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venerdì 18 ottobre 2019

S.LUCA

SEMI
SEMI
“Andate ecco io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi”(Lc 10,3)
Del Vangelo di oggi mi ha colpito il fatto che Gesù si fa precedere dai suoi discepoli, persone che lo avevano conosciuto attraverso la parola e le azioni che lui compiva.
Perchè questo?
Gesù ha bisogno sempre di un profeta che gli prepari la strada.
Non appare all’improvviso, non fai un’esperienza di lui se non c’è stato qualcuno che ti ha portato la sua pace.
Non sono le belle parole, nè il numero delle valigie al seguito, 90 per il principino di Galles leggevo, niente di niente ti devi portare dietro, perchè quello che ti serve o ce l’hai dentro o non c’è valigia o sacca o treno o nave o che lo possa contenere.
Quindi Dio manda noi, che non sappiamo di teologia, che abbiamo una vita più o meno dura, sfigata, come ora si suol dire o tranquilla perchè il lavoro grazie a Dio non l’abbiamo ancora perso, i figli si comportano bene, sono rispettosi e studiano e si sono fatti una famiglia regolare, regolarmente sposati in chiesa, e poi un piccolo gruzzolo in banca per le necessità.
Insomma manda tutti quelli che oggi si mettono in ascolto della sua parola, giovani e vecchi, letterati e illetterati, tutti, ma proprio tutti perchè la messe è abbondante e gli operai sono pochi.
Spesso noi pensiamo che della messe e quindi del grano abbia bisogno Dio o gli affamati e non ci sfiora l’idea che anche noi dobbiamo mangiare e quel cibo ce lo dobbiamo procurare rispondendo all’invito di Gesù.
Un’altra cosa che mi ha colpito è quel non salutare nessuno mentre siamo impegnati nella missione affidataci.
La nostra generazione è maestra in questo e non avrà difficoltà a capire che quando stai chattando con l’amico del cuore non alzi gli occhi per salutare neanche fosse il figlio del re a passarti vicino.
Ebbene Gesù che è l’Amico per eccellenza non accetta deroghe e per Lui bisogna tirare dritto e andare diretti allo scopo.
Cosa portarsi dietro?
Niente.
Perchè l’unica cosa che Gesù ci chiede di portare è la pace e quella ci pensa Lui a darcela.
E poi andare insieme.
In due sappiamo che da un lato ci si aiuta, dall’altro ci si difende meglio, ma quello che è più importante è che ci si allena a fare la pace.
Perchè per portare la pace devi sperimentare ogni momento come sia difficile andare d’accordo con uno diverso da te, specie se è tua moglie o tuo marito.
La pace è frutto dell’amore e l’amore è basato sul perdono, il perdono sul desiderio di andare d’accordo.
Ma a questo pensa Lui che ci ha mandato e che solo così facendo ci educa alla comunione con LUI e ci introduce nelle stanze del re.
E’ quando non hai niente da portare che porti Cristo nella sua interezza.

lunedì 13 novembre 2017

"Lo spirito del Signore riempie la terra e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)

"Lo spirito del Signore riempie la terra
e, tenendo insieme ogni cosa, ne conosce la voce."(Sap 1,7)


Queste sono le parole che mi hanno colpito della liturgia odierna.
In quest'ora del mattino in cui non riesco a dormire, voglio approfondire la Parola, voglio meditarla, perché non è un esercizio inutile, rivelandosi, come ho avuto modo di sperimentare, occasione di crescita spirituale.
La parola di oggi tocca molti punti apparentemente scollegati tra loro.
La fede, il perdono, la correzione fraterna, la ricerca della sapienza.
In fondo si parla di relazioni tra l'uomo e Dio, tra l'uomo e gli altri uomini.
Ciò che è comune a tutti i rapporti, le relazioni che portano al bene, è l'amore altrimenti chiamato Sapienza.
La Sapienza è un attributo di Dio, ma anche il suo elemento distintivo.
Con la sapienza Dio crea, Dio dà vita, Dio opera.
Ma poiché Dio è uno e trino, questa sapienza è frutto di un accordo profondo tra le tre persone della Santissima Trinità.
Se Padre, Figlio, e Spirito Santo non fossero andati d'accordo, certo che il caos sarebbe rimasto tale, perché, per fare un'opera perfetta come quella della creazione, bisogna accordarsi prima di tutto.
Del resto anche qui su questa terra, per qualunque progetto in cui più persone sono coinvolte, l'accordo è il presupposto perché si realizzi un'idea, che venga alla luce qualcosa di bello di buono e di utile.
Se questo non avviene e uno prevarica l'altro, le conseguenze a volte sono disastrose o perlomeno il progetto non viene portato a termine, o perde gran parte della sua efficacia.
Penso all'impianto di depurazione che mio marito ingegnere progettò.
Non funzionò mai perché non c'è stato accordo tra chi l'ha pensato e chi l' ha eseguito e chi poi doveva usufruirne e chi doveva provvedere a farlo funzionare.
Quanti accordi, quante relazioni, quanti si a monte della buona riuscita di un progetto!
Se pensiamo alla creazione, la modalità è la stessa.
L'accordo tra le persone della Trinità realizza la meraviglia dell'inizio, però se chi ne deve usufruire non si mette d'accordo, vale a dire non collabora con il progettista si torna nel caos.
Perciò vediamo il degrado del nostro pianeta a causa dell'uso indiscriminato delle risorse e della cattiva attenzione al bene comune.
Il paragone con l'opera umana non regge completamente, perché Dio che ha creato il mondo, non ha cessato di provvedere a farlo funzionare e a dare sole e pioggia e stagioni eccetera perché l'uomo potesse viverci.
Poi ha anche provveduto a ricreare ciò che l'uomo aveva distrutto: il suo tempio, attraverso il sacrificio di Gesù che in tre giorni l'ha ricostruito.
Questo è frutto della sapienza di Dio, dell'amore che non sette ma settanta volte sette perdona, per convincere, portare l'uomo a perdonare, vale a dire ad amare all'infinito.
I rapporti tra gli uomini sono regolati dall'amore, almeno nelle intenzioni del Creatore, perché solo così non si deteriori, né si interrompa il ciclo vitale.
Dio corregge una volta massimo due, (simbolicamente un numero limitato di volte), rispetto al perdono che invece esercita all'infinito.
Questo chiede di fare all'uomo nell'esercizio della volontà personale: correggere l'altro si, ma essere disposto a perdonarlo sempre.
L' accordo di cui si parlava è proprio il frutto di un desiderio di bene, di pace, di armonia che deve investire tutto il creato.
Ora tutto questo è possibile se ci fidiamo di Dio, se crediamo a quello che ha fatto, ha detto, è.
Credere in Dio non basta, è necessario credere al suo amore.
Tutti i popoli non hanno potuto fare a meno di riconoscere una realtà che li trascendeva fin dai primordi.
La buona, bella notizia è che Dio è sapienza, che Dio ci ama, che Dio ci aiuta a conquistare la dote divina della sapienza del cuore.
Nell'antichità gli dei erano capricciosi vendicativi e di loro non ci si poteva fidare, ma bisognava tenerli a bada, placare la loro ira, altrimenti sarebbero stati guai per tutti.
Anche nell'Antico Testamento sembra emergere ad un occhio superficiale, un Dio siffatto che si vendica delle offese e che non ha pietà per nessuno.
Solo una lettura più attenta, globale, fa emergere la verità di un'alleanza che non s'infrange neanche di fronte alle defezioni più vistose.
In un passo troviamo scritto: "io sono Dio non uomo e non vengo dietro alla mia ira ".
Il più bel libro d'amore è la Bibbia perché ci parla di un amore che ci salva, di una sapienza che è alla base del progetto salvifico, la condizione perché si realizzi.
Signore donami la sapienza del cuore, donami una fede piccola come un granellino di senapa, donami la pazienza di attendere che muoia e porti molto frutto.

mercoledì 16 agosto 2017

AC-COR-DO

"Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io"(Mt 18,20)

La parola che oggi unisce la prima con la seconda lettura è "ac-cor-do" che racchiude nel suo seno il cuore (cor, cordis latino) come miseri-cor-dia, cor-aggio, cor-doglio e via dicendo.
La misericordia, il cordoglio, l'accordo presumono una relazione tra un io e un tu, tra un io e Dio, io e l'altro, io e gli altri.
Per coraggio mi viene in mente quello che don Abbondio disse al Cardinale Federico Borromeo che lo redarguiva per il suo comportamento pusillanime.
" Uno il coraggio non se lo può dare" rispose, ed è vero.
C'è solo uno che può darti coraggio, cuore, da sfidare qualunque avversità o pericolo: Dio.
Mosè era un uomo che mite proprio non era, ma aveva un cuore generoso sì da mettere a repentaglio la sua vita per vendicare l'oppressione subita dai suoi fratelli.
Così uccise l'Egiziano e fu costretto a nascondersi perdendo la stima del faraone, il potere a lui dato e tutti i privilegi di cui godeva.
Mosè attraverso questo ricalcolo doloroso della sua vita, costretto a nascondersi per evitare le conseguenze del suo gesto, imparò a diventare umile e a fidarsi solo di Dio. Tanto umile che Dio lo mise a capo della più grande ed eroica impresa che si ricordi; quella di far uscire il suo popolo dall'Egitto, con il Suo aiuto affrontando e superando ostacoli inimmaginabili, per portarlo nella terra promessa, che lui vide però solo da lontano.
Mosè è considerato con Elia un profeta tanto grande che sul monte della trasfigurazione Gesù li scelse come suoi interlocutori per manifestare a Pietro, Giacomo e Giovanni la continuità della storia dell'alleanza tra Dio e l'uomo.
Il coraggio Mosè non lo mostrò uccidendo l'Egiziano, ma nell'abbandono fiducioso nelle mani di iDio a cui chiedeva sempre consigli ma che non ebbe paura di contraddire in una pagina rimasta memorabile.
Mosè messo alla prova da Dio che lo rimproverava perchè il popolo a lui affidato si comportava male, osò controbattere le sue ragioni, ricordandogli che il popolo prima di essere suo( di Mosè) era suo ( di Dio).
Il passo del vangelo di oggi parla allo stesso modo di coraggio e di accordo.
"Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo".
Ci vuole coraggio per andare a dire ad una persona che sbaglia, ma il cuore se è sintonizzato con quello di Dio il coraggio non manca.
Così anche il chiamare altri in aiuto presuppone che ci sia accordo sulle cose da dire, ma anche sulla motivazione che spinge a correggere chi sbaglia.
L'accordo deve esserci non solo con il fratelli ma principalmente con la Parola di Dio che è Dio stesso e che unisce ciò che l'uomo non riesce a fare.
Così di seguito è importante questa sincronizzazione di cuori con Dio e con i fratelli per salvare un'anima.
Perchè di questo si tratta.
Se un fratello sbaglia e rischia di perdersi, noi come farebbe un medico, da solo o consultandosi con i suoi colleghi, dobbiamo fare di tutto per suggerire le terapie giuste.
Da soli non possiamo fare niente, con Dio tutto è possibile.
Per questo Gesù conclude il discorso della correzione fraterna dicendo che perchè Lui si manifesti e operi con noi e per noi è necessario che ci mettiamo insieme e ci accordiamo.

lunedì 26 giugno 2017

Eredità





" Non giudicate, per non essere giudicati" (Mt 7,1)

" Beato il popolo che Dio ha scelto come sua eredità" recita il Salmo 32.
Mi sono chiesta questa mattina che connessione c'era tra la prima lettura che parla di Abramo a cui il Signore comanda di lasciare la sua terra verso un luogo che non sarà suo ma della sua discendenza e il passo del vangelo in cui Gesù ci mette in guardia dal giudicare senza esserci prima fatti un serio esame di coscienza.
"Non è bene che l'uomo sia solo, voglio fargli uno che gli stia di fronte, uno che gli faccia da specchio, uno che risponda di lui e gli risponda" Più o meno questo è il significato della parola che troviamo nell'ultima traduzione CEI"uno che gli corrisponda".
Dio quando ha creato l'uomo maschio e femmina lo ha messo in un giardino, simbolo di una relazione di dono, una relazione feconda e felice, una relazione che porta frutto.
Ma quel giardino era il progetto, era l'eredità che Dio voleva consegnare ad ogni uomo appartenente alla sua famiglia.
Ecco quindi la necessità di seguire i suoi consigli perchè il giardino conservasse la meraviglia dell'inizio realizzando il sogno del contadino del cielo.
La storia dell'uomo quindi comincia con un sogno, un disegno da realizzare.
Come quando costruiamo una casa dove abitare non possiamo fare a meno del progetto dell'ingegnere e di chi diriga i lavori, persone che dobbiamo scegliere con cura, perchè noi non possiamo improvvisare un'arte divina.
Ma bisogna che ci sia una terra su cui costruire il sogno, il giardino, la casa.
Dobbiamo lasciare la nostra terra come fu comandato ad Abramo e metterci in cammino guidati dalla parola di Dio, spinti dal soffio dello Spirito alla ricerca del luogo di cui godranno i nostri figli.
Un cammino, un esodo per le generazioni future, frutto del tuo essere benedizione.
Benedire e non maledire, dire bene di qualsiasi cosa, qualsiasi luogo in cui Dio ci ha fatto sentire la sua presenza. Alzare un altare a memoria di quella sosta di crescita.
Durante il cammino Dio chiarifica il nostro desiderio purificandolo da qualsiasi motivazione egoistica.
La terra promessa è il luogo dove le generazioni future potranno vivere in armonia nella comunione dei beni, avendo ereditato l'arte di fare la pace dai loro genitori, dai loro nonni e bisnonni, arte di trovare vie di riconciliazione evangeliche.
E' importante quindi ricordare che in questo percorso insieme ad Abramo dobbiamo imparare prima di tutto a non giudicare il nostro prossimo, ma a farci aiutare dalla persona che ci sta di fronte a toglierci le scorie dagli occhi che ci impediscono di vedere bene l'altro.
Abramo aveva come interlocutore e garante Dio per ogni relazione intessuta nel suo cammino.
Noi abbiamo Gesù, il nostro specchio che si serve di tutti i suoi figli per dirci la verità che ci abita, una verità che conquistiamo strada facendo, man mano che possiamo sopportarne il peso.
E sarà gioia in cielo come in terra quando tutti gli uomini saranno in grado di godere dell'eredità promessa, l'amore di Dio messo in circolo da ogni uomo che prende vita donandola agli altri.

mercoledì 23 dicembre 2015

Il MESSAGGERO


Giovanni è il suo nome ( Lc 1,63)

La liturgia di oggi ci parla della nascita di Giovanni Battista e della voce che torna a Zaccaria, suo padre quando dice il nome suggerito dall'angelo.

Zaccaria era diventato muto all'annuncio dell'angelo perchè non credette che poteva avverarsi il miracolo di avere un figlio a tarda età.
Quando a Zaccaria fu chiesto il nome da dare al figlio, non ebbe dubbi a confermare ciò che sua moglie Elisabetta aveva detto quando vennero per circoncidere il figlio.
A quel  "Si chiamerà Giovanni" di Elisabetta fece eco  "Giovanni è il suo nome" , parole scritte su una tavoletta.
Quando fai la volontà di Dio ti torna la voce e a Zaccaria questo accadde sì che pronunciò il più bell'inno di lode a Dio dopo il Magnificat di Maria che tutta la chiesa ricorda e prega al mattino e alla sera nella liturgia delle ore.
Ma qui non può sfuggire l'accordo della coppia in sintonia con la grazia del vincolo contratto con il matrimonio.
Per uscire dall' isolamento a cui ci condanna l'incredulità nella misericordia di Dio è necessario accordarsi.
"Quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro"

Questa coppia nella fede ha ritrovato il suo equilibrio andando controcorrente, non adeguandosi a stereotipi di tradizioni vincolanti e non vivificanti.
Dio voleva fare una cosa nuova, partendo da un nome che è un programma e una certezza" Dio salva, Dio ama"
E non è forse questo il compito assegnato ad ognuno di noi?
Comunicare al mondo l'amore di Dio con il nome che portiamo.
Non avevo mai riflettuto fino in fondo quanto conti chiamarsi in un modo piuttosto che in un altro.
Il nome ci immette in una storia, la nostra storia, e ci dà l'identità dalla quale non possiamo prescindere per vivere.
Oggi voglio meditare sul messaggio che Dio fa alla nostra coppia.
Spesso succede che la fede non sia condivisa dalla coppia.

Spesso uno dei due rimane indietro, e si fa fatica a procedere , perchè si arriva a non comunicare, a vivere da soli le gioie e i dolori della vita.

Molti si separano proprio per questa incapacità di comunicare, ma se uno dei due rimane fermo nella fiducia in Dio e nell'amore verso il suo sposo, sicuramente potrà accadere che le cose cambino e si trasformino in un rendimento di grazie e una benedizione.
Il benedictus è attribuito a Zaccaria, ma esprime la gioia e la riconoscenza dei due sposi, perchè è certo che Elisabetta quelle parole le aveva nel cuore da quando vide presentarsi alla sua casa Maria e il bambino le sussultò nel grembo.
"Benedetto il Signore , Dio d'Israele, che ha visitato il suo popolo..."
Ognuno di noi nella sua stanza segreta può dire "Benedetto il Signore, Dio d'Israele" senza mai perdere la speranza che un giorno lo si possa dire insieme, appena svegli, lo sposo e la sposa riconciliati da Dio che ha salvato il mondo cominciando dalla famiglia , dove il sì al Signore non vengono in contemporanea, ma quando vengono, cambiano il mondo e rendono visibile Dio.

domenica 12 luglio 2015

A due a due



VANGELO (Mc 6,7-13) Prese a mandarli.
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore


" Prese a mandarli a due a due"

L'uomo non è un isola. Ognuno è un pezzo di un continente, la parte di un tutto.(Donne)

Chissà perchè mi è venuta in mente questa frase, titolo di un tema che solevo dare ai ragazzi senza peraltro averne sperimentato la profonda verità.

Siamo persone, creati a immagine e somiglianza di Dio, maschio e femmina, i primi due che Dio pensò di mandare nel mondo ad annunciare il vangelo dell'amore che salva.

Adamo ed Eva si arrogarono il diritto di decidere il bene e il male prescindendo da Dio.

Come accade quando un figlio vuole fare di testa sua, ignorando i saggi consigli dei genitori, così la coppia originaria non fu in grado di assolvere al compito per cui era stata creata e si perse e si persero i loro figli, perchè lasciarono che il giardino si inselvatichisse senza la corretta manutenzione e divenisse terra inospitale e inabitabile.

Il giardino è il luogo delle relazioni vitali, feconde, il luogo dell'amore a prescindere, del sì a Dio e all'altro, è il luogo dove l'uomo trova la pace.

Noi abbiamo ereditato purtroppo questa terra invasa da sterpi e ortiche, una terra difficile da dissodare, bonificare, da riportare allo splendore originario.

Per questo Gesù il figlio di Dio, ha detto sì al Padre, per insegnarci l'arte del contadino giardiniere, perchè non ci manchino mai i fiori e i frutti della terra donata agli uomini per vivere in eterno una vita divina.

Per incarnarsi Gesù, vero Dio, ebbe bisogno del suo sì al sì del Padre, che a sua volta aveva detto sì all'Amore, lo Spirito Santo.

Come uomo ebbe bisogno di altri due sì, quello di una madre, Maria e di un padre, Giuseppe.

Per portare a termine il suo progetto ebbe a sua volta bisogno di due sì, quello di Maria la madre e quella del discepolo Giovanni, su cui effuse il Suo Spirito perchè il suo sacrificio non fosse vano.

La storia della salvezza si fonda sulla relazione tra un io e un Tu, relazione d'amore felice e feconda, un giardino da coltivare insieme, un giardino, una terra in cui possono tutti trovare acqua da bere e cibo da mangiare, perchè è il luogo dove il sì dell'uomo s'incontra con il sì di Dio.

" quando due o più si riuniscono nel mio nome, io sono in mezzo a loro" è scritto.

Ho pensato alla crisi della famiglia, leggendo questo passo del vangelo e alla bellezza del progetto originario, alla meraviglia dell'inizio.

Noi coppie oggi siamo direttamente interpellate dal mandato di Gesù che ci dice di uscire fuori dalla nostra ristretta cerchia di relazioni parentali e amicali, e andare in altre città, in altre case e rimanervi portando la pace a quanti sono in attesa di una parola, di uno sguardo, di una premura, che vivono isolati, blindati nelle loro occupazioni e preoccupazioni.

La coppia, ha il ministero come il sacerdote di portare l'annuncio fino ai confini della terra, diventando ostensorio vivente, vangelo che cammina.

Niente bagagli al seguito che non siano Cristo Gesù custodito nel loro cuore e fondamento del loro sodalizio.

La coppia cementata dalla Sua presenza non può che far fiorire il deserto e mostrare la meraviglia di una famiglia riconciliata.

Senza oro, nè argento, senza parole, la coppia che si ama nel Signore può far esclamare agli sbandati della notte: " Dio è qui e non lo sapevo!"