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domenica 20 ottobre 2019

Perseveranza


L'immagine può contenere: pianta, albero, spazio all'aperto, natura e acqua

"Il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"(Lc 18,8)


Sono qui a meditare su cosa risponderti Signore.
Ti sei incarnato, sei stato perseguitato e crocifisso per noi. Non posso pensare che ti sei affaticato invano.
Se noi uomini siamo facili allo scoraggiamento, quando vediamo che i nostri sforzi non approdano a nulla, tu il problema non te lo dovresti neanche porre, perchè sei Dio e non permetteresti il male se non per ricavarne un bene.
Lo so che siamo testardi, egoisti e dalla memoria corta, lo so che tenere le braccia alzate come fece Mosè non è facile, specie se non hai nessuno a fianco che ti allevi la fatica.
A volte la solitudine ci schiaccia, la prova si prolunga nel tempo e tu sembri sordo alle nostre suppliche.
Tante volte mi è successo di essere stanca di pregarti, non per togliermi la spina nel fianco ma per percepirti vicino, accanto, per non sentirmi sola ad affrontare battaglie poderose, flutti di morte, tempeste sconvolgenti.
Il tuo silenzio ha generato un desiderio ancora più grande di te, la sete aumenta quando la fonte non la vedi, anche se è vicina.

lunedì 9 luglio 2018

"Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore".(Os 2,16)



"Io la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore".(Os 2,16)

Signore sono qui.
Vorrei lasciare un pensiero, una preghiera rivolta a te prima che altri pensieri' altri desideri spazzino via le necessità dello spirito anteponendo quelle della carne, del dolore, della malattia, dell'insoddisfazione e della solitudine, del rancore e della rabbia.
Signore sono qui.
Il mio cuore aspetta. Aspettano i miei occhi. Tutto il mio essere aspetta che tu ti manifesti.
Un tempo mi tenevi legata con legami d'amore, mi sollevavi alla tua altezza, mi davi da mangiare.
Non ti facevi attendere tanto quando mi sentivo smarrita e sola.
Tu Signore, sei stato sempre il mio aiuto, hai sempre risposto alla mia preghiera.
Non mi hai negato le tue consolazioni che sono state il pane del cammino che io ho cercato di consumare con parsimonia, perché me ne rimanesse in tempo di carestia.
Signore non so, non voglio, non riesco a vivere questi momenti di grande turbamento nella pace, e nella serenità del cuore.
Non riesco Signore a liberarmi dai brutti ricordi, non riesco a perdonare chi mi ha fatto del male.
In questo momento mi è difficile, anche se provo pietà e ho compassione per lui, perdonare il mio sposo, la persona che tu mi hai messo a fianco per camminare insieme e vivere l'amore da te gratuitamente donato a noi.
Perché Signore ogni tanto succede che torniamo indietro e cadiamo nelle sabbie mobili di questo percorso infido?
Perché Signore ci sono giorni in cui non riesco a vedere il sole, la luce, te nei tuoi doni ?
Perché la gioia si è spenta nel mio cuore, perché?
Signore io ricordo i tempi antichi, ricordo quando tu mi parlavi al mattino con la luce che filtrava dalle fessure delle serrande abbassate.
Ricordo il canto degli uccelli che salutavano il sole, ricordo quanta pace mi dava la distesa del mare, il cielo che si accendeva la notte, i monti che si stagliavano nitidi all'orizzonte sgombgro di nubi.
Ricordo quando le tue parole mi facevano sussultare, quanta gioia mi dava ascoltare una parola di speranza, un annuncio di salvezza.
Ricordo quanta tenerezza suscitava in me il passo che la liturgia oggi ci propone, quello di Osea.
Sul calendario liturgico c'è scritto: "Parlerò al suo cuore".
Come vorrei che il mio cuore avesse orecchie per sentirti come un tempo, come è accaduto più volte.
Penso al luogo dell'incontro privilegiato: il colle della speranza, eredità pervenutaci attraverso la madre del mio sposo, il colle del fallimento, della morte e della resurrezione.
Pensavo, ho sempre pensato che lì tu ti manifestarvi con più forza e anche più sicuramente.
Ma lì ora non ci andiamo più.
Ho cercato di rendere agibile quel luogo, punirlo dagli sterpi e dalle erbe cattive, dagli insetti e dai topi.
Ho fatto ripulire tutta la casa.
Il mio sogno è lì Signore, lì la croce, lì l'incanto del deserto dove fioriscono gli alberi e scorre latte e miele.
Solo lì Signore?
Ieri che ho tanto desiderato tornarci anche solo per un attimo e ho invidiato Franco e famiglia e che ci sono andati, ho saputo poi che il caldo aveva reso inagibile quel luogo di preghiera e che non è possibile, fin quando ci sarà questo clima, andarci a trascorrere qualche ora da sola o in compagnia.
Io continuo a pensarti lì Signore, un luogo inaccessibile, un luogo sempre più proibito per me.
Ma tu Signore dove sei?
Dove trovarti?
Io ti cerco Signore, io desidero il tuo amore, voglio riposare nelle tue braccia.
Maria aiutami tu!
Prego con pregavano i miei cari te, carissima madre, perché non posso dimenticare quanti benefici sono scaturiti dalla tua intercessione.
Madre, guarda, non abbiamo più vino.
La gioia è spenta sui nostri visi.
La Parola di oggi mi invita a continuare a credere che
mi condurrà nel deserto e parlerà al mio cuore.(Os 2,16)

domenica 17 giugno 2018

Dorma o vegli,il seme germoglia e cresce (Mc 4,27)



Dorma o vegli,il seme germoglia e cresce (Mc 4,27)

La Parola  di oggi ci invita ad avere pazienza nella certezza che Dio mantiene ciò che ha promesso , perché non è un Dio bugiardo, ma fedele per mille generazioni come a dire per sempre.
La pazienza purtroppo è una virtù che naturalmente non abbiamo.
Già da piccoli riveliamo la nostra impazienza nel non saper aspettare e nel volere tutto e subito.
I bambini piangono e si fanno sentire se non sono accontentati in quelli che sono i loro bisogni veri o i loro capricci, i grandi, a seconda dei casi o continuano a urlare come i bambini quando non ottengono quello che vogliono, divenendo anche violenti o disciplinano la bocca e mettono dentro la rabbia, vivendo comunque sempre male il tempo dell'attesa.
In pochi l'attesa diventa un tempo di grazia, un'opportunità per vivere con fiducia il tempo di Dio che ci chiama a fermarci su quello che ogni giorno ci è gratuitamente d
ato e non su ciò che vorremmo avvenisse subito.
Nella preghiera dei fedeli oggi ho trovato questa bella e significativa richiesta "Perchè impariamo la pazienza e la fiducia dai nostri contadini"
Il problema sta nel fatto che per chi vive in città è difficile incontrare un contadino, frequentarlo, condividere con lui la vita di ogni giorno, salvo se si decide di fare una vacanza in un agriturismo.
Anche l'attesa perchè il lievito fermenti la pasta non è condivisa nelle nostre famiglie, perchè si fa prima a comprarli già fatti la pizza e figuriamoci il pane.
Ma la realtà ogni giorno ci pone di fronte al problema dell'attesa, perchè a ben pensarci passiamo la maggior parte del nostro tempo ad attendere qualcosa o qualcuno.
"La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati a fare qualcos'altro" ha scritto Antony De Mello in un libro.
In effetti poichè passiamo il tempo a rincorrere i sogni, non ci accorgiamo dei miracoli che si snodano sotto i nostri occhi.
Dio non ci nega anticipazioni prelibate del suo banchetto, e come mia madre, quando friggeva le patatine, ci dava più di un assaggio mentre le cucinava un po' per volta, così Dio ci fa pregustare le primizie del regno.
Ieri con Giovanni, che è venuto a fare i compiti da me, abbiamo parlato del BING BANG e del fatto che la professoressa di religione aveva detto che il crederci era anticristiano, scandalizzando tutti i compagni, compreso lui.
Ho pensato al granello di senapa, che guarda caso troviamo nel vangelo di oggi e l'ho portato a riflettere su ciò che accade ad un seme e alla pianta che ne scaturisce.
Gli ho detto che l'universo è come un seme, gettato da Dio. Noi ci siamo dentro e assistiamo alle trasformazioni che avvengono al suo interno, alcune visibili, altre invisibili, altre ancora inconoscibili.
E' la storia del filo d'erba, del fiore, dell'albero e di ogni vita umana che si sviluppa nel grembo della madre.
La differenza tra chi crede e chi non crede sta nel non voler accettare che ci sia Qualcuno al di sopra di noi che in ogni cosa creata ha messo le informazioni per realizzare il suo progetto di vita.
Se quindi non incontriamo contadini sulla nostra strada leggiamo la Scrittura dove sono racchiuse le informazioni per imparare direttamente dal Contadino del cielo, il divino Seminatore ad avere pazienza aspettando che il frutto maturi.


"Il tempo sarà nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito dimorerà nei nostri cuori"

mercoledì 1 novembre 2017

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

"Nella speranza infatti siamo stati salvati" (Rm 8,24)

Un'altra notte è passata, grazie a Dio! Manca un piccolo scampolo di tempo perchè torni ad animarsi con il risveglio di Gianni e l'arrivo di Michela. Così approfitto per meditare la Parola di Dio e riflettere su quante cose Dio già da adesso ci fa vedere senza farci aspettare che il lievito arrivi a maturazione e il granello di senapa diventi un albero.
Quando le prove della vita mi schiacciano, quando l'orizzonte è fermo e il cielo pesa sulla tua testa sì da sprofondarti, conficcarti nelle viscere della terra, mi impongo di non pensare troppo a quello che succederà, mi impongo di non chiedere a Dio soluzioni, dandogli consigli. Mi tengo ancorata alla fede in Lui che conosce bene il Suo mestiere e sa cosa è più utile alla realizzazione del suo progetto d'amore.
Quando stai male è incredibile come noti i momenti di tregua, gli sguardi, le parole gentili, la tenerezza di chi ti sta accanto, ma specialmente i loro bisogni.
Quando stai male il pensiero, se riesce a uscire fuori dalla prigione del corpo, va a tutti i malati, i sofferenti, a tutti quelli che da lontano non puoi che aiutare con una preghiera.
Andiamo sempre di fretta e non ci accorgiamo dell'erba che cresce, che il sole ogni giorno tinge di rosa il cielo e ci riscopre come faceva mia madre quando era ora di alzarsi.
Il sole ci copre e ci scopre rendendoci visibili a noi stessi e agli altri.
La maggior parte delle notti il mio sole è Lui, il Signore che mi viene a trovare...e Sua Madre...e i miei cari che la Sua Parola mi evoca.
Il mio tormento è quando mi viene tolta la connessione per il fracasso di un corpo che urla il suo dolore e fa cadere la linea.
Questo è il mio tormento e l'unica preghiera che riesco a fare in questo tempo a volte incastrato sulla sofferenza, nel silenzio di Dio e risposte degli uomini è l'attesa, muta, attesa che si rompano i sigilli e io possa tornare a dialogare con LUI.
La solitudine mi prostra più che il dolore e la malattia e la notte amplifica lo spazio vuoto, intorno, e mi trovo a navigare nel buio senza vedere nulla a cui appigliarmi, nulla che possa dare un senso a questo viaggio interminabile di non risposte, di fallimenti, di spogliazione.
"Signora lei ha una malattia rarissima, incurabile e progressiva...Signora lei ha disturbi di scarso rilievo...Signora lei deve farsi curare il cervello...Signora lei deve imparare a digiunare da tutto ciò che le piace..."
In questi 50 anni le diagnosi sono state le più svariate, contraddittorie, la guarigione una pura chimera, perchè anche quelli che fanno con coscienza il loro lavoro alzano le mani davanti al mistero che mi porto nascosto dentro di me.
L'incontro con il Signore ha cambiato il mio modo di affrontare i problemi, la vita, in modo graduale, sì che se ci sono notti in cui non riesco neanche a stringere la corona del rosario tra le mani, ce ne sono altre che sollevo lo sguardo al crocifisso appeso sul comodino, un Cristo sofferente che è la risposta a tutti i miei perchè e la miglior medicina per continuare a sperare.
Un tempo al suo posto avevo messo il calendario liturgico che ogni giorno riportava una frase significativa tratta dalla liturgia del giorno.
Per anni la Parola di Dio ha illuminato le mie notti oscure, ma oggi è Lui che parla direttamente al mio cuore attraverso l'immagine dello strazio del suo corpo che non ancora riesce a morire. 
Ai suoi piedi ho messo la piccola e bisunta e scrostata Madonna, trovata nella casa di Sergio, il cugino barbone, che ci ha lasciato in eredità,( oltre a ettari di terra abbandonata, case bruciate o crollate e un sepolcreto in grado di accogliere ancora 4 persone..)
Cosa alimenta la speranza? Il prezzo.
Grazie Signore per tutto ciò di cui ti servi per far lievitare la massa e far crescere così tanto un granello di senapa.
Grazie del tuo Sole, della tua luce, grazie della tua presenza costante accanto a me, anche se non vedo, non sento, non tocco. 
La strada per attendere con gioia è proprio in quello che ci manca a che si sviluppi in pienezza il tuo progetto d'amore.

giovedì 1 dicembre 2016

Mi ami tu?


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” Confidate nel Signore sempre” ( Is 26.4)
Mi chiedo Signore se io sono capace di confidare in te sempre, di perseverare nella preghiera, nella fede, nella speranza, nella carità, nell’amore.
Questa mattina mi interrogo soprattutto sulla mia perseveranza nell’amore non tanto verso i fratelli che vedo di rado ma che porto nel cuore e ti presento ogni volta che mi metto alla tua presenza, quanto sul tuo amore per me.
A volte mi vengono i dubbi, visto come vanno le cose.
Tu hai chiesto a Pietro: ” Mi ami tu?” ed era importante la tua domanda perchè gliel’hai fatta tre volte.
Non ti sei formalizzato alla quantità di amore che desideravi ma ti sei accontentato da subito e da subito gli hai dato l’incarco di pascere le tue pecore con l’amore di cui era capace.
Tu sei Dio e il tuo amore è infinito, questo penso sia l’attributo che più corrisponde alla verità del tuo essere Dio, il mio Dio, il Dio dei miei padri, il Dio di Gesù.
Quando non riesco a lodarti, benedirti e ringraziarti per la prova che ininterrottamente mina il corpo e la mente, notte e giorno protendendo le mie mani verso la tua acqua, la fonte viva e rigenerante della vita, quando la vita diventa solo un peso e il giorno un susseguirsi di no, io mi chiedo se il tuo amore è così grande come lo immagino, come lo desidero, come penso che dovrebbe essere.
Mi chiedo e ti chiedo quanto dovrò aspettare per vivere la gioia di essere tua figlia, di sentirmi definitivamente a casa al riparo da ogni paura e da ogni inganno.
Me lo chiedo dopo l’ennesima notte passata nel tormento del corpo e nella preghiera incessante, me lo chiedo questa mattina che mi appresto a cercare ragioni di speranza, spiragli di luce nella mia insignificante quotidianità.
Ho fatto indigestione della tua Parola Signore, questa notte, nella speranza di trovare un varco a tanta sofferenza, un senso, una direzione a dare al mio cammino, al mio esodo per una terra che non conosco.
“Mi si attacchi la lingua al palato, se ti dimentico Gerusalemme”
Le parole che mi porto dentro e che continuo a ripetermi per paura di rinnegarti.
Oggi credo che la risposta alla domanda se mi ami la debba trovare dopo il capitolo della passione.
Nei misteri gloriosi Maria mi farà vedere scritta nel cielo in terra e in ogni luogo qual è la vera salvezza, dove trovarla e in chi confidare sempre.

sabato 2 luglio 2016

LO SPOSO

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” Berranno il vino, coltiveranno giardini”( Am 9,14)

Finalmente una parola di speranza dopo tanti giorni in cui il profeta Amos ci ha duramente redarguito sulle conseguenze del nostro cattivo operato e Gesù ci ha prospettato le esigenze imprescindibili della sua sequela. 
Lasciare tutto, rinnegare se stessi, non voltarsi indietro e caricarsi della  croce.
Umanamente quello che dice Gesù è pura follia, perché  siamo portati a fare tutto il contrario di quello che dice ci faccia bene.
Perciò in questa vita ci dà negli assaggi , anticipazioni di paradiso, frammenti di luce, scintillanti che si accendono e si spengono non appena vuoi diventarne padrone mettendolo in cassaforte.
Le candele senza aria, al chiuso di un baule si spengono, lo sappiamo, ma continuiamo ad illuderci che quella luce la possiamo monopolizzare solo per noi e per sempre.
Oggi Gesù si presenta come novità assoluta, come qualcosa che non può assolvere alla sua funzione se lo mischi, lo unisci, lo contamini con qualcosa che ha ormai cessato di funzionare.
In questo caso è la legge, i riti, le prescrizioni che vengono meno con la sua venuta.
Quando lo Sposo è presente non serve mandargli lettere, regali, telefonargli, per sentirlo vicino.
Quando ci si incontra si pensa solo a fare festa, a godere dell’amore che ci unisce, a vivere l’esperienza dell’eterno, dell’uno e distinto, dell’infinito, della trascendenza, della comunione.
“Quando lo Sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.”
Così dice Gesù.
Fin quando c’è viviamo la gioia del banchetto di nozze, perché non sappiamo se e quando ci ricapita ancora.
E’ bello, straordinario vivere con Lui accanto, sentirlo sempre presente, non avvertire mai i morsi della fame, ma a volte, per quanti sforzi facciamo, Dio tace, il digiuno ci fa star male.
La fede è basata sulla speranza che berremo vino e coltiveremo giardini, come dice il profeta Amos, ma non è poi così scontato essere sempre svegli, di guardia a scrutare l’orizzonte, ad affinare le orecchie per sentirlo passare nel soffio leggero del vento.
Mi piacerebbe in questo periodo difficile della mia vita sentirlo più vicino, senza dover continuamente fare atti di fede, mi piacerebbe che venisse più spesso a visitarmi, a farmi compagnia, a togliermi il magone, a placare il tumulto dei pensieri, il disorientamento per tutto ciò che è nuovo e non conosco, che non posso tenere sotto controllo.
Mi piacerebbe che la sua pace scendesse su di me e io la possa comunicare a chi mi sta accanto perché smettiamo di farci una guerra inutile e dannosa.
Mi piacerebbe con Lui aprire gli occhi alla meraviglia dell’inizio e credere che è possibile ricominciare tutto da capo, immettere le esperienze passate presenti e future nell’unico giorno senza fine, il giorno delle occasioni favorevoli, delle opportunità di grazia, l’ottavo giorno, quello della Sua resurrezione.
Mi piacerebbe sentirmi risorta in questo tempo di fatica e di dolore, mi piacerebbe sentirmi ogni mattina chiamare per nome mentre lo cerco tra i fiori del mio giardino.
Lo aspetto nel trasalimento dell’anima, nello stupore dei nuovi germogli che si affacciano sugli steli nudi, mi piacerebbe che il vento accarezzando la mia pelle mi trasmettesse il calore delle sue carezze, che il cinguettio degli uccelli al mattino  mi parlassero di lui senza dover cercare gli occhiali per leggere le sue parole sul sacro Libro.
Mi piacerebbe fare meno fatica a vivere questa straordinaria esperienza con Lui che si nasconde nei dirupi, che mi fa attendere, che mette a dura prova la mia fede.
Ma io non ho che Lui e non mi arrendo.
Continuerò a cercarLo anche quando le forze verranno meno, perchè la nostalgia dell’infinito è penetrata nei più segreti anfratti della mia terra desolata.
 
 Solo quando avremo taciuto
(Tonino Bello)
Solo quando
avremo taciuto noi,
Dio potrà parlare.
Comunicherà a noi
solo sulle sabbie del deserto.
Nel silenzio maturano
le grandi cose della vita:
la conversione,
l’amore, il sacrificio.
Quando il sole si eclissa
pure per noi,
e il Cielo non risponde
al nostro grido, e la terra
rimbomba cava sotto i passi,
e la paura dell’abbandono
rischia di farci disperare,
rimanici accanto.
In quel momento,
rompi pure il silenzio:
per dirci parole d’amore!
E sentiremo i brividi della Pasqua.

giovedì 19 maggio 2016

Sale


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” Abbiate sale in voi stessi”(Mt 9,50)
Gesù collega l’esigenza di amare i nostri fratelli più piccoli e bisognosi con il divieto di scandalizzare, essere pietra d’inciampo per loro.
Viene da chiedersi se è proprio vero che uno si può scandalizzare se non fai del bene.
Mi risulta che siamo tanto abituati a farci i fatti nostri che se ci comportiamo diversamente scandalizziano la gente che non può ammettere che ci si possa interessare dei problemi degli altri quando ne abbiamo tanti di nostri.
” Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35)”.
Perciò i cristiani li dobbiamo cercare con il lanternino e dobbiamo accendere la televisione per vederli aggrediti e massacrati in terre lontane mentre sono riuniti nel nome del Signore
Viviamo purtroppo, complice la moderna tecnologia, tanto vicini virtualmente ma non virtuosamente.
Gesù ci invita ad aprire gli occhi, e non solo, sui bisogni dei nostri fratelli.
“Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi piccoli, l’avete fatta a me” .
Ma il peccato forse più grande è il non fare, peccato di omissione e dire che l’omissione di soccorso anche la legge la punisce.
Purtroppo i bisogni dei nostri fratelli non sono sempre palesi e se gli occhi e il cuore li abbiamo da un’altra parte girati non c’è speranza.
“Non hanno più vino” disse Maria invitata insieme a Gesù alle nozze di Cana.
” Ubi oculus ibi amor'( Dove hai gli occhi hai il cuore) e Maria educata alla scuola del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, vale a dire dalla sua famiglia d’origine non si scompone alla risposta brusca, per non dire maleducata di Gesù: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora» e risponde con un invito ai coppieri” Fate tutto quello che Lui vi dirà”.
Il fine giustifica i mezzi e in questo caso il mezzo è la fede che non ti fa arretrare neanche se trovi davanti un muro.
Cosa vuol dirci Gesù quindi con questa pagina di vangelo?
Che dobbiamo aiutare i fratelli tenendo aperti gli occhi del cuore, che il nostro comportamento deve essere di esempio per quelli che ci stanno vicini, che la fede non si dimostra con un teorema, ma con la perseveranza a seguire Gesù e tutti quelli in cui si nasconde, anche quando non li capiamo, anche quando sembra inutile insistere.
Facciamo tutto quello che Lui attraverso lo Spirito ci suggerisce, perchè il sale non diventi senza sapore e non rischiamo di essere scartati e buttati in un secchio.
 

lunedì 2 maggio 2016

Il testimone




Egli darà testimonianza di me; e anche voi date 
testimonianza"(Gv 15,26-27)

Oggi Gesù ci dà una bella e una brutta notizia. La bella precede e segue la brutta. Il vangelo bisogna leggerlo tutto per capirci qualcosa, altrimenti è la fine e ci perdiamo il meglio, il bene per noi.
Quando ero piccola chissà perchè di Dio mi comunicarono solo i precetti e il castigo che ne sarebbe conseguito qualora non avessi obbedito.
La cosa più bella e straordinaria della nostra fede è proprio quell'affermazione di Gesù che dice" Da soli non potete fare nulla" cosa che ho fatto fatica a far diventare mia.
Proprio ieri riflettevo sul fatto che la fede si rafforza man mano che aumenta la consapevolezza dei nostri limiti, ma ancora di più quando ti rendi conto che non sono i limiti che ti portano a Dio quanto le potenzialità che Dio ci ha dato, la vita che ci ha donato, il suo amore senza misura.
Il limite quindi è che non possiamo vivere senza di Lui, lontano da Lui, perchè dipendiamo in tutto e per tutto da Lu"i.
" Perfino i capelli del vostro capo sono contati" è scritto, come anche" Non potete aggiungere ai vostri giorni neanche uno, i vostri giorni sono tutti contati".persecuz
Così l'età, man mano che avanza, ci fa prendere coscienza che niente è scontato, perchè è scontato che tutti invecchiano e prima o poi muoiono, ma quando succede agli altri, però!
La conquista che poi è grazia, dono di Dio è percepire quell'essere ogni giorno creati, fatti, argilla nelle mani dell'eterno e perfetto artista, che di noi vuole fare un vaso il più possibile capiente per contenere la sua grazia.
Oggi la liturgia ci propone alla riflessione una promessa che è associata ad una profezia non tanto piacevole per le nostre orecchie. 
Saremo perseguitati, uccisi nel Suo nome. E questa non è una bella prospettiva.
Di cosa abbiamo bisogno quando accadranno tutte le cose che Gesù ha anticipato ai suoi discepoli e quindi anche a noi che gli abbiamo detto di sì?
" Rimanete nel mio amore" dice Gesù in un altro passo.
Lo Spirito(l'amore di Dio) sarà il testimone nei momenti di tribolazione, di sconforto, di paura, di lotta per portare avanti il suo nome. 
Che significa che sarà il testimone? 
Che Lo Spirito ci confermerà nella fede in Colui che ha dato tutto per i nostri peccati, fede in Gesù che è venuto a mostrarci l'amore del Padre, fede nel Padre che ci ha ripreso nella sua casa per il sacrificio, dono del Figlio, fede nell'Amore che ci ha lasciato perchè non facessimo i salti mortali per ritrovarlo, dopo che è asceso al cielo. 
E' Lui che è sceso, non noi che dobbiamo salire, non dobbiamo costruirci nessuna torre, nessun grattacielo per assaporare quanto è consolante, confortante, vivificante vivere sempre in Lui per Lui e con Lui.

martedì 19 aprile 2016

"La mano del Signore era con loro"( At 11,21)



Io e il Padre siamo una cosa sola (Gv 10,30)

Ieri sul calendario liturgico era evidenziato che "Gesù camminava davanti ad esse ( le pecore del suo gregge)."
Gesù cammina davanti a noi per fare il battistrada, perchè la conosce e non vuole che ci perdiamo o che precipitiamo in un burrone o facciamo brutti incontri.
A noi piace andare avanti, stare in prima fila, decidere autonomamente dove andare e quale strada percorrere per arrivarci, non ci piacciono i consigli, vogliamo fare di testa nostra perchè ci fidiamo solo di noi stessi.
Seguire il nostro istinto, essere autoreferenti non ci giova, ma ce ne accorgiamo solo quando le conseguenze del nostro comportamento ci ricadono addosso e ci travolgono.
Gesù è il buon pastore che conosce la strada e ama le sue pecore.
Ascoltando la sua voce siamo al sicuro.
I discepoli che furono perseguitati furono costretti a fuggire da Gerusalemme, molti furono ammazzati.
Ma quella che sembrava una maledizione si è rivelata una benedizione, perchè se Cristo ce l'hai dentro il cuore e ascolti la sua voce, non puoi fare a meno di annunciarlo in qualsiasi luogo ti trovi.
Ia persecuzione scoppiata al tempo di Stefano portò quindi i discepoli in Siria, in Fenicia, a Cipro e ad Antiochia.
Il seme viene sparso su un territorio sempre più vasto, e feconda terre sempre più lontane.
Ad Antiochia i discepoli furono chiamati Cristiani.
Ogni volta che leggo questo passo penso a quanti sforzi facciamo per convincere gli altri a credere quello che non siamo.
Gesù dovette morire perchè un pagano esclamasse"Costui veramente è figlio di Dio!"
La nostra identità non può essere camuffata da un look, da un titolo, da beni accumulati, da capacità di parlare mistificando la realtà, ma emerge quando non sei tu che parli, agisci, ami, ma lo Spirito opera in te.
Quando la mano de Signore è con te, perchè hai ascoltato la sua voce, vivi in ascolto del suo richiamo, è certo che gli altri non possono sbagliarsi sulla tua appartenenza.
Figli di Dio, fratelli in Gesù, unica famiglia unita dall'amore.
Tutto è dono, s'intende.
Il nostro sì è piccola cosa rispetto ai benefici che ci vengono dall'appartenere ad un così grande e umile sovrano.
Penso ai tanti uomini che stanno fuggendo dai loro paesi che approdano giornalmente ai nostri lidi, rischiando e rimettendoci la vita.
Molti sono cristiani, di cui il mondo occidentale scarseggia.
Il sangue di questi martiri feconderà, concimerà la nostra terra dove rovi, spini e pietre hanno spento la vita .
Sono certa che il Signore non permetterebbe il male se non per ricavarne un bene più grande.

Questo credo, in questo spero, per questo prego.

mercoledì 25 novembre 2015

Non temere!


Meditazioni sulla liturgia di Mercoledì della XXXIV settimana del TO anno dispari

VANGELO (Lc 21,12-19)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza.
Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Parola del Signore

“Sarete odiati da tutti a causa del mio nome"(Lc 21,17)
E' incredibile come le letture di questi giorni facciano il reportage di ciò che sta succedendo oggi, in questo tempo scristianizzato, un tempo dove la furia omicida si riversa su persone e su cose indiscriminatamente.
Il furore e la rabbia è contro l'uomo, qualunque sia la sua religione, l'età, il sesso, la nazione d'origine, perchè quando l'odio acceca spara nel mucchio e colpisce testimoni e indifferenti, atei e credenti, ricchi e poveri, piccoli e grandi.
Ciò che dice Gesù è rivolto a chi crede in lui, ma a quanto pare ci vanno di mezzo anche gli altri.
Nascondere i cristiani e i segni del loro culto non credo servirebbe a salvare la loro vita.
E' l'uomo, fatto a Sua immagine e somiglianza di Dio nel mirino dei terroristi, chiunque ricordi l'immagine impressa nellla terra da cui furono plasmati gli "adam ( i terrestri)".
In un trasfert diabolico per cancellare il timbro, l'effigie in essi impressa la vogliono eliminare in tutti quelli che gliela ricordano,
Ma si può cancellare il DNA , come si fa raschiando la matrice nelle pistole?
Certo che no.
"E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l'anima e il corpo. (Mt 10, 28)" dice Gesù.
La differenza tra chi crede e chi non crede, tra chi cerca di somigliare al modello a cui Dio si è ispirato e lo ascolta e agisce di conseguenza e quelli che invece se ne infischiano è la pace e la serenità che Gesù dona a quelli che gli sono fedeli.
La liturgia ci mette davanti in questi giorni figure di martiri: ieri erano 100 i Santi Martiri Vietnamiti (Andrea Dung Lac e 116 compagni) quelli che abbiamo ricordato.
I martiri ci aiutano a vivere la nostra fede senza tentennamenti, paure e angosce.
Io sono solita dirmi, quando le cose proprio non vanno e gli eventi mi travolgono
" Meno male che non finisce qui!"
E ringrazio il Signore che mi ha aspettato e mi ha aperto la porta perchè potessi rifugiarmi al sicuro nella sua casa.

Lo ringrazio perchè nella Bibbia per 365 volte mi dice “ Non temere!”

sabato 31 gennaio 2015

Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva.



VANGELO (Mc 4,35-41)
In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Le letture di oggi ci parlano della fede che è fondamento della nostra speranza.
Oggi mi chiedo quanta fede io abbia e se nelle avversità, nei pericoli continuo a confidare nel Signore, se mi rassegno ad affondare e morire con Cristo che dorme nella mia barca o pretendo di vivere in eterno una vita da schiavo, una vita di sacrifici per ciò che non dura e non dà vita.
Me lo chiedo dopo aver passato gli ultimi tempi a temere di rimanere per il resto dei miei giorni dipendente dagli altri per qualsiasi spostamento, a rinunciare a quella poca autonomia che mi dava l'avere la patente e la macchina per spostarmi, visto che non cammino.
Ho fatto una fatica bestiale a convincermi che niente è dovuto e che se il Signore aveva permesso un così problematico e rocambolesco rinnovo della patente sicuramente era per il mio e per l'altrui bene.
La sera prima dell'esame Gianni mi aveva invitato, era mezzanotte, a dire un rosario insieme.
"Esortatevi a vicenda" diceva san Paolo nella lettera agli Ebrei, e così è stato. Ne avevo proprio bisogno come di braccia funzionanti per l'esame della mattina.
Che Gianni prendesse l'iniziativa era il primo miracolo a cui sarebbero seguiti tanti altri.
Così anche se il dolore alle spalle e al braccio dalle 4 del mattino( l'esame era alle 8.30) cresceva in modo esponenziale, pure ho cercato di mantenere la calma e di mettermi nelle Sue mani e in quelle di chi mi aveva mandato a sostenermi, avendo sempre davanti il nuovo dispositivo impostomi dalla commissione difficile da gestire.
Ho pensato che il peggio che mi poteva succedere era di non superare la prova e che ci avrei riprovato.
Il Signore certamente si sarebbe svegliato.
Non mi è neanche per un secondo sfiorata l'idea che avrebbe continuato a dormire mentre la barca affondava.
La fede è credere che con Gesù niente ci può succedere e”Certa è questa parola:
Se moriamo con lui, vivremo anche con lui;
se con lui perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, anch'egli ci rinnegherà;
se noi manchiamo di fede, egli però rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso. (2 Tim2, 11-13)

Questa volta si è svegliato in tempo, ma la prossima avrò imparato la lezione del vangelo?
La mia fede si fondi sulla sua Parola sempre, questo è ciò che oggi voglio chiedere a Dio.
Che sia disposta morire con Lui, quando la tempesta è troppo violenta con la speranza che si fonda sulla sua promessa che non moriremo, ma resteremo in vita, perchè è risorto e vive in noi oggi e sempre.

venerdì 30 gennaio 2015

Avete solo bisogno di perseveranza(Eb 10, 36)



senapa

VANGELO ( Marco 4,26-34 )
In quel tempo, Gesù diceva alla folla: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce s pontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce, perché è venuta la mietitura”.
Diceva: “A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? Esso è come un granellino di senapa che, quando viene seminato per terra, è il più piccolo di tutti i semi che sono sulla terra; ma appena seminato cresce e diviene più grande di tutti gli ortaggi e fa rami tanto grandi che gli uccelli del cielo possono ripararsi alla sua ombra”.
Con molte parabole di questo genere annunziava loro la parola secondo quello che potevano intendere. Senza parabole non parlava loro; ma in privato, ai suoi discepoli, spiegava ogni cosa.

La parola di oggi è un invito a perseverare, a credere che Dio continua ad operare nella storia anche se non lo vediamo.
La speranza, che viene meno, man mano che ci rendiamo conto dell’inutilità dei nostri sforzi per vincere il male, poggi sulla Parola di Dio che è fedele alla promessa, sempre.
Il salmo che oggi la liturgia ci propone ci aiuti a pregare e a confidare in Dio.



Salmo 36
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.
Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.
La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.
La salvezza dei giusti viene dal Signore.
Confida nel Signore e fa’ il bene:
abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza.
Cerca la gioia nel Signore:
esaudirà i desideri del tuo cuore.
Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno.
Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Se egli cade, non rimane a terra,
perché il Signore sostiene la sua mano.
La salvezza dei giusti viene dal Signore:
nel tempo dell’angoscia è loro fortezza.
Il Signore li aiuta e li libera,
li libera dai malvagi e li salva,
perché in lui si sono rifugiati.

lunedì 11 novembre 2013

Signore aumenta la nostra fede! (Lc !7,6)




(Lc 17, 6)

Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Signore aumenta la nostra fede, quando abbiamo paura, quando il dubbio ci assale, quando il mondo si crolla addosso, quando se ne vanno gli amici più cari.

Signore aumenta la nostra fede, quando ci sembra di esserci affaticati invano, quando ci sentiamo traditi, non presi in considerazione, sottovalutati, aumenta la nostra fede nella malattia, nel dolore, nelle prove.

Aumenta la nostra fede quando i tuoi silenzi si prolungano, quando ci sentiamo soli e abbandonati, quando ci sentiamo incapaci di perdonare, di amare, di riflettere la tua immagine fedelmente, quando le nostre parole non portano a te, quando siamo di inciampo alla fede dei nostri fratelli, quando giudichiamo, quando siamo schiavi del dover essere, quando non comprendiamo il tuo disegno di salvezza.

Aumenta la nostra fede Signore, quando ci distraiamo e siamo attratti dalle cose del mondo, quando le anteponiamo a te, quando la croce ci pesa e vorremmo scaraventarla lontano attribuendo a te la causa dei nostri guai, quando la morte ci fa paura, quando il male sembra prevalere sul bene, quando perdiamo la speranza.
Aumenta la nostra fede, Signore, quando ci dimentichiamo che tu ci ami sempre e comunque, anche se abbiamo poca fede o non l'abbiamo per niente.