Visualizzazione post con etichetta catechesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta catechesi. Mostra tutti i post

sabato 8 febbraio 2020

"Venite in disparte voi soli ...e riposatevi un po" (Mc 6,31)


"Venite in disparte voi soli ...e riposatevi un po" (Mc 6,31)

Ogni volta che leggo questa pagina del vangelo non ho dubbi: il Signore sta pensando a me, ha visto la mia fatica, quanto io abbia bisogno di fermarmi, di stare con Lui e con i fratelli che con me condividono la missione.

Questa mattina mi viene in mente Gianni,il mio sposo, e la nostra relazione che non funziona, non ci dà pace, serenità, ristoro.
Non siamo capaci di darci vita, non siamo capaci di fermarci, di prenderci cura l'uno dell'altro, impegnati a fare più che ad essere.
Ieri sera poi, che ufficialmente avevamo da condurre un incontro con i fidanzati, non abbiamo avuto tempo di confrontarci, di accordarci e si è visto.
Queste cose non si possono improvvisare o ce le hai dentro o ti puoi preparare per mesi per anni ma non riesci a convincere nessuno.

La visita inattesa di una persona mi, ci ha destabilizzato, mentre cercavamo materiale per l'incontro.

Ho ceduto per stanchezza alla sua intrusione mentre a Dio dicevo che questa volta doveva pensare a tutto Lui perchè eravamo molto molto confusi, stanchi e arrabbiati.
"Il Signore è mio pastore non manco di nulla" dice il salmo e così è stato.
All'ultimo momento mi è venuta in mente l'idea di portarmi le tre candele della "LUCE DELLE NOZZE", sicuramente suggerita dallo Spirito in cui ho confidato mai come questa volta che non avevamo nulla da portare che fosse accordato, unito, fuso.
Abbiamo acceso la candela bianca profumata simbolo dello Spirito Santo.
Alla fine di tutti i discorsi abbiamo fatto vedere come due diversi, il maschio e la femmina, diventano uno mentre il fuoco le consuma, il fuoco dell'amore di Dio donato il giorno delle nozze, IL DONO DI NOZZE a cui in diversi modi abbiamo fatto riferimento e di cui anche noi avevamo manifestato il bisogno nonostante il nostro impegno pastorale.
Gesù oggi ci chiama a riposarci un po' con Lui ad andare in disparte soli.
Quando diciamo alle coppie che è importante non perdersi di vista, mantenere salda l'alleanza, ritrovarsi almeno una volta la settimana per guardarsi negli occhi e aprire il cuore, non abbiamo mai citato questo passo.
E' importante Signore che ce lo ricordiamo, perchè questa sosta obbligata sia profumata con la luce dello Spirito.
Senza di te non possiamo fare nulla Signore.
Grazie perchè hai compassione di tutti e per tutti provi pietà.


mercoledì 4 dicembre 2019

Credenti non praticanti




La Messa

SFOGLIANDO IL DIARIO...

“In che cosa credete?” L'abbiamo chiesto ai genitori che vengono per battezzare i propri figli.
"Nella fede, nella religione, nella famiglia..." hanno risposto i più sprovveduti," in Dio" quelli più avanti," in Gesù Cristo" qualcuno, "nel Dio di Gesù Cristo" nessuno.
Certo che noi non possiamo ergerci a giudici, visto che per rispondere così ci abbiamo messo una vita e poi non è detto che abbiamo metabolizzato completamente l'idea.
Gesù, il personaggio di cui in questi tempi si parla di più, è l'illustre sconosciuto della nostra società. Si sa tutto di lui perché la gente pensa di conoscerlo attraverso i si dice, non quello che Lui dice.
Bisogna andare alla mensa del Pane e della Parola, per capirci qualcosa di più. Del resto in Dio ci credono anche i mussulmani e gli ebrei e in qualcosa o qualcuno che ci sovrasta, più grande e più potente di noi, la maggior parte degli uomini, perché non ci vuole una grande fede o una grande intelligenza per riconoscere che il cielo, la luna, le stelle, il mare, i monti e l'universo e tutto quanto contiene l'ha creato Dio.

La Messa, che è il luogo privilegiato, l'occasione più alta dell'incontro con Cristo è vissuta come un peso, un impegno inutile e troppo oneroso. Per non parlare dei bambini che, se ce li hai, disturbano o ti danno l'alibi per non metterci i piedi.
Cuoredipizza, una blogger amica, nonché mamma innamorata di Cristo, mi ha scritto, in un commento ad un mio post sulla Pasqua.
“Quest'anno eravamo in vacanza, e in quella parrocchia ligure la veglia Pasquale era alle 21. Questo ci ha concesso di andarci con i bimbi.
Liturgia lunga, sì, ma affascinante: Peperoncino e Sorrisone si sono lasciati conquistare.
Avevo spiegato loro in anticipo le parti salienti del rito, e li avevo invitati ad ascoltare le letture cercando di "acchiappare" in esse i richiami battesimali. Così, durante la liturgia della Parola, sono rimasti ben svegli, e mi dicevano sotto voce: «Acqua!»; «Luce!». Una specie di gioco, insomma.
E poi, alla fine, il parroco ha invitato in sacrestia tutti i bambini, ed ha regalato loro un uovo! “

Nell'incontro con le coppie ci viene spontaneo di dire a proposito dei non praticanti “ E' come se uno fosse fidanzato con una ragazza che non frequenta, perché abita lontano, limitandosi a farle una telefonata a Pasqua e a Natale.
Se la Messa fosse un film la si seguirebbe con maggiore attenzione e anche se non è nella nostra lingua madre ci premureremmo di andare a leggerne trama e recensioni, specie se ha vinto qualche premio o ne parlano i giornali.
Ma nessuno si prende la briga di farlo per una cosa non ritenuta importante, mentre lo si fa per qualsiasi altro spettacolo a cui si decide di assistere, mettendoci in conto anche il costo del biglietto.

La Scrittura ci esonera anche da questo, come leggiamo nel profeta Isaia ( “ Isaia 55,1 sgg)
“O voi tutti assetati venite all'acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte”.
L'unica mensa dove si mangia e si beve gratis in un momento in cui tutto è rincarato, è la Messa.
Ma chi le deve raccontare queste cose? Bisogna aspettare che i figli arrivino all'età della prima comunione per sentire parlare di Dio?

Il 6 aprile, giorno del suo compleanno, Giovanni ha ricevuto tanti regali. Molti, non ha avuto bisogno di chiedere come funzionassero, perché ci è arrivato da solo, ma di un gioco elettronico, con tanti pulsanti e un libro di istruzioni che non è ancora in grado di leggere e capire, ha chiesto a noi spiegazioni.
La fede è un dono che tutti ricevono con il Battesimo, ma è necessario che qualcuno ci spieghi come funziona, altrimenti succede che la mettiamo da parte e ci dimentichiamo di averla.
Quando Franco, nostro figlio, era piccolo gli abbiamo fatto tanti regali e tra questi un’enciclopedia dal titolo “Come funziona”. L’esigenza di dare a nostro figlio gli strumenti per conoscere il funzionamento di ogni tipo di macchina l’abbiamo sentita, peccato che non ci siamo preoccupati di comprare qualcosa che lo aiutasse a capire come funziona l’uomo e di quale carburante ha bisogno per arrivare sicuro alla meta.

I bambini, per sapere ciò che è importante, guardano e ascoltano prima di tutto chi vive con loro, prima ancora della tv molto spesso chiamata in causa per deresponsabilizzare chi è preposto alla loro educazione..
Parliamo ai nostri figli di Gesù, di quello che ha detto e fatto, leggiamogli le pagine della Scrittura, ma cerchiamo principalmente di testimoniare con la nostra vita che la messa è il momento più importante per incontrare Gesù insieme ai nostri fratelli e per fare in modo da portarcelo a casa e dovunque noi andiamo
La messa è un invito ad un pranzo di nozze. Quando siamo invitati a nozze ci preoccupiamo di chi ci fa l'invito, di quale vestito indossare, qualora riteniamo giusto partecipare, e quale regalo portare.
A invitarci è Dio, re dell'Universo, Creatore e Signore di tutte le cose, nonché nostro padre. Quale vestito mettere? Certo che nei matrimoni del mondo cerchiamo di comperarcene uno adatto alla circostanza o a farcelo prestare, se proprio non possiamo, premurandoci comunque di chiedere a qualche amico o parente stretto se ha un gioiello, una sciarpa, una pelliccia o anche una macchina un po’ più prestigiosa della nostra che ci premuriamo comunque di far lavare. Nei matrimoni mondani si rischia di diventare irriconoscibili, tanto ci si sforza di comparire migliori, sì che Giovanni alle nozze del cugino ci lasciò di stucco quando disse: “ Ma che si sono travestiti tutti da matrimonio?”

Il problema sta nel travestimento del quale non possiamo fare a meno. Ma è importante prendere coscienza della propria inadeguatezza davanti a Dio e ai fratelli, con quel “Signore pietà, Cristo pietà”seguito da: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato”, che indica il vestito inadeguato che abbiamo indosso.
Ma il Signore ci ha invitato ed è lì proprio per accoglierci così come siamo, con la nostra storia e le nostre contraddizioni, la nostra presunzione e la nostra estrema fragilità, perché ci ama e ci vuole con Lui a far festa.

Come in ogni invito che si rispetti non si mangia subito e dopo i convenevoli (scusa se sono arrivato in ritardo, scusa se sono vestita così, ho messo la prima cosa che ho trovato per arrivare in orario...ti ho telefonato ma non ti ho trovato a Natale.. quando stavi male... sai il lavoro..gli impegni.. la famiglia...) è chiaro che bisogna ascoltare cosa ha da dirci il Padrone di casa.
Non sta bene parlare solo noi. Bisogna fare silenzio.
E' quello il momento dello “Shemà Israel!”, “Ascolta Israele!”.
Come in ogni conversazione si parte dai ricordi comuni: la nostra storia passata con o senza di Lui. Un brano dell'Antico testamento infatti fa da battistrada, a cui si risponde con il Salmo, la risposta degli invitati. Poi tocca di nuovo al Signore attraverso una Lettera apostolica, chiave interpretativa che unisce la prima lettura al Vangelo.
In questo ascoltare molto e parlare poco c'è la ricetta su cui impostare il dialogo in famiglia e con gli amici.

La messa è un ritrovarsi insieme per ascoltare e ascoltarsi, un dialogo con Dio e con i fratelli, dove è importante ricordare che non a caso ci sono state date due orecchie e una bocca sola, regola d'oro per tutte le nostre relazioni interpersonali.
Solo così sapremo di cosa il Signore ha bisogno, cosa possiamo offrirgli. E’ il momento di rispondere, ma non con le labbra. Il pane e il vino come anche le offerte in denaro che si raccolgono durante la questua non sono altro che la naturale risposta a quanto abbiamo ascoltato.

Cosa possiamo offrirti o Dio che non sia già tuo? Avevamo pensato di portarti un regalo, siamo andati a comprarlo, cercando una cosa che facesse bella figura, che mostrasse di valere più del prezzo che l'abbiamo pagato. Ma tu guardi la purezza del cuore.
Tu Signore ci chiedi, come quando ti muovesti a compassione della folla che da tre giorni ti seguiva, “Quanti pani avete?” Non t'importa della forma, né se sono raffermi. A te basta che ce ne sia anche uno, per benedirlo e trasformarlo nel tuo corpo. Perché tutti hanno fame di te, Signore, e tutti tu vuoi saziare.

Per capirci basta pensare a quando ci viene voglia di stare un po' insieme, ma nessuno se la sente di sobbarcarsi tutta la fatica. Così ci si mette d'accordo perchè ognuno porti qualcosa o faccia qualcosa, perché la festa riesca e tutti siano contenti.
C'è chi ci mette i soldi, chi le braccia, chi l'intelligenza, chi la fantasia, e chi il cuore. Ma i migliori sono quelli che ci mettono tutto quello che hanno, senza trattenere nulla per se.
Così è l'Eucaristia: ognuno porta qualcosa, ma Dio, chiaramente ci mette tutto quello che serve, come accade quando chi mette la casa si fa carico delle cose che mancano e in genere va a finire che avanza.

Che bello questo invito che il Signore ci fa in forma ufficiale ogni domenica! Ma la sua è una casa sempre aperta e non ci sono giorni sbagliati per farci un’incursione.
“Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo. Fate questo in memoria di me”...le parole della consacrazione.
E' come quando ha detto “Date voi stessi da mangiare”, che non è possibile, se non ci si rivolge al Padre uniti a Gesù, per chiedergli quello che manca alla nostra generosità.
E’ il momento nel quale chiediamo al Padre Nostro di darci sì il pane quotidiano specialmente quello non facile da trovarsi in commercio, che è quello del perdono, la capacità di amare come solo lui sa fare, magari lasciando l’offerta all’altare per andare a riconciliarci con chi ce l’ha con noi.
Solo allora possiamo fare la Comunione dove Gesù da un lato ci sazia e dall'altro ci prepara un sacchetto con quello che avanza da portare a casa per chi non non è potuto venire o non ha voluto.
La messa termina con quell' “Ite missa est” che non significa “Finalmente è finita!”, ma “La festa è appena cominciata, perché adesso siete voi a dover chiamare gli amici, per continuarla a casa vostra, con tutto quel ben di Dio che vi ho fatto riportare.”

sabato 25 febbraio 2017

BAMBINI


” Lasciate che i bambini vengano a me.”
( Mc 10,14)
Certo è che per capire la parola di Dio bisogna che il tempo passi, che l’acqua, tanta acqua scorra sotto i ponti e che abbiano superato il livello di guardia non una ma cento, mille volte.
Peccato che ce ne accorgiamo tardi ma meglio tardi che mai.
Quando rimasi incinta del mio primo e rimasto unico figlio non trascurai di leggere tutto ciò che era necessario per conoscere ciò che io avrei dovuto dargli per farlo stare bene, per assicurargli un futuro di bravo e buon ragazzo, educato, rispettoso e pronto per affrontare senza timore le inevitabili battaglie della vita.
E di questo ne avevo avuto un assaggio indigesto non appena lo concepimmo, perchè fu allora che incappammo da subito in medici, medicine, ospedali, indagini, mala sanità inframezzata da qualche rarissimo spiraglio di cielo.
Perchè a ben pensarci, come commentò la mia amica dopo aver letto la storia, il mio primo e per ora rimasto unico libro che ho scritto fermo al 5 gennaio 2000, dobbiamo pregare per questi poveri medici su cui confluiscono le nostre aspettative puntualmente deluse.
La vita non è andata in vacanza da allora, anzi si è data da fare per farmi sentire viva, e quale corpo può dirsi morto fino a quando sente il dolore?
Se è per questo non sono viva ma stravivivissima e come dice la mia amica Michela Malagò vivisiima e strabenedetta, con cui lei, amica del Web mi saluta al mattino.
In questa settimana, poichè io sono scomparsa, sono scomparsi i saluti.
Chissà a quanti è venuto in mente che stavo male di più, se fosse stato possibile!
Tornando ai bambini su cui ti soffermi solo dopo dopo che ti sono venuti a mancare, ripenso al mio diventare orfana di figlio prima di metterlo al mondo, visto che a due mesi mi fecero l’anestesia totale per togliermi quel grumo di sangue che hanno chiamato gravidanza extrauterina ma che di extrauterino era solo il loro cervello, quello dei medici, che poi si sono inventati per coprire l’abbaglio che avevo una tuba cistica.
Un pezzo di giovane di 2 metri con tanto di moglie e di prole è la mia gravidanza mancata che mi fu restituita dopo 5 anni da mia madre.
E io ancora con la testa imballata su ciò che è giusto e ciò che non lo è, ciò che dovevo dare non mi preoccupai minimamente di cosa poteva dirmi un bambino sconosciuto di 5 anni, pur essendo io quella che lo aveva partorito.
Ma siamo abituati a metterci in cattedra e non ci sfiora l’idea che i bambini hanno tanto da insegnarci.
Ne ho fatto esperienza con i figli di mio figlio, l’ex extrautereino, che infischiandosene che la scuola mi aveva messo in pensione perchè incapace di deambulare, affidò alle mie cure prima Giovanni e poi Emanuele di 4 anni più piccolo.
I miei libri di carne li chiamo, perchè il vangelo me l’hanno insegnato loro, aprendomi gli occhi e le orecchie alla meraviglia, facendomi rimpicciolire a tal punto da mettermi con loro nelle tane delle formiche o nei raggi di luce che si immillano quando al mattino il sole poggia i suoi raggi sul mare increspato dalla brezza leggera.
Giovanni li chiamò “scintillanti” e da allora ne andammmo in cerca, ne facemmo una professione, per riempire ogni giorno il nostro sacco di grazie a Gesù, a Maria, a Dio, a tutta la corte celeste.
Fu un ‘mpresa far entrare a 6 anni di distanza il piccolo Emanuele nel sacco lui che non conosceva il nostro linguaggio cifrato.
Emanuele diceva che a casa mia c’era il lupo ma lo Spirito santo non va in vacanza e mi suggerì quella volta e fu per sempre che, invece di consolarlo dicendo bugie sul rientro anticipato della madre con eventuale regalino, mi sono fatta lui, sono diventata Emanuele e con lui ho cominciato a entrare nel suo dolore parlandogli della mamma, di quanto era bella, di quanto morbide le sue braccia, dolci i suoi baci.
Che aveva ragione a piangere, anche io l’avrei fatto.
Si rasserenò quasi subito, un po’ quello che accadde a me qualche giorno fa in cui, presa dalla disperazione, tanto stavo male, mi si aprì la pagina delle LAMENTAZIONI.
Mi sono sentita dire che avevo ragione a lamentarmi e che Dio mi metteva in bocca la sua parola per non farmi sforzare.
Mi sono sentita dire che c’è spazio anche per il lamento, che non è peccato e che Dio attraverso un bambino gà anni prima me l’aveva suggerito per farmi guadagnare la fiducia in Lui che mi ama di amore eterno e sa cosa consola l’uomo.
C’è un tempo per ridere, un tempo per piangere, un tempo per ringraziare il Signore di quel pianto e di quel riso.

mercoledì 4 aprile 2012

Bambini

Ieri una bambina di sette anni che, insieme ai genitori, ai nonni e ai suoi tre fratellini più piccoli, ha assistito all'incontro per in Battesimo dell'ultimo nato, Luigi, ci ha fatto la catechesi.

Mentre gli adulti erano occupati a calmare i piccoli che si erano scatenati, mi sono rivolta a lei che sembrava la più interessata al discorso.

Infatti si parlava dei regali che i bambini in occasione del Battesimo ricevono dai parenti ed amici e da quelli più importanti che Dio fa e che non hanno taglia, nè scadono.

"I doni sono :la fede, la speranza e la carità, vale a dire l'amore. " ho detto.

"L'amore è il regalo più grande, quello che i genitori devono insegnare e trasmettere ai loro figli.

Ma tu sai cos'è l'amore?"

"Sì. Quando due si vogliono bene."

"Papà e mamma si vogliono bene?"

"Sì"

"E da dove lo riconosci ?"

" Dal fatto che fanno la pace."

"Allora cosa devono insegnare ai figli?"

"A fare la pace."


SALMO 8
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

venerdì 1 ottobre 2010

Per cominciare in allegria




Questa l'ho trovata sul Web, cercando materiale per il corso di preparazione al Sacramento del Matrimonio, che comincia questa sera.
Si dovrebbe leggere alla fine degli incontri, in occasione della festa di conclusione.

Quasi quasi comincio dalla fine, chissà se cambia qualcosa....


PER CONCLUDERE IN ALLEGRIA



Spett. Supporto tecnico

L'anno scorso ho upgradato il mio programma da Fidanzata 7.0 a Moglie 1.0, e ho notato che il nuovo programma ha iniziato inaspettatamente un processo di produzione figli che prende un sacco di spazio e riduce drasticamente le risorse di sistema. Naturalmente sulla brochure del programma tutto questo non era menzionato.

Come se non bastasse, Moglie 1.0 si auto-installa in tutti gli altri programmi, e si lancia da solo al momento dell'inizializzazione del sistema.

Alcuni vecchi programmi come Pokerino serale 6.3, Bevuta con gli Amici 2.5 e Domenica allo Stadio 5.0 non funzionano più, inchiodando il sistema non appena vengono lanciati.
A quanto pare non riesco neppure a tenere Moglie 1.0 in background mentre tento di lanciare i miei programmi preferiti.

Avevo pensato di tornare a Fidanzata 7.0, ma non riesco a fare funzionare il programma di disinstallazione.

Potete aiutarmi?

Grazie
Cliente Disperato.
----------------------------------------------------------------------------

Supporto tecnico a Cliente disperato...

Caro Cliente Disperato,
il tuo è un problema comune a molti utenti, dovuto principalmente a un errore d'interpretazione.

Molti upgradano da Fidanzata 7.0 a Moglie 1.0 con l'idea che Moglie 1.0 sia un programma di utility.

In realtà, Moglie 1.0 è un vero e proprio sistema operativo, programmato dal suo inventore per governare tutte le altre applicazioni.
E' praticamente impossibile rimuovere, cancellare o disinstallare Moglie 1.0 e tornare a Fidanzata 7.0; alcuni file nascosti rimarrebbero infatti nel sistema, facendo in modo che Fidanzata 7.0 emuli perfettamente Moglie 1.0.
Alcuni hanno tentato di installare Fidanzata 8.0 o Moglie 2.0, ma si sono ritrovati con problemi ancora maggiori (confronta il manuale alla voce "Messaggio di errore: alimenti e assegni familiari").
Non ti resta che tenere Moglie 1.0 e far fronte alla situazione.
Avendo installato anch'io Moglie 1.0, posso suggerirti di leggere l'intera sezione che riguarda i Problemi Generali di Coppia (PGC).
Il segreto è di assumersi sempre e comunque la responsabilità per qualsiasi problema si presenti, a prescindere dalla causa che lo provochi.

La miglior cosa da fare è lanciare dalla shell la routine C:>SCUSE.COM (è residente in memoria alta).
In ogni caso, evita di abusare del comando Escape, altrimenti dovrai lanciare il comando Scuse prima ancora che il sistema riparta.
Le cose andranno benissimo finchè ti prenderai la colpa di tutti i PGC.
Moglie 1.0 è un programma ottimo, ma molto pesante; farai meglio ad acquistare del software addizionale per migliorarne le prestazioni. Abbiamo trovato buoni riscontri con Gioelleria 8.5 e con ShopOnLine 5.0.

Non installare MAI, per nessun motivo, Segretaria&Minigonna 3.3.
Quest'ultimo è un programma non supportato da Moglie 1.0; non solo, può mettere in crash con danni irreparabili il sistema operativo, riparabili solo con Avvocati 6.3, programma costosissimo del tutto incomprensibile.

Buona fortuna.

Supporto Tecnico
______________________________________________________