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lunedì 20 gennaio 2020

Lo sposo



Lo sposo è con loro.



Oggi voglio meditare su questa parola che sento rivolta a me, oggi che ho bisogno di forza dall'alto, di appoggiarmi ad un sostegno sicuro, oggi che la paura mi schiaccia e mi rende infelice, oggi che mi sento debole, incapace, malata, senza risorse che non sia tu o mio Signore.
Tu mi hai consacrato con il Battesimo, re, profeta e sacerdote, mi hai unto con l'olio della tua tenerezza, mi hai coperto con il manto regale, mi hai posto al sicuro su una culla di stelle, tu Signore mio Dio hai pagato un prezzo spropositato per la mia vita, per amore, perchè non volevi consegnarmi alle ombre della notte ma mi volevi far vivere nella luce.
Tu, Signore mio Dio sei qui, vicino a me a ricordarmi che sei mio Padre, che non dimentichi il frutto delle tue viscere e che lotterai con me fino a quando l'ultimo respiro avrà detto l'ennesimo sì alla tua volontà di salvarmi, di amarmi, di volermi con te per sempre, in eterno.
Signore so, credo che tu lo fai e lo farai, lo hai sempre fatto, anche quando non mi accorgevo della tua presenza e non ti ringraziavo per nessuna cosa, quando davo tutto per scontato e pensavo che il bene veniva da me e il male dagli altri.
Così ho cercato di migliorarmi per combattere il male che mi si era appiccicato addosso.
Ho cercato tutte le strade per far trionfare la giustizia e la verità, cercando la verità dovunque, quando la mia non mi convinceva.
Ma senza di te.
Signore tanto più è stata difficile e faticosa la ricerca, tanto più esaltante è l'aver trovato la misura di tutte le cose non nei sepolcro dove nessuno può imprigionarti, ma fuori nel giardino di cui sei sempre stato il custode.
Signore io che non vedevo il colore di fiori, non sentivo il loro profumo, grazie a te ho scoperto la vita che scorre in un prato dai mille colori.
Tu fai piovere, tu fai crescere, tu ad ogni elemento del creato hai dato un'unicità irripetibile.
Così io mi sento, così tu mi fai sentire: un fiore del tuo giardino, un fiore profumato che è delizia agli occhi, rendimento di grazie all'autore di tanta bellezza.
Io Signore non sono bella, nè lo sono mai stata.
Quando sono nata ero così brutta che non sembravo neanche figlia di mia madre e di mio padre.
Ero nera, un colore che non appartiene alla mia famiglia d'origine, ma mio padre mi raccontano che disse:" Peccato che sia femmina (non mi avrebbe sposato nessuno), ma è mia e guai a chi me la tocca!".
Parole profetiche perchè non mio padre, ma tu hai pronunciato quelle parole da quando mi hai pensata prima che fossi intessuta nelle viscere di mia madre.
Per quanto riguarda il matrimonio, vedo anche lì la profezia, ma tu che non sei uomo ma Dio, non eri dispiaciuto perchè non avrei trovato marito, perchè avevi destinato a me uno Sposo che è al di sopra di ogni altro sposo umano, avevi destinato a me, te stesso e le nozze eterne con l'agnello immolato.
Signore cosa dirti se non grazie di questo cammino in tua compagnia, di questa cura costante nei riguardi del vermiciattolo di Giacobbe, della donna che tu hai sollevato dalla polvere e hai vestito come una regina e trattato come una regina?
Per questo oggi voglio pregare perchè io possa essere all'altezza del compito a me assegnato nella gratitudine eterna al mio Dio che mi ha creata per amore e mi ha reso pane per l'offerta sacrificale.
Mi consacro a te Gesù, a te voglio dare il profumo e la fragranza del pane appena sfornato, ma anche l'umiltà del più piccolo e insignificante filo d'erba che vive e cresce per tua grazia.
A Maria chiedo di aprirmi sempre più all'accoglienza della tua volontà, lei che fu da te scelta per la sua fede umile ed operosa, perfetta figlia, perfetta madre, perfetta sposa.

venerdì 12 ottobre 2018

Vegliate e pregate


 Meditazione sulla liturgia di
venerdì della XXVII settimana del T.O.

VANGELO (Lc 11,15-26)
In quel tempo, [dopo che Gesù ebbe scacciato un demonio,] alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.
Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.
Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.
Chi non è con me, è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde.
Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».

La Parola di oggi ci invita a stare svegli, ad essere vigili e attenti perchè il nemico le studia tutte per impadronirsi della nostra casa.
Noi da un lato non vogliamo che il diavolo vi entri e ci tormenti e ci schiavizzi, che il male imperversi sì da renderci la vita impossibile, ma dall'altra non permettiamo al Signore di entrarvi e dimorarvi, perchè la difenda dai nostri nemici.
La verità è che non vogliamo essere sotto nessun padrone e vorremmo decidere da soli ciò che ci piace fare senza intrusioni di sorta.
Vogliamo vivere liberi da qualsiasi condizionamento, in modo autonomo, egoistico, separati da tutti, isolati dal male, non contaminati da nulla .
Insomma vorremmo tenere la nostra casa in ordine, senza la fatica di pulirla ogni giorno e non permettendo a nessuno di entrarvi e di viverci.
Quanti cristiani vivono con il piede in due staffe, non volendo compromettere la propria vita con una scelta radicale!
Io, anche se mi ci metto d'impegno, mi ritrovo sempre a confessare lo stesso peccato di tradimento, idolatria, di mancanza di coraggio nel denunciare il male o nel chiudere gli occhi davanti a ciò che offende il Signore, per paura, per pigrizia, per distrazione, per quieto vivere.
Questa mattina mentre meditavo i misteri dolorosi, ho pensato al tradimento di Giuda. 
Quante volte io ho tradito il Signore, non mettendolo al primo posto, non permettendogli di abitare nella mia casa?
E poi ho pensato al sonno di quei discepoli fidati che Gesù aveva chiamato nell'Orto degli ulivi perchè si unissero alla sua preghiera e non lo lasciassero solo a combattere l'estrema battaglia contro il male?
"Vegliate e pregate" dice Gesù e questo non è avvenuto per Pietro Giacomo e Giovanni che pure erano stati scelti per assistere alla sua trasfigurazione, perchè avessero un'anticipazione di paradiso,  che azzerava ogni tipo di previsione funesta.
Non ci riuscirono a stare svegli i più intimi amici e lo lasciarono solo.
Quante volte lasciamo sole le persone, negando loro anche solo uno sguardo di misericordia, un gesto di tenerezza, il dono di un frammento del nostro tempo, che sembra sfuggirci di mano! 
Viviamo in modo convulso e abbiamo sempre tante cose da fare, da pensare, cose che ci distolgono dal pensare ai bisogni degli altri, dei piccoli di Dio.
In questi ultimi giorni ho fatto esperienza di quanto il tempo si dilati se lo si vive nella grazia del Signore.
Solo due giorni fa volevo mandare in frantumi il cielo, rinnegando i buoni propositi.
Mi sentivo braccata da ogni parte nel fisico, negli affetti e nei beni materiali, colpita come accade durante un bombardamento mirato o uno tsunami.
Volevo, volevo, volevo, non so cosa volevo, ma ero molto arrabbiata e sicuramente un urlo al cielo compresso ce l'avevo da indirizzare, sperando di svegliare Dio che non ascoltava la mia preghiera.
Avrei voluto urlare BASTA!!! ma le ruote della macchina mi hanno portato in un confessionale, dove c'era ad aspettarmi il Signore che, attraverso padre Carlo, mi ha accolto e rassicurata, mi ha dato la pace e riacceso la speranza.
Ho capito chi voleva esasperarmi e da lì ho ricominciato il cammino, riprendendo in mano la candela del battesimo e con la piccola luce che da essa si sprigionava ho cercato di fare un passo alla volta, ringraziando per quel passo e non preoccupandomi del successivo. 
Era ancora tutto buio ma io avevo riacceso alla luce di Cristo quello strumento indispensabile per non impazzire di paura e per orientarmi in un paese pieno di macerie.