Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
venerdì 5 ottobre 2018
Gioia
sabato 17 marzo 2018
"Mai un uomo ha parlato così!"(Gv 7,46)

lunedì 2 gennaio 2017
sfogliando il diario...
mercoledì 28 settembre 2016
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Oggi vorrei esprimerti quello che sento nel profondo del cuore, lasciandomi illuminare da te, non coprendo nulla di ciò che svela la mia identità di essere tua figlia, bisognosa di aiuto, in tutto dipendente da te che sei mio Padre, un Padre speciale, unico, un Padre nel quale siamo compresi e dal quale siamo attratti, ma che non riusciamo ad abbracciare, perchè le nostre braccia si perdono nel tuo immenso infinito oceano d’amore.
Tu sei grande, tanto più grande di noi, hai creato il cielo e la terra, hai dato ordine e leggi all’universo, Signore e maestro del tempo e della storia noi ci sentiamo polvere sulla tua bilancia.
La nostra vita è un soffio, un soffio gli anni della giovinezza, un soffio tutto ciò che un tempo ritenevamo importante, imprescindibile.
E’ proprio vero che le cose si apprezzano quando le perdiamo e più non ritornano, i tuoi doni che man mano ci chiami a riconsegnare.
La croce che sembra schiacciarci con te è più sopportabile, a volte addirittura è grazia, quando riusciamo a percepire il tuo respiro, e il tuo cuore sul nostro stesso giaciglio.
Tu compagno di viaggio, mite e umile di cuore nella nostra quotidiana battaglia ti nascondi nelle pieghe sgualcite della nostra storia e a volte, anzi troppo spesso non ti riconosciamo, perchè di te ci siamo fatti un’idea sbagliata.
Così se incontriamo un salvatore, un aiutante, uno che ci solleva dai problemi pensiamo che sei tu o un angelo mandato da te per salvarci.
E’ più difficile trovarti, quando la prova si prolunga nel tempo , quando non ci sono samaritani che si prendano cura di noi, quando il silenzio della nostra casa diventa assordante e nessuno più bussa alla nostra porta.
La preghiera diventa un lamento, una flebile richiesta d’aiuto, quando siamo soli e nessuno ci può sentire.
E’ in quell’abisso di straziante dolore che tornano in mente le parole della Sacra Scrittura, tante volte lette e meditate, frammenti di luce nella notte.
A te salgono smozzicati pensieri, padre nostri e avemarie di cui tu solo percepisci il senso, o almeno questo speriamo.
Sei tu il nostro unico conforto, non c’è padre, fratello, sorella, figli, impegni di lavoro, casa, sedia o letto che ci attirino, che ci distolgano dal cercarti .
Scopriamo quanto sei importante per noi solo se siamo sulla croce.
E’ quello il momento in cui ti fai piccolo e vieni a stare con noi.
Ogni volta che un uomo ti invoca, ti chiama, ogni volta che la nostra debolezza chiede aiuto alla tua misericordia avviene il miracolo di essere portati come il buon ladrone in paradiso.
Quante volte Signore ti lasci crocifiggere per noi, quante volte rinnovi il tuo sacrificio per sollevarci dalla polvere e portarci alla tua altezza!
Le ragioni del Signore chi può scrutarle?
Tu sei un Dio d’amore e questa è l’unica ragione per cui continuo a cercarti.
sabato 5 dicembre 2015
Preghiera
martedì 10 dicembre 2013
martedì 2 novembre 2010
Lo vedrò

Gb 19,1.23-27a
Oh, se le mie parole si scrivessero,
se si fissassero in un libro,
fossero impresse con stilo di ferro e con piombo,
per sempre s’incidessero sulla roccia!
Io so che il mio redentore è vivo
e che, ultimo, si ergerà sulla polvere!
Dopo che questa mia pelle sarà strappata via,
senza la mia carne, vedrò Dio.
Io lo vedrò, io stesso,
i miei occhi lo contempleranno e non un altro.
sabato 28 aprile 2007
Giobbe
Giobbe,l'amico di Dio, la luce che ha squarciato le tenebre della mia notte... il libro di Giobbe, quello che avidamente lessi, per primo, quando m'imbattei nella parola di Dio....Giobbe, colui che sopportò ogni sorta di privazione e di pena, senza mai ribellarsi, neanche quando non c'era a coprire le ossa che qualche brandello di pelle, dopo che tutto gli era stato tolto, di ciò che la vita gli aveva donato..Giobbe che continua a pregare chiedendosi in che cosa ha mancato... che cosa deve espiare...alla ricerca del senso della sua disumana sventura... che arriva a maledire sua madre che non lo aveva abortito, prima che vedesse la luce.
Giobbe ero io, io che soffrivo, io che piangevo, io che cercavo il senso della mia storia, io che chiedevo perché per me la misura non era mai colma, perché la morte non l'avevo ancora scontata vivendo.
Giobbe mi introdusse nel mistero insondabile della sofferenza dell'uomo.
Attraverso le sue parole Dio parlò al mio cuore disperato e prostrato , divorato nell'inutile ricerca di ciò che non é dato conoscere.
Dopo che avidamente e ingordamente bevvi anche l'ultima pagina del libro di Giobbe capii....che bisognava chiudere gli occhi , mettendo a tacere l'esigenza di porre tutto sotto controllo, di contare, classificare, dedurre, bisognava fare il salto nella dimensione dell'essere infinito e immutabile, autentica sfida ai sillogismi dell'uomo che, così facendo, pensa di circoscrivere e possedere l'assoluto di Dio.
febbraio 2000


