Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
giovedì 16 maggio 2019
"Un servo non è più grande del suo padrone"(Gv 15,20)
lunedì 13 agosto 2018
Percepii in visione la gloria del Signore (Ez 1,28)
lunedì 25 giugno 2018
"Non giudicate e non sarete giudicati"(Lc 6,37)
sabato 23 giugno 2018
"Osservate come crescono i gigli del campo".(Mt 6,28)
"Osservate come crescono i gigli del campo".(Mt 6,28)
I gigli dei campi, gli uccelli del cielo…
Chi si è accorto che c'erano?
A ragione il primo esperto a cui mi rivolsi per le crisi di panico mi disse alla fine di un lungo soliloquio: "Lei non vede il colore dei fiori, non sente il loro profumo!"
Allora pensai che non aveva capito niente di me, di quella paura improvvisa che mi destabilizzava e mi faceva sentire i brividi della morte.
Avevo paura Signore di lasciare gli schemi rassicuranti di una vita, dove tutto è prevedibile, tutto gestibile, tutto programmabile.
“Volere è potere” era il mio motto e in quanto a volontà ne avevo da vendere per rendere sempre più saldo il mio futuro, al sicuro da ogni preoccupazione finanziaria.
Un lavoro sicuro, soldi sicuri.
Per questo ho lottato, negandomi il gioco e lo svago, negandomi tutto in vista dell'obiettivo.
Non volevo avere problemi economici, non volevo avere debiti mai, problemi alla base di tanta infelicità nella mia famiglia d'origine.
Oggi il vangelo parla dell'uso del denaro.
Io non ho mai avuto un buon rapporto con i soldi, un rapporto sano, anche se non ho mai rubato a nessuno.
Però non ricordo di aver fatto beneficenza se non quando ero certa che ne avanzava per me a sufficienza.
La sicurezza che mi dava il denaro era più importante della sua quantità.
Oggi che siamo pieni di debiti, al limite del collasso, oggi che nulla più è garantito né da probabili eredità, né da genitori munifici, né da giovinezza, salute, lavoro mi sento ricca, piena di tutto ciò che mi serve.
Al mattino Tu mi riempi di sole, di luce, di vento, di silenzio, del canto degli uccelli, della tua Parola, prima di tutto... i polmoni respirano la tua aria, il tuo soffio Santo, mi lascio intridere dalla tua acqua, dall'aria, da tutto ciò che mi circonda e mi parla di Te...
il sole come l'ombra degli alberi, come gli ombrelloni, la sabbia come il rumore ritmico delle onde che si infrangono sulla battigia.
Oggi non ho bisogno di altro che di te Signore che mi fai da battistrada per cogliere i fiori sparsi sul mio cammino.
Ieri Giovanni, quando gli ho parlato del fatto ineluttabile che prima o poi avremmo dovuto dividerci, delle cose che ci avevano uniti, della gratitudine per i miracoli a cui avevamo assistito ogni giorno, del fatto che ancora qualcosa insieme potevamo dire, fare è diventato triste all'improvviso e a fatica mi ha confessato che, come in una visione, ha visto l'umanità e ha pensato al dolore del mondo.
Io l'ho guardato con tenerezza, Signore, ma anche con la paura di avergli aperto gli occhi troppo presto.
Questi pensieri a me non sono mai venuti, quando avevo la sua età e neanche dopo.
Giovanni si è rattristato perché sta prendendo coscienza che la felicità, la sicurezza non esiste, che tutto può finire.
Gli ho parlato di te Signore dell'allenamento che è la vita.
Mentre ci alleniamo facciamo fatica e nelle prove magari cogliamo gli scintillanti, ma solo alla fine li vedremo tutti brillare i tesori di cui tu cospargi la nostra vita, che dura in eterno, se usiamo il carburante che non si esaurirà mai, che non inquina, che dà la possibilità a tutti di attingere a piene mani nella fonte del banchetto della vita che sei Tu.
Ti lodo ti benedico e ti ringrazio Signore perché continui a donarmi segni della tua presenza in in mezzo a noi, dentro di me.
Fa' che i miei occhi siano sempre aperti ad accogliere la tua infinita bontà per ogni uomo.
Penso alla ricchezza di cui parla il Vangelo, a tutto quello che tu gratuitamente ci hai dato e che non abbiamo saputo amministrare.
Signore liberaci dall'idolo del denaro, dal pensiero che se avessimo più soldi saremmo più felici, risolveremmo tutti i nostri problemi o gran parte di essi.
Con il denaro abbiamo pensato di comprare la felicità.
Abbiamo pensato che con il denaro si comprasse la salute ma non è stato così.
Il denaro è stato l'ostacolo ad incontrarti Signore come anche tutto ciò che ad esso era connesso.
Oggi penso che le cose più belle, le gioie più piene ce le hai donate quando non avevamo nulla, quando a te abbiamo presentato le nostre mani vuote, il nostro deserto, il buio, il non senso, il nostro esserci affaticati invano.
Le cose più belle, i gigli dei campi e gli uccelli del cielo!
Quanti gigli Signore ho visto sulla strada nella povertà dello spoliamento, della rinuncia, dell'affidamento a te!
Quanta provvidenza nella quotidiana fatica per guadagnarci il nostro pane quotidiano!
Continua a stupirci Signore con la tua multiforme Grazia!
lunedì 7 agosto 2017
Benedizione
piangeva in tutte le famiglie(Nm 11,10)
Certo che Gesù avrebbe potuto dal niente far comparire montagne di cibo, ma il suo stile non è quello di fare miracoli per esaltare la sua onnipotenza, per acquisire credito e ricevere applausi .
Dio ci educa attraverso gli eventi, le prove della vita, la storia.
Invece di lamentarci per quello che non abbiamo, cominciamo a benedire ciò che abbiamo, ma soprattutto a vederlo, a chiedere a Dio di aprire gli occhi su ciò che c'è non su ciò che ci manca.
E' una nostra abitudine lamentarci per tutto, rattristando lo Spirito.
San Paolo ci ricorda (1Tessalonicesi 5:16-18).
"Abbiate sempre gioia;
non cessate mai di pregare;
in ogni cosa rendete grazie,
perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi."
Certo che non è facile benedire sempre quello che abbiamo, tuttavia per arrivarci bisogna fare un continuo cammino attraverso il deserto dove scopri cos'è essenziale e impari a fare a meno di tutto eccetto che di Dio.
Mosè di fronte alle lamentele del popolo non fa come Gesù, ma si rivolge a Dio con la confidenza di un figlio e gli apre il cuore.
Ma ciò che mi piace del nostro Dio è che da' il cibo a tempo opportuno e, se si fa attendere, è perchè ha un progetto più grande su di noi.
Mosè intercede per il popolo che gli è stato affidato non proprio con le buone maniere.
Ma Dio non si formalizza, a Lui interessa che il cibo o l'aiuto lo cerchiamo solo da Lui.
Benedire e non maledire è un punto di arrivo, è l'eterna contemplazione dell'amore di Dio, la pace e la gioia di chi ha capito che non di solo pane vive l'uomo.
Mosè porterà il popolo nella terra promessa, ma chi ci insegnerà a coltivarla è Gesù che da un piccolo seme fa nascere alberi frondosi e ricchi di frutti.
Il divino seminatore diventa il giardiniere perchè quel paradiso perduto ci sia restituito in tutta la sua primitiva bellezza.
E allora lodiamo, benediciamo e ringraziamo il Signore ogni momento, nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, perchè tutto concorre al bene di chi teme il Signore.
venerdì 7 giugno 2013
Ricalcoli
domenica 17 luglio 2011
Provvidenza
martedì 21 settembre 2010
martedì 6 luglio 2010
Fa' che io veda
Mt 6,24-34
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».
Dio, bellezza infinita, tu hai sparso lo splendore della tua bellezza sui fiori, nelle stelle, nel gioco di colori della natura, sul volto e l'aspetto degli uomini.
Tu ci hai dato gli occhi per percepire questo tuo splendore tramite la creazione e la comprensione della bellezza e dell'arte umana. Tu ci hai pure dato la facoltà per poter risalire da essi verso Te.
Dio, bellezza infinita, donaci gli occhi dello Spirito Santo per poterti riconoscere in tutto quanto vi è di bello nel creato.
(August Berz)
giovedì 5 luglio 2007
Dio provvede
(Gn 21,5.8-20) Il figlio della schiava
Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto quando
Isacco fu svezzato.
Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva
partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco. Disse allora ad
Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio, perché il figlio di questa
schiava non deve essere erede con mio figlio Isacco". La cosa dispiacque
molto ad Abramo per riguardo a suo figlio. Ma Dio disse ad Abramo: "Non
ti dispiaccia questo, per il fanciullo e la tua schiava: ascolta la
parola di Sara in quanto ti dice, ascolta la sua voce, perché attraverso
Isacco da te prenderà nome una stirpe. Ma io farò diventare una grande
nazione anche il figlio della schiava, perché è tua prole".
Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e li
diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il fanciullo e
la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto di Bersabea.
Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il
fanciullo sotto un cespuglio e andò a sedersi di fronte, alla distanza
di un tiro d'arco, perché diceva: "Non voglio veder morire il
fanciullo!". Quando gli si fu seduta di fronte, egli alzò la voce e
pianse.
Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar dal cielo
e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha udito la voce del
fanciullo là dove si trova. Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per
mano, perché io ne farò una grande nazione". Dio le aprì gli occhi ed
essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò a riempire l'otre e fece bere il
fanciullo. E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e
divenne un tiratore d'arco.
(Gn 22,1-19)
Isacco, il figlio della promessa
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo,
Abramo!". Rispose: "Eccomi!". Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico
figlio che ami, Isacco, va' nel territorio di Moria e offrilo in
olocausto su di un monte che io ti indicherò".
Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due servi e
il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in viaggio
verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò
gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi
servi: "Fermatevi qui con l'asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci
prostreremo e poi ritorneremo da voi".
Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese
in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due insieme.
Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!". Rispose:
"Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov'è
l'agnello per l'olocausto?".
Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per l'olocausto, figlio
mio!". Proseguirono tutt'e due insieme; così arrivarono al luogo che Dio
gli aveva indicato; qui Abramo costruì l'altare, collocò la legna, legò
il figlio Isacco e lo depose sull'altare, sopra la legna. Poi Abramo
stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. Ma l'angelo
del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo, Abramo!". Rispose:
"Eccomi!". L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non
fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo
figlio, il tuo unico figlio".
Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in
un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto
invece del figlio. Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore provvede",
perciò oggi si dice: "Sul monte il Signore provvede". Poi l'angelo del
Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: "Giuro per
me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai
rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò con ogni
benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle
del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza
si impadronirà delle città dei nemici. Saranno benedette per la tua
discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia
voce".
Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso
Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
Nel giro di due giorni la liturgia ci mette davanti due bambini, Isacco, figlio di Abramo e di Sara, Ismaele figlio di Abramo e di Agar, sua schiava.
Entrambi stanno per morire, entrambi si trovano a vivere vicende di cui i loro genitori sono responsabili.
Volontà di Dio e volontà di uomini si innestano in questa vicenda.
Ismaele, nel deserto, è allo stremo, come sua madre, che non può fare nulla per lui, perchè ha finito la provvista di cibo, ma specialmente di acqua, la cosa più preziosa in un ambiente così ostile.
Agar non prega, ma si allontana ad un tiro di arco da lui, perchè non ha il coraggio di vederlo morire. Isacco è condannato alla stessa sorte, inconsapevole della decisione del padre di ucciderlo.
Due piccole vittime innocenti delle decisioni dei grandi, di quelli che li hanno messi al mondo, come ci accade di vedere, specie oggi che la famiglia vive la disgregazione.
Spesso ci chiediamo perchè tutto questo succede, perchè Dio permette che i bambini abbiano a soffrire, che i bambini muoiano.
Le pagine stupende della Genesi ci mostrano come, indipendentemente dalla fede dei genitori, Dio provvede, Dio ama, Dio non abbandona nessuno al suo destino.
Il Dio dell'Antico Testamento è prima di tutto padre, "il papà di tutti i papa", come lo chiama il mio nipotino.
Come può un padre non farsi carico delle necessità delle sue creature specialmente di quelle più deboli e bisognose?
Questa mattina voglio pregare per tutti quelli a cui il Signore ha affidato un bambino, perchè si è fidato di loro.
Per tutti quelli che disattendono ad un compito così delicato e importante.
Per chi antepone il proprio interesse a quello dei figli.
Per chi li usa, li abusa, li svende.
Per tutti quelli che presumono di essere arbitri della loro vita.
Dio vigila, vede e provvede.
Per questo lo voglio lodare, benedire e ringraziare



