notturno e diurno.
So che non è questo il rapporto che mi aiuta a crescere, a diventare sempre più simile a te.
Ma questa mattina ho voluto fermarmi su una parola in particolare, quella che esplicitamente riguarda le guarigioni che operi.
Il servo del centurione, la suocera di Pietro.
Durante la tua permanenza nel mondo tu hai compiuto tanti miracoli, segni che hanno portato le persone spesso a convertirsi, a credere che tu sei il Figlio di Dio, che sei il Salvatore, il Redentore, che sei tutto per noi.
Forse con me non usi lo stesso metodo perché io già credo in tutto questo o almeno lo presumo.
Forse Signore, se avessi bisogno di essere più convinta, ti muoveresti a pietà.
Mi ripeto che tutti prima o poi muoiono.
Anche Lazzaro è morto dopo che lo hai risuscitato, anche tu Signore.
Per questo non è molto importante guarire da una malattia, quanto credere che con te siamo al sicuro, che non ci può accadere nulla, che la tribolazione, l'afflizione, la persecuzione, che per breve tempo ci trova coinvolti, non sono che un necessario passaggio a uno stato di più piena realizzazione.
Io credo in tutto questo perché altrimenti saresti morto invano.
Ci sono cose che non ancora capisco, ma ho fede che lo Spirito Santo mi guiderà alla verità tutta intera.
La tua resurrezione è nella vita che vedo circolare nel tuo corpo mistico, nei tuoi figli, specie in quelli più tribolati, malati, sofferenti, abbandonati, soli.
Vedo te che sei risorto, cioè vivo ancora e per sempre nelle piaghe della tua Chiesa, nelle divisioni, nel volto sfigurato dal male, vedo te che soffri, che piangi, che lotti, che ti abbatti o che lodi o preghi, vedo te che muori e risorgi ogni giorno nella mia vicenda personale di gioia e di dolore.
A volte questo percorso mi sembra troppo arduo, difficile, senza sbocchi e mi smarrisco.
A volte perdo di vista il senso, a volte in questi ultimi tempi mi è capitato spesso di desiderare di morire per porre fine alle sofferenze.
Non so se sono sincera fino in fondo quando dico che voglio morire. Certo è che vorrei uscire da questo inferno in cui il dolore mi precipita.
La preghiera è sempre più fatta di parole, di atti di volontà, ma ho perso l'entusiasmo dell'incontro con te, lo Sposo.
Dico cose che ho sperimentato per convincere gli altri, ma in questi ultimi tempi è solo la memoria di tanti tuoi benefici che mi fa ardere il cuore e dà forza alla testimonianza.
Questa mattina sono venuta qui sul terrazzo anche se ho fatto un po' di fatica per avvisarci con il nuovo deambulatore.
Ricordo il tempo in cui mi alzavo presto e venivo alla messa e poi andavo al mare per meditare la tua parola, dopo averti incontrato nell'Eucaristia.
Davanti alla distesa di acqua che si stendeva davanti ai miei occhi, su cui “gli scintillanti” si moltiplicavano in quell'ora, ho fatto le più belle meditazioni con te.
Ma oggi le cose sono cambiate e, grazie a te questo terrazzo è diventato un luogo di contemplazione e di preghiera.
Il cielo è scoperto, scoperto l'orizzonte, silenzioso tutto il panorama, ad eccezione degli uccelli che si sono svegliati.
Mi viene da ringraziarti, lodarti e benedirti Signore per questo dono alternativo al mare di un tempo.
Ti ringrazio per questa possibilità che tu mi dai di sentirti nel creato che mi circonda, nel silenzio di quest'ora incantata, nel dolce tepore dell'aria mossa teneramente dal vento.
Le macchine che si sentono lontano non disturbano la quiete di quest'ora.
Veramente a me hai pensato quando Gianni e il padre fecero costruire questa casa.
E il luogo in cui riposano i miei cari è così tanto vicino da vederlo da questo balcone.
Tu conosci i segreti del cuore.
Questa mano che si sta addormentando, la schiena che mi fa male certo mi ricordano che non posso continuare a lungo a scrivere, ma neanche a fare le cose che un tempo occupavano gli spazi della malattia e dell'attesa.
Tu sai tutto, Signore.
Mi piacerebbe che venissi a visitarmi e mi facessi una carezza.
Un tuo tocco, Signore mi basterebbe,
Il centurione non dovette neanche aspettare che tu arrivassi a casa sua perchèil suo servo guarisse, la suocera di Pietro non te lo chiese neanche e tu ti muovesti a compassione.
Io non so quali progetti hai per me, a cosa ti serve questo dolore...
Tu sai, tu vedi Signore, tu provvedi.
All'emoroissa bastò toccare un lembo del tuo mantello per guarire.
So che per ognuno c'è una strada, ma io penso di averla persa.
Non desidero più fare tanti sacrifici per venire in chiesa e vorrei invece potermi muovere senza problemi, come non è più accaduto da tempo immemorabile.
Quello che meno mi piace pensare è che ormai sono alla fine della corsa e non vale la pena per te guarirmi.
Gli amici mi hanno consolato, mi sono stati vicini, i tuoi amici Signore attraverso cui tu ti manifesti.
La loro preghiera sia da te accolta perché io torni a gioire per la vita che mi doni e a ringraziarti, a lodarti e benedirti.
Maria aiutami tu!

giovedì 21 giugno 2018

PADRE



 
"Pregando poi, non sprecate parole "  (Mt 6,7)

Sta affacciandosi il sole attraverso le nubi. 
Il cielo oggi è coperto ma io sono venuta lo stesso al mare perché avevo bisogno di meditare sulla parola "Padre" nel silenzio e nella quiete del mattino, su questa spiaggia, davanti a questo mare, dove tutto mi parla di te. 
Avevo bisogno di venire a trovarti qui anche se tu ti sei donato a me nell'Eucaristia, durante la messa.
Don Ermete con le sue riflessioni mi ha aiutato a capire da dove dobbiamo cominciare ogni preghiera, da dove inizia ogni relazione. Tu sei, Io sono. 
Ecco quello che ho capito.
Io sono tu che mi fai. 
Quando ci avviciniamo alle persone partiamo sempre da noi e dimentichiamo chi abbiamo davanti. 
È la nostra inguaribile colpa. 
Come possiamo chiedere se non sappiamo chi abbiamo davanti? 
Si chiede a chi ci può dare.
Ma se ti chiamiamo Padre non abbiamo bisogno di chiedere nulla, perché un padre sa di cosa abbiamo bisogno e non possiamo dargli consigli.
La preghiera serve a noi non a te. 
Che te ne fai di preghiere fatte solo di parole vuote e prive di senso? 
Gesù ha recitato questa preghiera tante volte  e ce l'ha insegnata. 
Il Padre prima che nostro è suo e Lui è venuto a mostrarci il tuo amore di padre di tutti.
Quando penso a te penso sempre a Gesù e ai tanti Gesù che hai messo sulla mia strada. 
Padre Nostro chi potrebbe darti i consigli? 
Sia fatta la tua volontà, perché è volontà di bene.
Anche se ci dobbiamo ferire, versare sangue, morire.
Tu non aspetti da noi altro che ti apriamo il cuore per infonderci il tuo Spirito e metterci nel cuore i fratelli.
Padre aumenta la mia fede, liberami dal male, liberami dalla tentazione di cominciare la giornata e ogni progetto, azione ,preghiera da me.
Liberami dalla mia salvezza.

domenica 10 giugno 2018

"Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre" (Mc 3,35)

«Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?» (Mc 3,33)

A questa società, dove la raccomandazione è d'obbligo, dove il nepotismo impera a tutti i livelli, dove se non sei figlio, fratello, moglie , compagna di..., ti puoi scordare ciò che ti spetterebbe di diritto, per quello che vali, il Vangelo di oggi offre una preziosa riflessione.

Gesù, rispondendo a chi lo sollecitava a privilegiare i parenti, che stavano fuori, indica di quale raccomandazione abbiamo veramente bisogno, quali garanzie dobbiamo esibire, per essere sicuri di essere ascoltati.



Salmo 139

lunedì 9 aprile 2018

" Il Signore è con te" (Lc 1, 28)


Annunciazione del Signore

Letture: (Is 7,10-14; 8,10); (Sal 39); (Eb 10,4-10); (Lc 1,26-38)

" Il Signore è con te" (Lc 1, 28)


Vorrei sentire la tua vicinanza Signore, questa mattina, ma per quanti sforzi faccia con me c'è solo il dolore, sempre il dolore che mai mi abbandona, giono e notte e non mi fa riposare.
Ho passato una notte d'inferno come sempre più spesso mi capita e non riesco ad uscir fuori da questo vortice di male, di sofferenza, di limite invalidante.
"Rallegrati o piena di grazia, il Signore è con te" ha detto l'angelo a Maria.,
Ho pensato che questo saluto poteva essere rivolto anche a me e non solo.
A tutti, nella vita, capita di essere visitati da un angelo che ci annuncia la vicinanza di Dio, la sua presenza, la sua incarnazione, se lo accogliamo in noi.
L'annuncio è del contadino del cilelo che getta il suo seme su questa terra che lui ha creato e che vuole diventi un verde e lussureggiante giardino.
Non tutte le terre sono dissodate, pronte ad accoglerti Signore e io per anni ho chiuse le mie zolle, ho impedito indurendo la corteccia del cuore al seme di attecchire.
Questa mattina, mentre mi sforzavo di meditare sui misteri della gioia, i miei pensieri andavano ai cent'anni di solitudine che hanno connotato la mia vita, ai desideri, ai sogni  di quando ero bambina, e non ne ho trovati altri che non fossero avere un amica e tornare nel giardino della casa dove abitavano i miei.
L'amica non l'ho trovata neanche nelle bambole , quelle di pezza che mi confezionavo io e quelle di plastica e di porcellana che mi furono regalate una da zio Remo e una da mia madre.
Nei loro volti, nelle loro rigide fattezze non mi sono riconosciuta, specchiata, le ho sempre sentite estranee come se parlassero una lingua diversa dalla mia.
Non mi ci sono affezionata insomma,  mentre conservo la nostalgia di un piccolo gesù bambino tanto piccolo da poterlo tenere stretto nel pugno della mia piccola mano.
Ma lo persi e ancora adesso ricordo quanto la cosa mi fece star male.
Forse il dispicere più grande che ricordo fu quello di constatare alla seconda elementare che l'amica Carla che avevo trovato in prima, non c'era più perchè la classe era stata sdoppiata.
Doppia perdita che ha lasciato una cicatrice indelebile.
Tante cose in seguito perdetti ma il dolore lo ricordo solo collegato a questi due episodi.
E poi la gioia di tornare a casa la domenica, i giorni di festa era grande, la gioia di ritrovarmi in quel giardino incantato che nascondeva indicibili sorprese.
La nostalgia del ritorno rimase, ma grande fu la delusione quando a quel giardino si sostituì una casa popolare assegnata ai miei, dove la fatica e la responsabilità di provvedere non solo ai miei bisogni ma anche a quelli di tutta la famiglia fu il mio pane quotidiano.
Mi chiedo Signore quando hai bussato alla mia porta, quando un angelo è venuto ad annunciarmi che per me c'era un amico, che il giardino era ancora ad aspettarmi.
Me lo chiedo oggi che ricorre la festa dell'Annunciazione.
Sono certa del giorno e dell'ora che ti ho incontrato nel dolore che ci accomunava, questo sì.
Fu allora che trovai in te un amico con cui finalmente potevo condividere la mia pena.
Fu un giorno memorabile, l'inizio di una storia in cui la mia pena divenne la tua pena e io uscii fuori dal tempo della solitudine.
Ci sono voluti anni per rispondere al tuo amore con le parole di Maria. "Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo il tuo volere" o come tu rispondesti al Padre" Un corpo mi hai dato, sul rotolo del libro è scritto di fare il tuo volere. Così ho detto io vengo"
Così hanno rispsto i tuo santi alla tua chiamata, così mi sforzo di far ogni giorno, ma non sempre ci riesco come questa mattina, quando il tuo disegno mi sembra assurdo incomprensibile.
Non riesco a dire "Si fatta la tua volontà" con questo dolore che come una carie consuma e necrotiza tutte le mie ossa.
Non riesco Signore, per quanti sforzi faccia, a farmi piacere quello che dovrei pensare un dono, una grazia, una tua incursione nella mia vita.
Se sei in questo dolore mi ami tanto, direi troppo perchè non sono in grado di sopportare ulteriormente questo peso del corpo che mi fa così tanto male.
Tu sai, tu vedi, tu conosci.
Mi affido a te, a Maria consegno il mio sì così sofferto, a denti stretti, con gli occhi girati, lo stomaco chiso in una morsa.
Lei saprà come presentarti questa offerta dopo averla purificata da ogni zozzura.
Confido in te Signore perchè anche io vorrei provare la gioia di essere da te visitata.