Visualizzazione post con etichetta Gesù. vangelo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gesù. vangelo. Mostra tutti i post

mercoledì 13 aprile 2016

Pane






" Io sono il pane della vita"(Gv 6,35)

C'è un pane della vita e un pane della morte. Il pane è per la società e i tempi di Gesù l'alimento base, indispensabile per non morire.
Ricordo quando ero piccola, subito dopo la guerra, quanto era difficile e raro trovare un companatico accettabile e se ci volevamo saziare aumentavamo la dose di pane che grazie a Dio non costava molto a quei tempi e ce lo potevamo permettere.
Ricordo la sproporzione tra la quantità di pane che nonna mi metteva dentro al cestino e la sottilissima fetta di mortadella ritagliata perfettamente perchè combaciasse con la forma delle fette sovrapposte nelle quali si perdeva.

Ricordo quando un venerdì le suore buttarono nella spazzatura quel companatico peccaminoso che mamma senza pensarci ci aveva messo contravvenendo alle regole della chiesa.
Ci rimasi molto male, come anche quando mio fratello nel cestino mise il suo pane dopo averci tolto la parte migliore e se ne andò a giocare indisturbato, mentre io rimasi in punizione perchè a giocare le suore mandavano solo quelli che avevano mangiato tutto, senza lasciarci niente.
Il pane quindi lo collego a qualcosa che era importante e necessario per riempire lo stomaco, per placare la fame, un pane che mi serviva per farmi durare il companatico.
Ricordo la polpetta che sbriciolavo in un filoncino di pane perchè non finisse subito. 
Papà mi chiamava"Ho fame" perchè era così che salutavo, quando rientravo da scuola, e ricordo che la fame mi perseguitò tanti anni sì da cercare di placarla in modi leciti o non leciti, quando di nascosto mi andavo a rubare un po' di tonno o qualche altra provvista.
A 14 anni pesavo 100 chili per quanto pane avevo mangiato per compensare ciò che mi mancava.
Oggi il Vangelo parla di pane di vita, non di companatico. 
Gesù è il pane che ci fa vivere e ci toglie la fame. 
A me viene in mente che il valore al pane lo dava quello che c'era dentro, zucchero, olio, tonno, mortadella, polpetta. 
Perchè senza pane tutto finiva in un attimo.
Ora ho capito a cosa allude Gesù, servendosi delle parabole della mia vita. 
Lui è ciò che ci fa durare le cose buone della nostra vita.
Se un tempo pensavo che il companatico era essenziale per dare sapore al pane, ora penso che è il pane che ci fa gustare quello che ci accompagnamo.
Gesù ci offre ciò che non si compra con il denaro ma si riceve gratuitamente da Lui, basta volerlo e credere. 
Io credo Signore che tu solo hai parole di vita eterna, tu divino panificatore, tu fornaio, tu cibo essenziale per vivere e non morire mai.,

mercoledì 10 febbraio 2016

Mercoledì delle ceneri



"Prega il Padre tuo che è nel segreto"(Mt 6,6)


Ogni volta che si presenta la Quaresima mi trovo a fare un bilancio della mia vita che , più passano gli anni, più mi sembra una Quaresima che non ha mai fine.
Il deserto si estende a vista d'occhio anche nel tempo ordinario e straordinario.
Concludevo ogni anno dicendo che la mia vita è una continua rinuncia e che non aveva senso il digiuno che almeno il mercoledì delle ceneri è canonico, imposto, prescritto dalla legge.
Ricordo all'inizio di questo cammino, 16 anni fa, quando alla lettera cercai di mettere in pratica il digiuno a cui ci aveva obbligato don Gino. 
Stetti così male con pane ed acqua che uscii e per distarmi mi comprai due o tre vestiti.
Capii che non era la via giusta e così mi sforzai di entrare nello spirito vero autentico di questo periodo quaresimale in preparazione alla Pasqua, ma alla fine non credo di aver fatto tanti passi avanti, perchè non so digiunare, non ci riesco, non riesco a fare a meno di certe cose che sento indispensabili per il mio equilibrio traballante.
Mi sforzo, questo sì, ma alla fine mi ritrovo a fare le cose di sempre, sempre meno in verità, cercando spasmodicamente l'oasi in cui riposarmi e riprendere fiato. 
Quell'oasi è Gesù, il Signore, è Maria, è la preghiera, l'Eucaristia, la percezione di una presenza che si fa sempre più intima stabile penetrante dentro il mio cuore.
Cosa dirti Signore oggi, di diverso da ciò che negli anni ti ho detto in questo giorno?
Non ti prometto di fare sacrifici ancora più grandi, non ti prometto digiuni che mi martirizzano e aumentano il mio star male, non ti prometto niente che poi so non essere capace di mantenere. 
Ti chiedo invece la grazia di vivere questo tempo in intima comunione con te, di farmi docile strumento nelle tue mani, di abilitare tutti i miei sensi a riconoscere te che passi e ti fermi e non mi lasci sola nelle battaglie di questa vita spesa per te e per i miei, i tuoi, la mia e la tua famiglia Signore.
Abbiamo sperimentato nell'anno che ci siamo lasciati alle spalle quanto sia duro, difficile, impossibile combattere da soli contro la divisione, il giudizio, il pregiudizio, l'orgoglio, la presunzione, l'autoreferenza , contro il principe dei demoni che attacca l'amore e cerca di estirparne le radici.
La cenere un tempo la si usava per fare il bucato, cenere mischiata all'acqua. 
Ricordo il profumo delle lenzuola di mamma dopo essere state esposte al sole e bagnate di tanto in tanto.
L'acqua è essenziale nel deserto, altrimenti si muore, la cenere è come il fango con cui tu hai creato il primo uomo, il fango con cui hai guarito il cieco nato, è un simbolo di caducità, di mortalità, ma richiama alla mente il concime con cui i nostri padri favorivano la crescita robusta delle piante e poi quel bianco e quel profumo dei panni lavati. 
Voglio pensare a tutto ciò che tu Signore trasformi, a partire dal nostro pentimento perchè siamo cenere e cenere torniamo e ci crediamo i padroni del mondo, della nostra vita, capaci di pianificarla e piegarla secondo i nostri desiderata.
Voglio Signore in questo tempo che mi doni di vivere, chiamandomi in disparte, incontrarti lontana dalle luci del mondo, nel silenzio di una natura incontaminata, nel giardino del tuo amore eterno e misericordioso. 
Donami Signore orecchie attente, sguardo limpido, cuore aperto, braccia pronte per tenderle a te e accoglere il dono che tu ci fai del tuo amore. 
Le mani aperte ti chiedo Signore, senza paura che scivolino via le cose a cui tengo di più, le mie sicurezze, le mie paure, la mia malattia maschere che vorrei togliere oggi che il Carnevale è finito. 
La malattia, il fallimento i ricalcoli dolorosi che siano sempre più visti dalla tua angolazione, dal tuo punto di vista, occasioni di grazia e di preghiera.
Signore che tu cresca e io diminuisca, che gli altri, i poveri in cui tu ti nascondi si sentano guardati e abbracciati da te quando riesco a toccarli uscendo fuori dalla mia terra, dal mio appartamento. Signore che io la smetta di mettermi al centro dell'attenzione, che occupi l'ultimo posto e aspetti che tu mi inviti a fare un passo avanti e a sedermi al tuo fianco perchè vuoi che io sia per te sposa per sempre.

lunedì 23 novembre 2015

Spoliazione


Meditazioni sulla liturgia di 
lunedì della XXXIV sett TO anno dispari

VANGELO (Lc 21,1-4) 
" Questa vedova così povera ha gettato più di tutti"


In quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi, vide i ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro del tempio. 
Vide anche una vedova povera, che vi gettava due monetine, e disse: «In verità vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno gettato come offerta parte del loro superfluo. Ella invece, nella sua miseria, ha gettato tutto quello che aveva per vivere».

Leggendo questo passo del vangelo oggi non può non venirmi in mente il tempo in cui ai poveri, il tempio di Dio, davo i vestiti vecchi dopo averci staccato i bottoni.
Mi vergogno a pensare che il problema non me lo sono mai posto fino a quando non incontrai Luciana che ai poveri provvedeva privandosi del necessario e passava il tempo ad attaccare bottoni, ricucire gli strappi, lavare, stirare e imbustare gli indumenti che avrebbe poi distribuito ai Gesù che bussavano alla porta del suo negozio.
La sua catechesi mi rimise in discussione e da lì partii per essere in grado di passare attraverso la porta stretta che porta in paradiso.

Ma quanta roba dovevo togliere, a quanta rinunciare anzitempo!
Cominciai con il ridurre il numero dei miei acquisti compulsivi e a dare ai poveri la somma che non avevo speso.
La strada è lunga e io, pur conoscendo la direzione, spesso ricado nel volere tutto per me.
I miei armadi si stanno svuotando e sono sempre più contenta dello spazio che si sta creando nella mia casa, uno spazio che vorrei venisse occupato da Lui, il mio unico bene, il mio amore, la mia consolazione, il mio tutto.
Gesù è nei poveri, nei piccoli, nelle persone ammalate nel corpo e nelo spirito, è in tutti quelli che reclamano uno sguardo di compassione e di amore.

La carità non abbia finzioni scrive San Paolo.
E io non voglio vivere sotto una maschera di generosità che purtroppo ogni tanto riesumo dai miei bauli ancora pieni di cose inutili.
Così parallelamente al desiderio, all'impegno di vuotare le mie valigie, per il viaggio che mi aspetta, su un aereo che non ti permette di portare neanche gli effetti personali, seguo la strada della riconsegna di tutto ciò che il Signore mi ha dato gratuitamente con la vita.
Gli anni passano e ciò che davo per scontato ora mi viene richiesto senza tentennamenti.
Non è una scelta la mia, ma un sì che a distanza ravvicinata il Signore mi chiede.
Gli occhi, le mani, le gambe... il corpo, le sue funzioni...
Man mano che procedo su quella strada, mi viene richiesto, ogni giorno qualcosa in più.
La mia valigia sta diventando leggera e io ringrazio il Signore perchè Lui non pesa e si sta prendendo tutto il posto che io gli permetto di occupare facendogli spazio.

Nel tesoro del tempio oggi voglio gettare il nio sì e il mio grazie a Lui che mi rende i piedi agili come quelli delle cerve e mi fa volare in alto su vette incontaminate dove il sole brilla più forte.
Grazie Signore di questa vita sdi spogliazione e di rinuncia che tu mi fai desiderare.

Grazie percchè io so che non ti formalizzi se non riesco a darti tutto lo spazio che vorrei e ti accontenti anche di un angolino da cui continui a sussurrarmi  parole di vita.

martedì 20 ottobre 2015

VEGLIA




MEDITAZIONI SULLA LITURGIA DI 
martedì della XXIX settimana del TO


"Per l'obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti"(Rm 5,19)

Quando ad obbedire è Dio non ci possiamo meravigliare che le conseguenze del suo sì al Padre si siano riversate su tutti noi, figli per scelta, amati prima di venire alla luce, prima che i nostri genitori pensassero a noi.
Ci sembra scontato che sia così anche se non agiamo di conseguenza, perchè la vita ci prende e abbiamo tante cose da fare, tanti progetti, tante occupazioni e preoccupazioni che la Parola di Dio, specie se siamo ancora giovani, ci scivola addosso e non ci nutre e non ci cambia la vita.
La messa nei giorni feriali è frequentata solo da persone di una certa età, in prevalenza donne, vedove, ammalate, sole o separate in casa. 
E' una tristezza da un certo punto di vista. Gli uomini sono spesso assenti fatta eccezione del sacerdote. 
Guardando l'assemblea mi rincuoro solo pensando che Gesù ha fondato la sua chiesa partendo  non dal numero dei devoti ma dalla qualità, dalla fede di chi ha partecipato alla sua morte. 
Maria, sua madre e Giovanni, il discepolo che amava ricevettero le primizie dello Spirito Santo, l'amore di Dio effuso sulla sua promessa sposa, la Chiesa.
La Chiesa siamo noi, non finisco mai di ripetermelo e per questo cerco, mi sforzo di non giudicare quelli che razzolano male ma di guardare ciò che in ognuno è dono, è segno della presenza di Dio che si manifesta.
Siamo tutti figli della colpa, ma tutti resuscitati in Cristo Gesù, per i suoi meriti.
La salvezza è per tutti, ma bisogna prima di tutto sapere che ci è stata data gratuitamente e poi che dobbiamo scegliere di accoglierla e seguire le istruzioni del nostro Salvatore per risalire dal fosso, per venire alla luce.
La notte è lunga, interminabile per coloro che non vogliono essere salvati e capita purtroppo che non ci si fidi del Soccorritore. 
Ci si addormenta e non si sente la voce che ci chiama alla vita.
Ci sono sonni di morte e sonni di vita, ci sono veglie di morte e veglie di resurrezione. 
Per fortuna che Dio ha pazienza e ha permesso che vivessimo più a lungo per rinsavire, togliendoci le ore di riposo che a causa dell'età si riducono al lumicino, mentre aumentano quelle della veglia e del dolore.
Grazie a queste io che andavo sempre di corsa ho imparato a fare buon uso di un tempo che senza di Lui sarebbe stato sprecato in lamento o in tentativi di fuga dalla realtà che stavo vivendo.
Così le parole del Vangelo di oggi giungono a proposito per elevare a Dio un inno di lode, perchè la lampada accesa e i fianchi cinti connotano le mie notti che si trasformano in un incontro sempre nuovo con lo Sposo che viene a visitarmi.
Maria è la sentinella che sta alla porta e Gli apre quando bussa .


domenica 5 aprile 2015

"Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero"

5 aprile 2015

domenica di Pasqua
ore 8
"Si aprirono i loro occhi e lo riconobbero"
In tutte le letture che prevede la veglia pasquale e in quelle di oggi , nessuno incontra Gesù il giorno dopo il sabato, vale a dire oggi, giorno di Pasqua.
Oggi ci viene chiesto di credere ancora, di apettare ancora, perchè Gesù è risorto ma non è detto che si faccia subito riconoscere. E' necessario continuare a credere, a cercarlo, tenendo occhi e specialmente orecchie attenti alla sua parola. Così Maria di Magdala deve sentirsi chiamare per riconoscere quello che credeva il custode del giardino, i discepoli di Emmaus lo devono accogliere come compagno di viaggio e lasciarsi spiegare il senso delle scritture. Ma non basta, Gesù bisogna invitarlo a fermarsi con noi quando si fa sera e il buio aumenta le nostre paure. Non lo vedono le donne che devono precederlo in Galilea dove l'angelo dice che si farà trovare. Non basta trovare un sepolcro vuoto, la pietra rimossa, i teli piegati per credere che è risorto. A Pietro che entra per primo questo non accade, mentre accade a Giovanni che "vide e credette".
Giovanni, il mio nipotino un giorno mi chiese come facevo ad essere certa che Gesù era risorto veramente, mentre i suoi compagni non ci credevano.
Gli dissi che proprio per questo Gesù non tornò subito in cielo ma per quaranta giorni dette l'opportunità a tanti di acoltarlo, vederlo, mangiare con lui, credere in lui.
E i testimoni ce l'hanno raccontato.
E noi possiamo credere o non credere subito, perchè non è così scontato che una storia così fuori dalla nostra portata possa essere di getto capita e metabolizzata e fatta propria.
A volte non basta una vita per incontrare Gesù, risorto, se ci accaniamo a cercarlo in un passato che non ritorna, un cimitero dove seppelliamo il nostro dolore, lutto, le nostre aspettative deluse, i fallimenti, i no, della vita. Di questa Pasqua quello che voglio ricordare che niente è scontato e che Dio continua a stupirci, a fare nuove tutte le cose, sconvolgendo gli schemi, e presentandosi quando meno ce lo aspettiamo.
Come riconoscerlo?
Un tuffo al cuore, lacrime di gioia e un senso di pace profonda e duratura.
Così ieri sera , questa notte, l'ho incontrato il Signore, partecipando alla veglia Pasuale contro ogni aspettativa.
Il crollo vertebrale avvenuto nell'ultima settimana con tutto quello che ne consegue mi aveva convinto che si ripeteva la storia che ogni anno mi costringeva a stare a casa.
Quando Gianni, a messa finita, mi ha detto che avevo lucrato(la prima volta nella mia vita che riesco a partecipare alle funzioni, tutte, del triduo pasquale!) dell'indulgenza plenaria,
ho capito perchè il Signore ha permesso che il dolore non mi impedisse di partecipare fino in fondo al suo sacrificio.
Grazie Gesù che hai voluto, accettato e reso possibile farmi partecipe della tua gioia.
Grazie perchè continui a fidarti di me.


 (Sal 117)
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.