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lunedì 9 marzo 2020

Compleanno




9 marzo 2020
ore 6.42
Chiedete e vi sarà dato (Mt 7,7)

Chissà cosa stava chiedendo mia madre a quest'ora mentre io mi accingevo ad iniziare la mia avventura nel mondo!
Sicuramente dopo quei nove mesi di fuoco voleva sentirsi liberata di quel pesante fardello, che aveva dovuto portare nella pancia in un periodo di lupi, luci sinistre, fughe, paura, lotta per la sopravvivenza.
Costretta a traslocare tante volte dal sicuro rifugio, si era dovuta allontanare in estate quando i foschi bagliori di guerra minacciavano la città di Pescara.
Era riuscita con sacrificio e con tanto amore a trovarsi una camera ammobiliata dove vivere gli incontri con mio padre, quando tornava in licenza.
Il primo figlio era nato da poco, a gennaio, e finalmente potevano godersi un po' di pace in una casa tutta loro.
Non si erano uniti il giorno delle nozze, perchè rimanesse illibata nel caso non fosse più tornato, godendo comunque della pensione di guerra.
Quello fu il primo di tanti atti d'amore perchè si accontentò solo di fare con lei, a cerimonia finita, una passeggiata per poi subito ripartire.
L'anno dopo decisero di mettere su casa e nacque mio fratello, ma intanto il cielo si faceva sempre più fosco per i venti minacciosi di guerra.
Così, dopo la sua nascita a gennaio del 1943, mamma si convinse a trasferirsi a Paglieta dove faceva scuola, portandosi dietro tutti quelli della famiglia d'origine che non aveano impegni lavorativi...ed erano tanti.
Mio padre le aveva lasciato un regalo a giugno, prima di ripartire, un piccolo seme che doveva custodire, alimentare e portare alla luce.
Furono mesi duri quelli che vennero dopo, per il piccolo seme, sottoposto a prove che lo fortificarono per reggere le dure battaglie della vita.
Cosa dire di quello che dentro l'antro buio dell'utero di mia madre io pensai, senza vedere e neanche immaginare?
Certo mia madre non poteva tenersi tutto per sè e a quel frugolino dentro la pancia non potè fare a meno di comunicargli la sua paura, quando un soldato gli puntò un fucile sul petto, mentre
prendevano mio padre per scavare trincee,
Non poteva non comunicarmi lo smarrimento e la fatica di scappare quando il banditore avvertì che il fronte stava avanzando, quando dormirono in 5000 dentro un teatro, quando papà si ripresentò dopo lo scioglimento dell'esercito, con i vestiti a brandelli e non solo, e tanti chilometri sulle spalle da La Spezia, la maggior parte percorsi a piedi.
Mi trasferì la fatica, i digiuni, le ansie ma soprattutto le preghiere che era solita rivolgere alla nostra Madre celeste.
Quelle sì che me le ricordo perchè tante volte mi ha raccontato del miracolo della  supplica alla Madonna di Pompei, mentre in cento si sono ritrovati in un casolare preso di mira dalle bombe amiche o nemiche non so, che tacquero all'Amen finale. 
Di tutti quei viaggi per scappare e per tornare mi è rimasta la forza e la speranza, la morte e la vita,  ma soprattutto il sodalizio di due sposi che avevano fatto una scommessa sul loro amore...
Sono nata a cavallo, nel passaggio dalla notte al giorno, a cavallo della linea di demarcazione tra oppressori e liberatori, tra la guerra e la pace, tra la Quaresima e la Pasqua.
Sono nata proiettata in un futuro di speranza, ma sto ancora calpestando la sabbia del deserto.
Questa mattina non volevo mancare all'appuntamento della mia nascita e ci sono riuscita.
Mi sono collegata con mamma e papà e con loro ho detto grazie a Dio perchè non mi hanno abortita nè prima, nè dopo la mia nascita, stringendomi in vincoli d'amore, mostrandomi la tenerezza di Dio attraverso il loro sentimento che ha superato i confini del tempo e dello spazio, amore da cui ancora oggi mi sento garantita, perchè poggia sulla fedeltà, sulla promessa che non delude, un arcobaleno che affonda nella pozza rigenerata dallo spirito della nostra umanità imperfetta.
Grazie Signore della vita, grazie di questa straordinaria avventura fatta in tua compagnia, grazie per i genitori che mi hai dato, una madre e un padre responsabili, che non su loro ma su te hanno fondato la loro unione, grazie per la fede che in Maria li ha resi saldi e perseveranti nella speranza che non delude, grazie perchè a Maria hanno presentato sempre i loro progetti perchè li portasse a te.


domenica 17 dicembre 2017

45 anni fa



Il 17 dicembre di 45 anni fa nasceva nostro figlio, dopo 9 mesi di attesa e di inenarrabili sofferenze.
Quando nacque non mi preoccupai di ringraziare chi mi aveva fatto recapitare quel dono in un modo così rocambolesco e sofferto. Ero fiera di avercela fatta a conseguire l'ultimo traguardo che mi ero prefissata, dopo tanto travaglio.
A ridosso del Natale, la meta pensavo di averla raggiunta, con qualche giorno d'anticipo.
Poi il travaglio, quello vero, è venuto, con la malattia.
Ho perso di vista quel dono negli anni che mi tennero lontana da casa alla ricerca di qualcuno o qualcosa che potesse guarirmi.
Lo riabbracciai quando aveva 5 anni e mi trovai davanti uno sconosciuto.
Da allora cercai tutte le strade per riconquistarne l'amore, ma il filo sembrava definitivamente spezzato.
Nella nostra latitanza genitoriale lo affidammo alla chiesa, perchè si prendesse cura di lui. lo avrebbe salvaguardato dai pericoli, mentre mia madre provvedeva ai suoi e ai nostri bisogni materiali.
Non abbiamo preparato insieme nè presepi, nè alberi, nè dolci per il Natale. Lui, insieme ai suoi amici scout, li preparava in chiesa e faceva la veglia alla vigilia e cantava e pregava unito al branco, accompagnato dalla chitarra, sua inseparabile compagna.
Noi, soli in casa, aspettavamo che ritornasse, perchè la malattia m'impediva di soddisfare anche la più elementare curiosità di vedere cosa faceva.
Poi l'amore trovato a 17 anni, in quel contesto di servizio, di gioco e di preghiera.
A giugno del 2001 si è sposato.
Oggi questo figlio, a fatica riconquistato, affidandomi i suoi bambini, mi dà l'opportunità di scoprire quanto è grande l'amore di Dio, attraverso tutto ciò che un tempo davo per scontato.
Ai suoi figli ho scritto tante lettere, a lui una soltanto, in occasione del suo matrimonio.
Oggi, giorno del suo compleanno, mi piacerebbe la rileggesse con me e con voi, perchè insieme possiamo lodare e benedire il Signore che continua a farci regali anche se non gli diciamo grazie.
Questa è la lettera

LA TUA STANZA



Franco, manca poco e la tua stanza sarà vuota di vestiti, di scarpe, di fogli, di libri, di dischetti e CD messi lì alla rinfusa, abiti stropicciati, sparsi ovunque, fili aggrovigliati che spuntano e s’intrecciano e s’insinuano fra le multiformi e variopinte scartoffie che sciabordano dagli scaffali che non le contengono.

Quel tuo voler fare le tante, troppe cose che il tempo ti strappa di mano, quel frutto che vuoi cogliere subito, la tua voglia di bruciare le tappe, ti portano a lasciare indifese le tracce di ciò che sei, di ciò che cerchi, di ciò che comunque vuoi nascondere, senza riuscirci.


Franco, la tua camera oggi parla di te, più forte, mentre pian piano togli di mezzo ciò che è tuo, ciò che fino a ieri sembrava mio solo mio, perché tu eri cosa mia, come i tuoi pensieri i tuoi desideri i tuoi sogni che ti ostinavi a negarmi…tutto, tutto ciò che, essendo tuo, pensavo mi appartenesse.

Ora te le porti lontano le cose che non sono mai state mie, le strappi dalla tua stanza stupita, dal mio cuore sconvolto da questo temporale di maggio, le porti via senza ordine, senza niente buttare, perché bisognerebbe fare una scelta ed è difficile, specie in questi momenti convulsi che ti separano dal matrimonio.

Le cose, Franco, lo so, lo sai, non vanno lontano: da un armadio ad un altro armadio, guarda caso distante 10 metri…
O di più?
Ma il tuo cuore, Franco, quello dove lo porti?
Il vuoto che lasci di te, del tuo disordine assurdo, dei tuoi silenzi, dei tuoi nervosismi, delle tue attenzioni nascoste, dei tuoi gesti gentili mischiati al fracasso di ciò che non volevi apparisse, della voglia di dirmi, di dirci che ci volevi bene, che volevi ti amassimo come tu sei, come ti sforzavi di essere senza riuscirci, mi sembra incolmabile.
I tuoi diari, lasciati per caso, senza parere poggiati su un tavolo, dimenticati in un angolo, erano lì ad aspettare che qualcuno li aprisse, per capire e conoscere ciò che ti ostinavi a nascondere.
Per sbaglio ne ho aperto, un giorno lontano una pagina e vi ho trovata scritta una preghiera.
L’ho letta perché era bella, perché era tua, perché non mi sembrava di violare un segreto, visto che l’avevi lasciata lì ad aspettare che finalmente mi accorgessi che c’eri, che il tuo cuore batteva, che avevi trovato un compagno, un amico a cui confidare il tormento e la pena dell’essere soli, un amico che non conoscevo.
Ora quell’amico anch’io l’ho trovato, ora possiamo parlare con Lui e di Lui senza riserve, senza che la vergogna e il pudore ci chiuda la bocca, ora possiamo sentirci vicini, perché è Lui che ci porta lì dove non sapevamo salire.
Non siamo più soli, perché se l’uno l’altro perde di vista, Lui ci sente e ci rimette in contatto, ricordandoci che l’amore non conosce distanze, riempie i vuoti dell’anima, i vuoti delle stanze deserte, che non rimangono mute, quando un figlio si sposa, quando una madre, invecchiando, non può condividere le sue spensierate e giovani scelte.
Lui è quello che, saldandoli, ricongiunge, i fili spezzati, è quello che riempie di luce le stanze buie e gelate, riscaldandole con il suo dolce tepore.

Oggi, Franco, guardando la tua stanza, a tutto questo ho pensato.
Se non mi fossi fermata un momento, per scriverti dello strazio delle cose portate lontano, non avrei potuto gioire del dono stupendo di cui tu sei stato strumento: il Compagno, l’Amico con cui tu te ne vai, ma anche quello che tu lasci qui dentro, perché in fondo ciò che conta è vedere nella morte dei nostri pensieri la vita dei nuovi pensieri, che sbocciano nel cuore irrigato dal pianto e purificato dall’aria, che soffia leggera sulle cose trasformate da Dio.

31 maggio 2001



martedì 8 settembre 2015

Natività della Vergine Maria



PREGHIERA


Oggi è la tua festa o Madre, che tuo figlio ci consegnò sotto la croce perchè ti accogliessimo in casa nostra e la rendessimo degna di ospitarLo per sempre.
Oggi è il giorno in cui tu fosti consegnata al mondo per accogliere nel tuo grembo immacolato e puro Cristo Signore.
Oggi si compie la Scrittura che annuncia ai popoli la salvezza attraverso una donna.
Tu Maria fosti predestinata a diventare la madre di Dio, terreno santo e immacolato, terra dissodata e soffice, perchè il seme dello Spirito fosse nutrito e reso visibile al mondo.
Tu Maria mi insegni tutto ciò che mi manca per essere figlia, madre e sposa del nostro Creatore.
Ti ci hai tracciato la trada, a te umili ricorriamo, esuli figli di Eva, a te volgiamo il nostro sguardo, a te chiediamo aiuto per diventare tempio della Sua presenza in mezzo a noi.
Tu sei ciò che era necessario perchè il culto fosse perfetto, la chiesa fatta di pietre vive di cui Cristo è il capo e noi le membra.
Ma tu Maria sei stata la prima culla, il primo umile riparo in cui Gesù potè posarsi e vivere per poi venire alla luce.
Mi piace pensare che la tua festa sia anche la nostra festa perchè sei la battistrada di un percorso che ci porta in paradiso se ti seguiamo, se prendiamo esempio da te, se meditiamo i misteri della gioia, della luce, del dolore e della gloria con te, li filtriamo attraverso i tuoi occhi e il tuo cuore.
Grazie Maria perchè senza tante parole, pochissime in verità, ci continui a dare un esempio di come vivere l'umiltà, l'obbedienza, il silenzio, la preghiera, nell'attesa, nel dolore e nella gioia il mistero che avvolge ogni uomo.
Grazie Madre perchè a te ho imparato a rivolgermi ogni volta che cerco tuo figlio, grazie perchè mi ricordi tutto quello che ha detto e ha fatto per noi.
Voglio oggi dire a me e a tutti gli uomini quel Kàire che l'angelo ti rivolse quando ti annunciò la nascita di Dio nel tuo grembo verginale.
A tutti voglio dire Kàire, rallegrati, rallegriamoci perchè il Signore è con noi sempre.
Maria aiutaci tu a non dimenticare tanti suoi benefici!

sabato 9 marzo 2013

Compleanno


Non c'è che dire, sono nata in Quaresima. Non ci avevo mai pensato. Perciò la mia vita è stata e continua ad essere così tribolata.
Dalla Quaresima cosa puoi aspettarti?

Ricordo Bologna, la città dei miei studi, dove di questi tempi si cominciava ad uscire, ad incontrare i ragazzi, perché l'aria era più calda e la primavera alle porte.
Già, sono nata a ridosso della primavera.
A dire il vero sono nata alle sette del mattino che significa a conclusione della notte, di una notte buia, ancora più buia perché c'era il coprifuoco e mio padre dovette chiedere il permesso per andare a chiamare la levatrice.
Sono nata a ridosso del fronte: gli americani da un lato, i tedeschi dall'altro.
Il paese dove i miei erano sfollati era ancora in mano tedesca.
Mi chiamarono Antonietta come mia nonna, la madre di mio padre, che poco conobbi e che poco frequentai, ma che ricordo per via del rosario che stringeva tra le mani, quando scoppiavano i temporali, e ci chiamava raccolta, come la chioccia i suoi pulcini, sul grande lettone, per dire le avemarie.
Mi chiamarono anche Maria perché alla Madonna si affidavano le figlie femmine.
I maschi rimanevano, a quello che mi risulta, senza protezione. 
Forse perchè le donne ne avrebbero avuto molto più bisogno, a guardare la storia.
Sono nata a cavallo, nel passaggio dalla notte al giorno, a cavallo della linea di demarcazione tra oppressori e liberatori, tra la guerra e la pace, tra la Quaresima e la Pasqua.
Sono nata proiettata in un futuro di speranza, ma sto ancora calpestando la sabbia del deserto.
Di questi tempi, quando l'inverno è alle spalle, da sempre sono costretta a rivedere il mio stato di salute per via delle difese immunitarie che si sono abbassate.
I ricoveri, gli interventi, le indagini diagnostiche, le visite, i viaggi della speranza, le complicazioni, tutte, da 40 anni e passa si concentrano in questo periodo.

Il 15 marzo del 1972 concepimmo nostro figlio, rimasto unico per via delle suddette quaresime.
A Natale però è venuto alla luce.

Sono morta e risorta tante volte, non c'è che dire.

La Parola che oggi la liturgia mi propone mi aiuta a sperare ancora.
(Os 6,1-6)

«Venite, ritorniamo al Signore:
egli ci ha straziato ed egli ci guarirà.
Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà.
Dopo due giorni ci ridarà la vita
e il terzo ci farà rialzare,
e noi vivremo alla sua presenza.
Affrettiamoci a conoscere il Signore,
la sua venuta è sicura come l’aurora.
Verrà a noi come la pioggia d’autunno,
come la pioggia di primavera che feconda la terra».

lunedì 17 dicembre 2012

Miracoli

Oggi, nostro figlio compie 40 anni.
Sono riuscita a fargli una torta, nonostante il vento soffiasse contrario, dalle fruste inadatte per montare la panna, alla crema che era uscita troppo liquida, al pan di spagna che non ho trovato, ai savoiardi che erano pochi, alla mia difficoltà di usare le mani e di stare in piedi.
Ce l'ho fatta dicevo, ricordando il tempo passato quando non mi sgomentava neanche un esercito di bambini, purchè Franco fosse felice.
Non ho mai comprato nulla di fatto e andavo orgogliosa della mia capacità di provvedere non solo al cibo ma anche al divertimento.
Lo scorso anno, fu la prima volta che non riuscii a fargli nulla e ricordo che piansi, quando gli feci gli auguri.
Pensavo che era proprio finita e invece...
ECCOLA!


Voglio ringraziare il Signore perchè non finisce mai di stupirmi.

sabato 10 marzo 2012

Dio è amore


Ieri è stato il mio compleanno. 
Le parole  di questo salmo esprimono meglio di quanto io sia capace, lo stato d'animo che l'ha accompagnata.
L'ho trovato e l'ho fatto mio al risveglio, l'ho portato ieri sera all'incontro con i fidanzati, per pregarlo insieme a loro, a conclusione della giornata.
E' quello che oggi la liturgia ci propone.

 (Salmo 103)
Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
egli sazia di beni i tuoi giorni
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie,
ai figli d'Israele le sue opere.

Buono e pietoso è il Signore,
lento all'ira e grande nell'amore.
Egli non continua a contestare
e non conserva per sempre il suo sdegno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati,
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come il cielo è alto sulla terra,
così è grande la sua misericordia su quanti lo temono;
come dista l'oriente dall'occidente,
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli,
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Perché egli sa di che siamo plasmati,
ricorda che noi siamo polvere.
Come l'erba sono i giorni dell'uomo,
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
Lo investe il vento e più non esiste
e il suo posto non lo riconosce.

Ma la grazia del Signore è da sempre,
dura in eterno per quanti lo temono;
la sua giustizia per i figli dei figli,
per quanti custodiscono la sua alleanza
e ricordano di osservare i suoi precetti.
Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono
e il suo regno abbraccia l'universo.

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli,
potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola.
Benedite il Signore, voi tutte, sue schiere,
suoi ministri, che fate il suo volere.
Benedite il Signore, voi tutte opere sue,
in ogni luogo del suo dominio.
Benedici il Signore, anima mia.

Un grazie di cuore a voi, amici più cari: Daniela, Riccardo, Gus, Saray, Lucia, Mariella,Cuoredipizza, Censorina, misterloto, Nicodemo (dinotte),Giuliana, che ci siete anche quando io non ci sono.

sabato 31 dicembre 2011

Papà


Sfogliando il diario


90 anni

1 gennaio 2003 ore 0, 37

La festa è finita, gli invitati sono tornati a casa.

In questa atmosfera silenziosa e ovattata dove giungono da lontano gli ultimi spari di una festa che non vorrebbe mai finire, sono qui nel letto a pensare.

Questa notte gli spari li ho visti seduta su una poltrona, dietro i vetri della sala, stretta stretta a Giovanni, che, stupito, seguiva i colori e i rumori che si avvicendavano nel cielo.

Anche se non abbiamo fatto niente di speciale, pure è stata una bella serata, con papà a capotavola e la torta piccina con su scritto90 così grande che mi ha fatto paura.

90 anni, quanti sono!

Quanti mi sono sembrati, se li misuro con i miei, che già mi sembrano tanti!

Ogni anno è fatto di mesi, di giorni, di ore, di minuti, di attimi.

Quante gioie, quanti dolori, quanta fatica nel procedere sulla strada maestra!

Papà ricordava la guerra, questa sera: la prima guerra mondiale, la rivoluzione fascista, la seconda guerra mondiale a cui lui pure ha partecipato.

La guerra è fatta di bombe, di esplosioni, di paura.

Questa notte la gente, per divertirsi, ha colorato i rumori di morte, ha cambiato i connotati ai colpi crudeli e non ha potuto fare a meno di giocare con il fuoco.

Tanti soldi, tante energie per ricreare l’atmosfera che a mio padre un tempo fece paura e che stasera ha fatto sgranare gli occhi a Giovanni.

L’uomo non sa fare altro che giocare con il fuoco e non sa che finirà irrimediabilmente per bruciarsi.

In questa notte penso a mio padre che ha compiuto 90 anni e ha tante cose da raccontare, penso a chi non ha ricordi e se li deve inventare.

Papà

31 dicembre 1912-12 luglio 2004

Quando un uomo giusto e sazio di anni muore, non ci sono parole che servono per riempire ciò che lui ha provveduto a riempire e a lasciare colmo.

Vogliamo ringraziare il Signore per papà, un uomo che non ha bisogno di chi aggiunga qualcosa di più di quanto egli stesso non abbia testimoniato con la sua vita.

Del tempo che ci ha concesso per apprezzare fino in fondo quale grande dono ci ha fatto, benediciamo e lodiamo Dio, che ha ispirato i suoi pensieri, le sue parole, le sue azioni.

Chiediamo a Lui di poter conservare saldi nel nostro cuore i valori che papà ci ha trasmesso: il più prezioso dei quali è quello di una famiglia unita nell’amore.

 Appuntamenti
12 luglio 2010

Cinque anni dopo la morte di mio fratello, lo stesso giorno, papà è andato a raggiungerlo, come se si fossero dati appuntamento per una vacanza.

La fede ci fece incontrare prima che partisse.
Era bello, negli ultimi tempi parlare di quante volte il Signore attraverso la Madre ci rispondeva.
Facevamo a gara per raccontarcelo, lui cieco e ancorato alla sedia si dispiaceva per me che ero giovane e che anzitempo ero stata chiamata a soffrire.
Parlavamo del viaggio che si accingeva a fare come fosse cosa normale, anzi necessaria.
"Una pianta , quando è piccola, si mette in un piccolo vaso, poi, man mano che cresce si mette in un vaso più grande" gli dicevo.
"Ma arriva il momento che non ci sono più vasi che possano contenerla e deve essere piantata in un grande giardino" concludeva lui.

Nelle mani gli ho messo il mio rosario di legno, perchè potessimo insieme continuare a pregare.
Era quello che una persona di fede, conoscendo la mia avversione viscerale con questa devozione, in chiesa se lo sfilò dalle mani, e me lo diede con l'augurio che potessi trovarvi conforto, consolazione, forza, intimità più profonda con il mistero di Dio e con sua madre, chiamata per prima ad accoglierlo e a viverlo.
Dai grani di quel rosario si sprigionava un calore profondo, rassicurante, intenso  quando pensavo a quante persone erano in  quei grani, con le loro storie di sofferenza e di morte... quante speranze, quante invocazioni d'aiuto, quanti atti di fede!
In quel legno d'ulivo c'era la passione dell'uomo e la compassione di Dio, c'era l'amore messo in circolo dal sì di Maria, diventata pian piano la nostra compagna di viaggio, mia e di papà, la nostra infermiera notturna, la via privilegiata e sicura per entrare nella casa del Padre attraverso il cuore del Figlio.


 La scala

31 dicembre 2013

Quando la notte non riesco a dormire  mi aggrappo a quel rosario che misi tra le dita di papà,  quando ci lasciò. 
Ogni notte la scala diventa più salda e sicura, ogni notte mi guadagno un pezzetto di cielo, mentre lui mi stende la mano.


martedì 6 aprile 2010

A Giovanni che compie 8 anni




(Giovanni con Emanuele e il nonno)
Per il tuo primo compleanno avremmo voluto comprarti il mondo, tutto insieme te lo avremmo voluto portare davanti, perché tu godessi e stupissi delle meraviglie che Dio vi ha racchiuso.
Ma come avremmo potuto trasportare nella tua casa, nella tua stanza, nel box o nel tuo piccolo letto tutto quello che abbiamo trovato?
Nell'attesa che il mondo ti entrasse nel cuore, che i colori ve li stampasse il cielo, il mare e quanto essi racchiudono, ci siamo impegnati a regalarti la speranza di una eredità  di gioia, di pace, di  vita . 

Quando avevi 4 anni, mi hai regalato questo disegno, stupendo tutti, perchè nessuno ti aveva ancora insegnato a leggere e a scrivere.

Per quel prato che non abbiamo coltivato
Per il sole, per la pioggia
Per la brezza leggera
Che il tuo seme ha trasportato
Vogliamo ringraziare il Signore
Perché grande è il suo amore per noi.

A te proprio aveva pensato
Per ricordarcelo
Quando ti ha chiamato per nome.




Con l'augurio che tu sappia sempre apprezzare quanto sia generoso il Signore ti stringiamo forte al nostro cuore insieme alla tua mamma e al tuo papà.

BUON COMPLEANNO !


Nonna Etta e nonno Gianni