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mercoledì 3 febbraio 2021

" Il Signore corregge colui che ama" ( Mc 5,34 )




 " Il Signore corregge colui che ama" ( Mc 5,34 )

"Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite" scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
"Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato."
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch'ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l'anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo, come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall'altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di... fratello di...come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d'inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c'è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l'obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l'esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l'anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c'è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: "Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?"
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

mercoledì 6 febbraio 2019

Patria




Ed era per loro motivo di scandalo (Mc 6,3)



"Rinfrancate le mani cadenti, e le ginocchia infiacchite" scrive Paolo nella lettera agli Ebrei, perchè ieri come oggi è facile scoraggiarsi, non capire perchè tante cose ci succedono che ci lasciano sconcertati.
"Non avete resistito fino al sangue nella lotta contro il peccato."
Il peccato a cui allude Paolo non è solo quello personale, ma quello le cui conseguenze ricadono su tutti i membri della comunità, pur non essendo tutti peccatori allo stesso modo o non essendolo per niente.
Guardiamo cosa è successo a Gesù, il figlio di Dio durante tutta la sua vita.
Pur essendo senza colpa, si caricò sulle spalle i nostri peccati per liberarci dalla schiavitù del peccato che porta alla morte.
E che dire di Maria, anch'ella concepita senza peccato a cui non una ma sette spade trafissero l'anima, con tutto quello che dovette soffrire come madre di Gesù e come madre nostra, come donna e come sposa di Cristo,come figlia di Dio e sorella in Gesù?
Le vicende della vita di Gesù ce lo presentano, da un lato osannato e cercato per quello che diceva e faceva, per la speranza che aveva riacceso negli animi in attesa di un liberatore, dall'altro rifiutato, perseguitato e messo a morte per paura di perdere i propri privilegi.
Gesù viene rifiutato prima di tutto dai suoi, le persone che lo conoscevano da quando era andato con la sua famiglia ad abitare a Nazaret.
Il carpentiere figlio di... fratello di...come faceva a dire e a fare cose così diverse da quelle che ci si sarebbe aspettati da uno cresciuto in quel luogo con quella famiglia e quella cultura?
E si scandalizzavano di lui.
Lo scandalo è la pietra d'inciampo e, fuor di metafora, significa che ogni novità, ogni cosa che si presenta diversa da quella che ci aspettiamo, ci disorienta e ci irrigidiamo , alziamo i paletti per paura di perdere la nostra posizione.
Cambiare posizione non è facile, specie se ci stai da molto tempo e ci stai comodo.
Gesù scomoda tutti, non c'è dubbio, fino a quando non ci mettiamo sulla traiettoria giusta per raggiungere l'obbiettivo.
Così Gesù limitò i miracoli a Nazaret solo a pochi che lo accolsero senza pregiudizio.
Il rifiuto della novità di Gesù portò i suoi compaesani ad essere privati della grazia.
Se noi non riusciamo a spostarci, Dio ci ha dato l'esempio per primo, scendendo dal cielo su questa terra, incarnandosi e diventando un uomo come noi.
Come potè sentirsi Maria, la madre, quando il figlio si allontanò da casa?
Il rifiuto dei compaesani e dei famigliari fu la prima spada che le trafisse l'anima.
Ma quanto ancora doveva soffrire la madre che, come noi sperimentiamo nella nostra esperienza umana, è quella che si carica sopra le spalle tutti i dolori del figlio.
Non c'è dubbio quindi che la sofferenza non sia riservata solo a chi pecca, che la lotta sia solo per il peccato commesso personalmente.
Tutti prima o poi sperimentiamo che per essere felici dobbiamo diventare fecondi, capaci di dare vita, di uscire dalla nostra terra e andare incontro a Gesù.
Il passo del Vangelo di oggi mi conferma ciò che vivo nel quotidiano.
Nessuno è profeta in patria.
Lo sperimentiamo ogni giorno il fatto che a casa tua, nella tua parrocchia, nel tuo movimento nessuno ti sta a sentire, mentre gli sconosciuti pendono dalle tue labbra, se così si può dire.
Per tanto tempo questo è stato il mio cruccio, ma ora cerco di affidarmi al Signore e ogni mattina gli dico: "Parla, il tuo servo ti ascolta. Cosa posso fare per te?"
Mi sono liberata da tanti pensieri da quando cerco non in me ma in Lui la luce che illumina il cammino.
Maria è la mia consigliera, il mio esempio costante nelle cui mani depongo la mia preghiera.
La mia patria è la sua casa, dove ho nostalgia di tornare.

lunedì 13 agosto 2018

Percepii in visione la gloria del Signore (Ez 1,28)




Meditazione sulla liturgia di 
lunedì della XIX settimana del Tempo Ordinario

PRIMA LETTURA (Ez 1,2-5.24-28)
Così percepii in visione la gloria del Signore.
Era l’anno quinto della deportazione del re Ioiachìn, il cinque del mese: la parola del Signore fu rivolta al sacerdote Ezechièle, figlio di Buzì, nel paese dei Caldèi, lungo il fiume Chebar. Qui fu sopra di lui la mano del Signore.
Io guardavo, ed ecco un vento tempestoso avanzare dal settentrione, una grande nube e un turbinìo di fuoco, che splendeva tutto intorno, e in mezzo si scorgeva come un balenare di metallo incandescente. Al centro, una figura composta di quattro esseri animati, di sembianza umana. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali.
Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore. Quando la vidi, caddi con la faccia a terra.
Parola di Dio

Salmo 148
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria.

VANGELO (Mt 17,22-27)
In quel tempo, mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.
Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì».
Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei».
E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va’ al mare, getta l’amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
Parola del Signore

Nel Vangelo e nella Scrittura in generale ci sono situazioni che si contraddicono, perché se ne evince una morale che non è statica, che deriva da una verità che sembra anch'essa variare a seconda dei casi.
Nella prima lettura di oggi il profeta in esilio vede la gloria di Dio manifestarsi fuori dal tempio, luogo per istituzione delegato alla sua manifestazione gloriosa.
Gesù molto più spesso contesta la valenza del tempio istituzionale, attribuendosi un valore di gran lunga più alto di un edificio fatto di mattoni, destinato ad essere distrutto.
"Di questo tempio non rimarrà pietra su pietra".
Lui è il nuovo tempio e verrà il giorno in cui Dio sarà adorato in spirito e verità, nel suo Corpo Mistico, vale a dire nella Chiesa.
Gesù è venuto quindi ad abbattere una convinzione, una verità stratificata e mai messa in discussione, per cui era obbligatorio almeno una volta nella vita salire al Tempio di Gerusalemme.
Quando il tempio fu distrutto definitivamente, gli Ebrei si sentirono smarriti, senza punti di riferimento e da lì cominciò la diaspora.
Invece prima della venuta di Cristo la distruzione o l'allontanamento da esso, creavano nel pio israelita uno stato di profonda prostrazione come se Dio lo avesse abbandonato e fosse solo a lottare in terra straniera.
Man mano che si avvicina il tempo di Gesù le idee si chiariscono e, come in questo passo che la liturgia oggi ci propone, Ezechiele parla della gloria di Dio che si manifesta sul fiume Chebàr.
Del resto ieri profeta Elia torna all'Oreb, per parlare con il Signore, facendo un cammino inverso rispetto a quello fatto nell'Esodo.
Il tempio è il luogo dove Dio si manifesta.
Questo è il messaggio.
La bontà di Dio è infinita e infinita la sua fantasia, sì che non possiamo imbrigliarlo in delle mura o su una montagna o su un fiume particolare.
Tutti i luoghi della memoria sono templi, luoghi in cui Dio si è manifestato all'uomo, tanto che una stele era sempre eretta dal popolo nomade a ricordare un fatto in cui Dio aveva fatto sentire particolarmente la sua presenza.
Le chiese che sono sorte nei secoli poggiano le fondamenta sempre su una reliquia di qualche santo lì trasportata per volere dell'uomo o per un caso fortuito o per meglio dire provvidenziale.
Comunque sempre più mi convinco che Dio è qui e non debbo cercarlo nelle chiese come scrisse la mia prima alunna di liceo quando gli proposi come tema un pensiero di Bacone che diceva pressappoco così: "Questo Dio che celebro nelle mie carte io lo vedo presente ovunque, lo vedo nei fiori del mio giardino, lo vedo nell'aria che respiro…"
Ma Gesù, nonostante le trasgressioni alla legge del sabato molto evidenti e provocatorie gli abbiano procurato la condanna a morte, nonostante abbia anche scandalizzato con la cacciata dei cambiavalute dei venditori dal tempio, in questo passo del Vangelo sembra seguire un'altra strategia.
Lui, figlio di Dio, era logico che non dovesse dare nessun tributo a Dio, suo Padre, ma solo l'obbedienza che sappiamo quanto gli costò.
In questo caso però la sua preoccupazione è non scandalizzare, per cui dice a Pietro di cercare la moneta, pescando un pesce e cercandola nella sua bocca.
Il termine ichthys (nella grafia greca del tempo ΙΧΘΥΣ) è la traslitterazione in caratteri latini della parola in greco antico: Ἰχθύς, ichthýs ("pesce"), ed è un acronimo usato dei primi cristiani per indicare Gesù Cristo.
Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore.
Dalla bocca del pesce, quindi da Gesù trarremo ciò che ci serve per dare a Dio l'obbedienza.

giovedì 19 maggio 2016

Sale


25334-vangelo1

” Abbiate sale in voi stessi”(Mt 9,50)
Gesù collega l’esigenza di amare i nostri fratelli più piccoli e bisognosi con il divieto di scandalizzare, essere pietra d’inciampo per loro.
Viene da chiedersi se è proprio vero che uno si può scandalizzare se non fai del bene.
Mi risulta che siamo tanto abituati a farci i fatti nostri che se ci comportiamo diversamente scandalizziano la gente che non può ammettere che ci si possa interessare dei problemi degli altri quando ne abbiamo tanti di nostri.
” Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35)”.
Perciò i cristiani li dobbiamo cercare con il lanternino e dobbiamo accendere la televisione per vederli aggrediti e massacrati in terre lontane mentre sono riuniti nel nome del Signore
Viviamo purtroppo, complice la moderna tecnologia, tanto vicini virtualmente ma non virtuosamente.
Gesù ci invita ad aprire gli occhi, e non solo, sui bisogni dei nostri fratelli.
“Qualunque cosa avete fatto ad uno di questi piccoli, l’avete fatta a me” .
Ma il peccato forse più grande è il non fare, peccato di omissione e dire che l’omissione di soccorso anche la legge la punisce.
Purtroppo i bisogni dei nostri fratelli non sono sempre palesi e se gli occhi e il cuore li abbiamo da un’altra parte girati non c’è speranza.
“Non hanno più vino” disse Maria invitata insieme a Gesù alle nozze di Cana.
” Ubi oculus ibi amor'( Dove hai gli occhi hai il cuore) e Maria educata alla scuola del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, vale a dire dalla sua famiglia d’origine non si scompone alla risposta brusca, per non dire maleducata di Gesù: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora» e risponde con un invito ai coppieri” Fate tutto quello che Lui vi dirà”.
Il fine giustifica i mezzi e in questo caso il mezzo è la fede che non ti fa arretrare neanche se trovi davanti un muro.
Cosa vuol dirci Gesù quindi con questa pagina di vangelo?
Che dobbiamo aiutare i fratelli tenendo aperti gli occhi del cuore, che il nostro comportamento deve essere di esempio per quelli che ci stanno vicini, che la fede non si dimostra con un teorema, ma con la perseveranza a seguire Gesù e tutti quelli in cui si nasconde, anche quando non li capiamo, anche quando sembra inutile insistere.
Facciamo tutto quello che Lui attraverso lo Spirito ci suggerisce, perchè il sale non diventi senza sapore e non rischiamo di essere scartati e buttati in un secchio.