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martedì 22 gennaio 2019

Alleanza

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MEDITAZIONI sulla liturgia di
martedì della II settimana del Tempo Ordinario anno dispari
letture : Eb 3,7-14; Salmo 94; Mc 1, 40-45

Meditazione sulla lettera agli Ebrei (Eb 3, 7-14)
La cauzione che Dio ha dato dell'alleanza, il patto che ha fatto con l'uomo è Gesù Cristo, è se stesso.
Fidiamoci di lui perché la cauzione è sempre piccola, rispetto al valore e al vantaggio che se ne trae dal compromesso.
La caparra in qualsiasi contratto è un acconto di ciò che sarà poi pagato per intero al rogito.
Dio ha pagato tutto e subito senza aspettare il compimento dell'opera, rischiando di perdere, accettando di perdere, perché la posta in gioco per lui era troppo elevata, valeva più di ogni altra cosa.
Per sottrarre l'uomo al male, Dio ha dato tutto, impegnato tutto, è morto a se stesso, perché noi diventassimo se stesso.
Il tema dell'alleanza ricorre in tutta la Bibbia, l'alleanza è il patto che Dio ha stabilito con l'uomo.
È chiaro che doveva scegliersi tra tanti popoli uno con il quale stipulare il patto, si doveva scegliere la sposa come succede per noi, quando decidiamo di mettere su famiglia.
La sposa che si è scelta è Israele e, attraverso il patto fatto con Abramo, un patriarca, ma incarnazione simbolica di una famiglia e con la sua discendenza, ha amato la sua sposa che si era scelta, di amore eterno, perdonando, castigando, istruendo, accogliendo nelle sue braccia la donna infedele.
Israele la sposa non ha capito quanto lo sposo le voleva bene, nonostante le numerose continue testimonianze di fedeltà alla parola data da parte di Dio: "Non ti abbandonerò mai, perché ti amo di amore eterno".
Ma poi Dio ha deciso di fare un'altra alleanza con il suo popolo, non garantita solo da lui, dalla sua fedeltà, ma anche dalla controparte che doveva avere la stessa capacità di mantenere fede al patto.
Gesù Cristo, fattosi solidale con l'uomo, diventato in tutto simile a lui, tranne che per il peccato, è stato il partner alla pari con cui Dio ha stabilito un'alleanza nuova, sigillata con il sacrificio di una vittima perfetta.
Cristo vittima perfetta poteva con il suo sangue sigillare e rendere operativa la nuova alleanza.
Adamo, Abramo, Mosé, Cristo.
Adamo rompe l'amicizia con Dio riproposta ai capi del popolo, Cristo la ricompone una volta per tutte.
Ma da Cristo in poi l'alleanza Dio la fa con ogni singolo uomo che con la sua adesione concorre a diventare popolo di Dio.
Dell'Antico al Nuovo testamento vediamo una progressiva responsabilizzazione della persona che non solo deve rispondere di se stessa ma anche degli altri, deve diventare collaboratrice di giustizia.
Cristo è stato il primo e il più importante.
Innestati a lui, tutti possono ripetere ciò che lui ha fatto, perché la sposa diventi pura e immacolata e di due popoli si faccia un popolo solo.
La nuova alleanza ci chiama ad una sponsalità nuova, responsabilità appoggiata sulla grazia di Cristo, che rende saldo ogni legame, perché la vita continui a circolare nel corpo mistico. Così Cristo risorgerà e vivrà in eterno in tutti noi e noi in lui.
Dio ha cercato la relazione, il nodo che non si spezza, attraverso la storia del suo popolo e la nostra storia.
Ognuno di noi è chiamato a rendere saldo il nodo che ci unisce a lui e all'altro.
" Beati gli operatori di pace, i costruttori di nodi, testimoni della fede, di essi è il regno dei cieli!"
Oggi più che mai sento che le mie radici non sono quelle che mi legano alla mia famiglia terrena, ma a Gesù ebreo, figlio di una donna ebrea.
Sento forte oggi come la mia storia sia stata preparata da un popolo dal quale non mi sono mai sentita attratta, che anzi ho per parecchio tempo disprezzato e del quale mi sono sentita superiore.
Perdono Signore per il male che ho fatto senza saperlo, grazie perché mi sento oggi più stabilmente poggiata sulla speranza di una vita piena.

domenica 18 febbraio 2018

" Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano"(Mc 1,13)


SFOGLIANDO IL DIARIO...

" Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano"(Mc 1,13)

Ho traghettato un'altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l'esempio di come si combattano certi nemici.
C'è scritto che "gli angeli lo servivano", ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all'isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all'estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l'era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell'acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell'arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l'uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
" Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l'aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nascnderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l'ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell'inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all'alleanza che Dio strinse con l'uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all'arcobaleno che stabilì come segno dell'eterna sua misericordia, non può non venire in mente l'arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.

venerdì 8 settembre 2017

Natività di Maria

" A lui sarà dato il nome di Emanuele, Dio con noi" (Mt 1,23)

Dio prepara una casa per il figlio, si prepara una casa per venire ad abitare con noi.
L'Emanuele, il Dio con noi ha bisogno di un terreno dissodato, un terreno fertile che lo accolga , lo custodisca, lo faccia crescere e lo dia alla luce.
Il terreno...la casa..
Maria è la casa, l'arca dell'alleanza che veniva portata insieme a tutto il resto nel trasferimento del popolo nel deserto da un luogo ad un altro, arca che ci ricorda un'altra arca, quella di Noè, un' arca che salva dal diluvio, un' arca che dona la vita.
L'arca troverà poi una stabile dimora nel tempio, ma sarà anche rubata, trafugata e il tempo andrà in rovina.
Come tutte le cose del mondo che conoscono la corruzione, scompariranno, mentre rimarrà in eterno la verità ad essi sottesa,
Così Gesù, il Salvatore, diventerà tempio,tenda, arca, unito strettamente alla madre che lo ha generato dallo Spirito, con lo Spirito.
Lo Spirito di Dio toccherà questa umile donna e la trasformerà in icona vivente dell'unità inscindibile dell'uomo con Dio, l'unica che dà forza.
Maria dallo Spirito è generata, con lo Spirito genera, dallo Spirito è consacrata sposa di Cristo.
LUI ce l'ha consegnata , donata sulla croce.
" Ecco tua madre !" l'inizio del cammino alla volta del cielo.
Il Dio con noi ha bisogno di chi lo porti con sè, che lo dia alla luce, che lo testimoni, che partorisca a Lui figli di Dio.
E' la Chiesa che oggi deve farci vivere questa fecondità a cui è chiamata, rendendo visibile Dio nel mondo.

lunedì 12 settembre 2016

Notte

476ad-pregare


” Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”(Mc 1,13)
Ho traghettato un’altra notte di fuoco, di tormenti, di dolore, di attesa. O sono stata traghettata da Qualcuno più grande, più bravo, più buono, più forte di me che per primo ha dato l’esempio di come si combattano certi nemici.
C’è scritto che “gli angeli lo servivano”, ma non credo che a lui fosse messa davanti una mensa di grasse vivande, nè che vivesse beatitudini umane di soddisfacimento dei propri appetiti.
Non possiamo non pensare alla solitudine, all’isolamento a cui Gesù volontariamente si sottopose per prepararsi all’estrema e definitiva battaglia con il male che aveva contaminato il mondo.
Ai tempi di Noè acqua fu mandata dal cielo per purificare la terra e ridare agli uomini la possibilità di nutrirsi con cibo non inquinato.
Dio allora Dio continua a mandare arcobaleni dal cielo per dire che è finita la nostra condanna e che è cominciasta l’era della misericordia.
Gesù è misericordia di Dio, Gesù è quell’acqua che ci purifica attraverso il Battesimo, Gesù è il sostegno dell’arco che pone fine ad ogni nostro turbamento, ad ogni sconvolgimento del creato, ad ogni nostro peccato.
Gesù il Salvatore, il redentore, Gesù l’uomo che si allenò nel deserto ad affrontare la più aspra e dura e difficile battaglia che uomo possa immaginare. Perchè Gesù è vero uomo e come tale patì e morì sulla croce.
Penso agli angeli che lo servivano.
Questa notte i miei angeli sono stati Maria e nonna Ida che mi teneva la mano quando avevo le coliche e vigilava su di me e mi preparava tisane con erbe che crescevano spontanee nei campi dalle quali la sapienza contadina aveva imparato a trarre giovamento.
Lei è stato il mio angelo, per tutto il tempo che sono stata affidata alle sue cure, e questa notte ho fatto ricorso a lei dopo aver rivolto a Dio questa preghiera.
” Signore mo Dio riconosco che solo da te mi può venire l’aiuto, solo con te posso vincere questa specie di demoni, solo in te posso lavare le mie piaghe e sopravvivere a questo uleriore e più furioso attacco dei nemici.
Non riesco questa notte a dire che il mio dolore è il tuo dolore, il mio corpo è il tuo corpo, che tu sai come usare ogni lacrima ogni lamento ogni fatica vissuta nel tuo nme.
Non riesco Signore a vivere immersa nel tuo sangue seppellita dalle acque del diluvio, non riesco a fare quello che ieri in condizioni peggiori sono riuscita a fare per tua grazia.
Se tu vuoi puoi.
Puoi mandare come ti disse il centurione un tuo subalterno a guarirmi, non occorre che ti scomodi. Maria mi ha segnato il tracciato e mi ha immesso in questa corrente di grazia.
Perchè tu Signore vieni in nostro aiuto, ma non segui gli schemi, sì che puoi nasconderti nel terremoto o nel vento leggero.
Ti ho chiesto di aumentare la mia fede qualora non fose tua volontà mandare un tuo emissario a prendersi cura di me e a respingere i colpi ripetuti di un nemico subdolo e accanito.
Ho pregato per nonna Ida, è la prima volta che lo faccio.
Non so se ne aveva bisogno. Lei non mi ha mai parlato di te, nè mi ha insegnato a pregare, nè mi ha mai portato in chiesa.
Ma la sua vita l’ha spesa per gli altri, per chi della famiglia aveva bisogno.
Così ci ha curati, nutriti, rimboccato le coperte, riscaldato il letto quando il freddo dell’inverno era feroce, ci ha voluto bene senza smancerie.
Questa notte Tu Signore mi hai restituito, dopo averlo purificato un pezzetto della mia storia che giaceva dimenticato nel fondo del mio cuore.
Grazie Signore di tutti quelli che ci hanno trasmesso il tuo amore senza he ce ne accorgessimo.
Grazie Maria, stella del mattino, luce della notte, sole di giorno, perchè alla tua scuola sto imparando a non distogliere mai lo sguardo da Gesù.”
Ripensando al diluvio e all’alleanza che Dio strinse con l’uomo, dopo aver ricoperto la terra di acqua per punirlo del proprio peccato, all’arcobaleno che stabilì come segno dell’eterna sua misericordia, non può non venire in mente l’arca della nuova ed eterna alleanza, Maria, a cui fu chiesto di accogliere nel grembo la vita, di custodirla e di averne cura e di portarla alla luce.
Maria portava in sè il germe della vita, Gesù, il nostro arcobaleno.

lunedì 18 maggio 2015

Io non sono solo, perché il Padre è con me.



VANGELO (Gv 16,29-33)
In quel tempo, dissero i discepoli a Gesù: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t’interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».
Rispose loro Gesù: «Adesso credete? Ecco, viene l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.
Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Parola del Signore

Ci sono volte, in cui ci sentiamo in una botte di ferro, pensiamo di aver capito tutto quello che dovevamo capire, che conosciamo Gesù perchè abbiamo letto e riletto, meditato e approfondito la sua Parola. Niente e nessuno ci potrebbe staccare dalle nostre certezze acquisite, come un contadino che presume che il suo terreno dia sempre frutti e fiori perchè l'ha coltivato, con metodo, con pazienza, con passione.
Ma arriva il tempo della carestia, dei ladri che si rubano il raccolto,dei vandali che fanno scempio del tuo lavoro, di una malattia che ti impedisce di prenderti cura di quel campo che ti sei coltivato,arriva il tempo della tribolazione, come dice Gesù.
E'allora che la nostra fede è messa alla prova, quando tutto sembra crollarti addosso e ti sembra di esserti affaticato invano e rimani solo con i tuoi problemi e con l'incapacità di far fronte a tanta desolazione.
Solitudine,scoraggiamento, crollo delle certezze acquisite, tutto questo ti porta ad un incontro ravvicinato con il Signore.
"Io ti conoscevo per sentito dire" esclama Giobbe quando il suo cuore si apre all'ascolto della Parola, quando i suoi occhi vedono oltre.
E'allora che ti scende la pace, ti nutre, ti risuscita, la pace di Cristo, la certezza che nessuno potrà toglierti quella meravigliosa sensazione di sentirti al sicuro tra le braccia del Padre e del Figlio, braccia dello Spirito che tiene saldamente unite le persone della Trinità.
Un figlio si sente protetto e amato se sente l'alleanza di un noi , il padre e la madre che lo amano insieme, d'accordo, perchè vogliono il suo bene.
Un figlio nella carne può essere abortito quando i genitori non coltivano la relazione, quando l'io non diventa noi.
Così noi acquisiamo forza e coraggio e siamo nella pace quando pensiamo che a garantirla c'è un Dio uno e trino, un Dio che non fa mai le cose da solo, ma che trae la sua forza dall'amore che tiene stretti i membri della famiglia del cielo con i figli riscattati al demonio.
"Io ho vinto il mondo" dice Gesù.
Ogni volta che vedo ciò che mai vorrei vedere, il degrado, l'offesa,l'inferno a cui il mondo si sta condannando, l'inferno in cui si sta richiudendo, ripenso alle parole di Gesù e mi tranquillizzo.
Se ha vinto il mondo a noi spetta solo di partecipare alla lotta nella certezza che con Lui a fianco niente potrà separarci dall'amore di Dio, e faremo cose più grandi di quelle che lui ha fatto.
L'ha detto e lo farà.
Invochiamo il tuo spirito Signore perchè la pace che viene dallo stare uniti,la pace dell'alleanza con te non ci sfugga e ci porti tutti in salvo per sempre nella tua casa.

domenica 12 gennaio 2014

L'arcobaleno: dono per tutti


Quando Emanuele, il nostro nipotino di 5 anni,  in prossimità del Natale, mi disse che Gesù veniva a portarci l'arcobaleno ho pensato che non avesse capito un granchè del Vangelo.
Del resto non era stato con me, come Giovanni, il fratello più grande.
A lui non avevo potuto raccontare prima di addormentarsi le storie di Gesù, nè sembrava interessato ad ascoltarle da chichessia, amando stare in silenzio ed osservare.
Nei suoi disegni però avevo notato che non mancava  mai un arcobaleno e un cuore. 

A Sacrofano, dove siamo andati in vacanza, ho avuto la conferma che i bambini sono profeti, perchè siamo entrati nell'arcobaleno dell'amore di Dio, della sua nuova ed eterna alleanza, quella che sostiene e dirige il nostro cammino di sposi, di presbiteri, di consacrati, di famiglia'  rendendolo felice e fecondo.
Il primo  lo abbiamo trovato attaccato alla porta della nostra camera.



 e poi moltiplicati nelle case illuminate dal Sole, nell'icona del convegno...
 


 li abbiamo visti uscire dalle plafoniere della grande sala....


 incollati ai pilastri...

Sul quaderno degli esercizi
 nel segno che ci è stato donato



nel canto di un'adorazione eucaristica del tutto speciale




 nelle famiglie lì convenute










nella parola ascoltata , letta e meditata




 Ci abbiamo camminato sopra

l'abbiamo visto spuntare nella tenerezza di un abbraccio

nella forza della preghiera coniugale









 Nell'Ostia bianca che forava la notte




Nel tenero abbandono di un bimbo sulla spalla del padre

nella gioia del pastore che si univa al canto dei bambini











E sarà festa grande quella a cui siamo chiamati, festa di nozze eterne, di eterna gioia, come ha concluso don Renzo Bonetti con l'ultimo intervento.
Noi non abbiamo potuto che gioire, perchè nei laboratori proprio di questo avevamo parlato ricordando il disegno profetico di Giovanni riportato qui sotto, dove nella grande casa trovano tutti accoglienza, anche i più piccoli, come lui che si è disegnato come tredicesimo apostolo per festeggiare le nozze con lo Sposo.



Ma a spiegare tutto meglio di me è venuto provvidenziale il video che don Renzo ha gentilmente donato a tutti.




venerdì 12 novembre 2010

Avvoltoi




Lc 17,26-37 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi»


Tutto il discorso di Gesù ruota su due verbi: "sarà preso" e "sarà lasciato".
A lasciare e prendere è Dio che porterà con sè solo i vivi, mentre i morti saranno preda degli avvoltoi, qualunque sia il luogo in cui si trovano. 

I vivi sono quelli che, innestati a Cristo, da lui sono nutriti attraverso la linfa vitale del Suo Spirito(l'amore) che li rende fecondi, capaci di portare frutto.
I morti sono quei rami staccati dall'albero, che seccano e diventano solo legna da ardere.
"Ricordatevi della moglie di Lot."

Il giudizio finale ci immobilizza nella posizione in cui sono orientati i nostri occhi e il nostro cuore.

Se abbiamo lo sguardo rivolto a Dio, rifletteremo in eterno la sua luce e continueremo a godere della sua vita, nella perfezione.
Se il nostro sguardo e la nostra attenzione sono rivolti alle cose del mondo, rifletteremo in eterno il buio e la morte ad esse sottesi.
«Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi»

Preghiamo perchè la morte ci colga vivi.

venerdì 13 agosto 2010

Stabilirò con te un'alleanza eterna



Ez 16,1-15.60.63
Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, fa’ conoscere a Gerusalemme tutti i suoi abomini. Dirai loro: Così dice il Signore Dio a Gerusalemme: Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei; tuo padre era un Amorreo e tua madre un’Ittita. Alla tua nascita, quando fosti partorita, non ti fu tagliato il cordone ombelicale e non fosti lavata con l’acqua per purificarti; non ti fecero le frizioni di sale né fosti avvolta in fasce. Occhio pietoso non si volse verso di te per farti una sola di queste cose e non ebbe compassione nei tuoi confronti, ma come oggetto ripugnante, il giorno della tua nascita, fosti gettata via in piena campagna.
Passai vicino a te, ti vidi mentre ti dibattevi nel sangue e ti dissi: Vivi nel tuo sangue e cresci come l’erba del campo. Crescesti, ti facesti grande e giungesti al fiore della giovinezza. Il tuo petto divenne fiorente ed eri giunta ormai alla pubertà, ma eri nuda e scoperta.
Passai vicino a te e ti vidi. Ecco: la tua età era l’età dell’amore. Io stesi il lembo del mio mantello su di te e coprii la tua nudità. Ti feci un giuramento e strinsi alleanza con te – oracolo del Signore Dio – e divenisti mia. Ti lavai con acqua, ti ripulii del sangue e ti unsi con olio. Ti vestii di ricami, ti calzai di pelle di tasso, ti cinsi il capo di bisso e ti ricoprii di stoffa preziosa. Ti adornai di gioielli. Ti misi braccialetti ai polsi e una collana al collo; misi al tuo naso un anello, orecchini agli orecchi e una splendida corona sul tuo capo. Così fosti adorna d’oro e d’argento. Le tue vesti erano di bisso, di stoffa preziosa e ricami. Fior di farina e miele e olio furono il tuo cibo. Divenisti sempre più bella e giungesti fino ad essere regina. La tua fama si diffuse fra le genti. La tua bellezza era perfetta. Ti avevo reso uno splendore. Oracolo del Signore Dio.
Tu però, infatuata per la tua bellezza e approfittando della tua fama, ti sei prostituita, concedendo i tuoi favori a ogni passante. Ma io mi ricorderò dell’alleanza conclusa con te al tempo della tua giovinezza e stabilirò con te un’alleanza eterna, perché te ne ricordi e ti vergogni e, nella tua confusione, tu non apra più bocca, quando ti avrò perdonato quello che hai fatto»