domenica 11 gennaio 2009

Figli di re

Marco 1,7-11 - Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento.
In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Oggi è la nostra festa, una festa di gioia, di pace, di consolazione,una festa di amore traboccante per Chi ci ha dato la Vita.

Oggi, attraverso il Battesimo di Gesù, Dio parla al nostro cuore e ci dice chi siamo, qualora ce ne fossimo dimenticati.

Siamo stati consacrati e unti, il giorno del nostro Battesimo, re, profeti e sacerdoti, grazie al sacrificio di quell'Unico figlio, che non voleva essere solo a godere dell'Amore infinito in cui viveva nella sua famiglia d'origine.

Quando ce lo ha detto il sacerdote, la maggior parte di noi stava in braccio a sua madre: era piccolo, troppo piccolo per poter capire il significato di quelle parole.

Ora che siamo cresciuti, è arrivato il momentro di scendere da quelle braccia, che ci hanno sostenuto fin quando hanno potuto e come hanno potuto, e, senza troppi rimpianti, salire su altre braccia, più potenti e vigorose, nelle quali ritrovarci tutti a fare festa.

Le braccia del Papà di tutti i papà.

Come accade nelle famiglie numerose la domenica, quando ci si ritrova nel grande lettone dei genitori, a gioire dello stare insieme.

sabato 10 gennaio 2009

La festa

Giovanni così immagina l'Ultima Cena.

Al centro c'è Gesù seduto a tavola, in piedi i discepoli che possono essere femmine anche se hanno i pantaloni.

Ai Dodici si è aggiunto lui, il piccolo a sinistra in basso con il palloncino.

I simboli in alto indicano che alla cena possono partecipare tutti, uomini e donne, grandi e piccini.

Così me l'ha spiegato.

venerdì 9 gennaio 2009

Contatti




Marco 6,45-52 Dopo che furono saziati i cinquemila uomini, Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e precederlo sull’altra riva, verso Betsaida, mentre egli avrebbe licenziato la folla. Appena li ebbe congedati, salì sul monte a pregare. 
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli solo a terra. Vedendoli però tutti affaticati nel remare, poiché avevano il vento contrario, già verso l’ultima parte della notte andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli. 
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: “È un fantasma”, e cominciarono a gridare, perché tutti lo avevano visto ed erano rimasti turbati. Ma egli subito rivolse loro la parola e disse: “Coraggio, sono io, non temete!”. Quindi salì con loro sulla barca e il vento cessò. 
Ed erano interiormente colmi di stupore, perché non avevano capito il fatto dei pani, essendo il loro cuore indurito. 


Pensarono: “È un fantasma".


Il vangelo di oggi ci parla di quanto sia importante non perdersi di vista, altrimenti si corre il rischio di non riconoscere la persona che diciamo di amare.

Nella I lettera di Giovanni leggiamo che, se uno ama veramente, non ha paura di nulla, perchè il timore è contrario all'amore.

I discepoli, anche se del miracolo dei pani e dei pesci non ci avevano capito granchè, avevano obbedito all'invito del Maestro di salire sulla barca e di precederlo sull'altra riva.

E accadde quello che spesso ci accade, quando il fare ci fa dimenticare la persona per la quale ci stiamo muovendo.

La perdiamo di vista e, nel momento del bisogno, non la riconosciamo, se ci cammina accanto.

Gesù ci vede affaticarci sui remi, anche quando sembra si sia distratto, vede il vento contrario, la nostra paura e ci placa la tempesta dell'anima, il tumulto dei pensieri, riconducendoci a sè con la sua parola.

“Coraggio, sono io, non temete!” e sale sulla nostra barca, e il vento cessa di soffiare.

Se noi abbiamo paura di affondare nei fragili gusci di noce con i quali pretendiamo di attraversare il mare, quando si scatena la tempesta, Lui non si tira indietro.

Affronta con noi il pericolo e lo domina e lo sconfigge, perchè non ha mai perso di vista il Padre e quelli a cui il Padre lo ha mandato.


Perciò si era ritirato a pregare. 

mercoledì 7 gennaio 2009

Traslochi




Matteo 4,12-17.23-25
In quel tempo, avendo saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zabulon e di Neftali, perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: ‘‘Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata’’.
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.
La sua fama si sparse per tutta la Siria e così condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. 

Gesù non sta fermo, si muove lì dove c'è bisogno di Lui.


Un Dio infaticabile, quello che ci viene incontro, un Dio che si scomoda, che cambia posizione, che non si fossilizza su schemi prefissati.


Il primo trasloco l'ha fatto dal cielo alla terra, che non è poco,scendendo e abbassandosi sino ad inginocchiarsi per lavare i piedi ai suoi amici.


Ne ha fatta di strada, anche prima di venire alla luce, nella pancia di sua madre, quando si recò dalla cugina Elisabetta, quando cercò a Betlemme un luogo dove darLo alla luce.


E poi in Egitto e poi di nuovo a Nazaret e poi a Cafarnao, nella Galilea delle Genti, per poi tornare in Giudea dove lo avrebbero crocifisso.


Quanta strada ha percorso nostro Signore, per ritrovare le pecore disperse del popolo di Israele, ma anche per estendere a tutti il messaggio di speranza implicito nella sua persona!


Questo scomodarsi di Dio ci invita a riflettere su quanto noi siamo disposti a spostarci per farci prossimi ai nostri fratelli, per incrociarne lo sguardo e andare incontro ai loro bisogni.


Viviamo blindati nelle nostre case per paura di chi non è come noi, non la pensa come noi, di chi potrebbe toglierci quello che a fatica ci siamo guadagnati.


Gesù ci dice che non dobbiamo avere paura, che con Lui tutto è possibile e che l'unico modo per rendere buoni gli uomini è amarli.

lunedì 5 gennaio 2009

Non spegnete la stella


Hanno oscurato il cielo della Palestina




Una stella indicava il cammino in quelle notti di timore e buio, Signore.
Uomini saggi, da lontano, compresero che li avrebbe condotti a te,
Dio della pace e della fraternità tra tutte le creature,
e ‘gioirono molto di gioia grande’.
E andarono. E videro. E si inchinarono alla novità di un Dio venuto a condividere, a soffrire e ad amare fino in fondo i suoi figli, tutti quanti.
Signore, oggi a Gaza quella stella è oscurata da bombe e razzi seminatori di paura e di morte.
Ti supplichiamo: aiuta i potenti che abitano la Terra santa a fermarsi.
A far cessare i bagliori mortiferi delle armi, a non spegnere la stella.




Signore, Dio-con-noi! Tu che bambino piangevi
come tutti i bambini del mondo,
asciuga le lacrime dei bimbi di Terra Santa,
vittime di una nuova strage degli innocenti:
ora il loro cielo ha il colore della notte senza speranza.
Consola il pianto delle mamme di Gaza, che non vedranno mai crescere i loro figli perchè la loro veglia, in queste notti senza luce, è una veglia funebre. Dona loro la forza di non spegnere nei loro cuori straziati
la fiammella del perdono.




Signore, tu che attraverso la stella hai chiamato ad una vita buona ogni uomo e donna del mondo, tu che della trepidazione dei pastori e dei magi hai colto il movimento, l’andare verso, restituisci a noi, che forse ci sentiamo lontani dalla tragedia che si sta compiendo in queste ore a Gaza, il senso di una giustizia che cerchi il bene di tutti.




Signore, Dio degli ultimi e degli oppressi, tu che ti sei lasciato umiliare e ferire per vivere fino alla fine il dramma di tutti i crocifissi nell’ingiustizia, accarezza le migliaia di bambini, donne e uomini innocenti che non hanno trovato riparo dalla follia delle bombe intelligenti, degli attacchi mirati. Signore, Padre di tutti i danni collaterali di questa tragedia, tu che non l’hai certo voluta, ma che la subisci insieme a loro, sostieni la dignità di questi tuoi figli amatissimi. E a coloro che così stoltamente hanno organizzato e stanno perpetrando questo ennesimo atto di barbarie, infondi un po’ di quella sapienza che accendeva la notte dei tre saggi venuti ad incontrarti.



(Pax Cristi)

domenica 4 gennaio 2009

La luce

Giovanni 1,1-18

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.



Oggi ho pensato alla luce, la luce vera, quella che illumina ogni uomo, al Verbo che si è incarnato ed è venuto ad abitare in mezzo a noi.

La luce, specie se molto forte non si può guardare, ma grazie ad essa vediamo tante cose che le tenebre nascondono.

Cosa è venuto a illuminare Gesù?

Cosa è venuto a far risaltare?

Sicuramente prima del nostro peccato, l'infinita misericordia di Dio.

Gesù ha indirizzato il fascio di luce sul cielo, squarciandolo, perchè emergesse il volto di un Padre che ci ama di amore eterno.

Per questo ci conserva ancora pietà.

La luce


Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.


(Giovanni 1,9 )

sabato 3 gennaio 2009

DOMINE NON SUM DIGNUS



Giovanni 1,29-34
Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: “Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele”.
Giovanni rese testimonianza dicendo: “Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: “L’uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio”.


Gesù finalmente è arrivato, si è messo in fila per farsi battezzare.

E' il momento per Giovanni Battista di mostrare a tutti colui che non ancora era conosciuto.

Oggi, dopo 2000 e passa anni, il sacerdote, dopo la Consacrazione ci ripete le stesse parole :" Ecco l'agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo".

"Tra voi c'è uno che non conoscete" aveva detto poco prima il profeta ai suoi interlocutori. Ed era vero.

Oggi c'è da chiedersi se sono cambiate di tanto le cose.

Se Gesù lo conosciamo realmente, se lo vediamo agire, operare con noi, in noi, per noi.

Se la luce dello Spirito, che ci è stata data con il Battesimo, l'abbiamo coperta con i nostri peccati.

Se il Dio con noi, l'Emanuele, lo vediamo camminare nelle strade del mondo.

Se riusciamo ancora a distinguere la voce che viene dall'alto dal fracasso di sotto.

E' cominciato un nuovo anno e tutti si fanno gli auguri.

Giovanni ci apre le porte.

Che i nostri occhi si aprano all'invisibile opera dello Spirito.

Che la Comunione parta da un " Domine non sum dignus, (Signore non sono degno)"consapevole e sincero.

Che l' atto di dolore per quello che abbiamo fatto di male ci apra il cuore al Bene infinito che il Signore è venuto a donarci.

giovedì 1 gennaio 2009

BUON ANNO


 


Il tempo è nelle nostre mani,


 nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori.








 






 




sabato 27 dicembre 2008

La gioia perfetta

1Gv 1,1-4
Carissimi, ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo.
Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta.

venerdì 26 dicembre 2008

Il vero Natale

Nauseati dal cibo e dal superfluo, a cui dobbiamo ancora trovare un posto, pieni di spazzatura che ci dobbiamo tenere in casa, almeno fino a domani, perchè nei giorni di festa la raccolta è sospesa, ci apprestiamo a vivere l'altro Natale.

Quello quotidiano, quello che non è coperto da fiocchi coccarde e incarti dorati, quello degli avanzi del giorno prima, del risveglio dall'incubo che Dio si sia dimenticato di noi e ci abbia saltato.

Dio verrà, ne sono sicura, mi sono detta.

Non è possibile che Natale duri solo una giornata, sarebbe una cattiveria.

Oggi è Santo Stefano, il primo martire. Così presto è finito il Natale?


Per fortuna che i genitori del piccolo Diego hanno deciso di battezzare il loro piccolo proprio oggi.

Durante la Messa, in un clima di fede, di festa e di gratitudine, ho potuto percepire il senso del Santo ed Eterno Natale. 

giovedì 25 dicembre 2008

GRAZIE


Is 9,1-6

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.




domenica 21 dicembre 2008

La casa di carne




2Sam 7,1-5.8-12.14.16
Il re Davide, quando si fu stabilito nella sua casa, e il Signore gli ebbe dato riposo da tutti i suoi nemici all’intorno, disse al profeta Natan: «Vedi, io abito in una casa di cedro, mentre l’arca di Dio sta sotto i teli di una tenda». Natan rispose al re: «Va’, fa’ quanto hai in cuor tuo, perché il Signore è con te».
Ma quella stessa notte fu rivolta a Natan questa parola del Signore: «Va’ e di’ al mio servo Davide: “Così dice il Signore: Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io ti ho preso dal pascolo, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi capo del mio popolo Israele. Sono stato con te dovunque sei andato, ho distrutto tutti i tuoi nemici davanti a te e renderò il tuo nome grande come quello dei grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo per Israele, mio popolo, e ve lo pianterò perché vi abiti e non tremi più e i malfattori non lo opprimano come in passato e come dal giorno in cui avevo stabilito dei giudici sul mio popolo Israele. Ti darò riposo da tutti i tuoi nemici. Il Signore ti annuncia che farà a te una casa.
Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio.
La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre”».



Davide voleva costruire a Dio una casa stabile, un tempio che gli desse gloria e onore e che sostituisse la tenda, della quale si era dovuto accontentare per tutto il tempo che il popolo d'Israele aveva vagato nel deserto, alla ricerca della terra promessa.

Attraverso le parole del profeta Natan, Dio risponde che sarà Lui a costriurgli una casa.

La Scrittura  ci mostra la semplice e umile dimora, che Dio si è scelto per mantenere fede alla promessa fatta al re Davide.

Una casa di carne, il seno della vergine Maria, è il luogo ospitale e accogliente in cui la Parola può attecchire, germogliare e venire alla luce.

Straordinario questo Dio che chiede la nostra casa per darci la Sua.

Perchè il mistero dell'Incarnazione ci riguarda tutti da vicino, in quanto dobbiamo accettare che Dio entri in noi, per permettergli di sostituire i nostri cuori di pietra con cuori di carne, capaci di vedere tutti i suoi figli accomunati e stretti in un unico grande abbraccio: quello inchiodato alla croce.

AUGURI SCOMODI


Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.





Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.




Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.




Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!




Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.




Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.




Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.




Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.




Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.


 

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.




I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.




Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.
Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.



Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.




I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.


 

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.




Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.






Tonino Bello


lunedì 15 dicembre 2008

Il presepe di Giovanni:la speranza



Dopo una settimana a cercare di fare un presepe plausibile, con la grotta sotto Betlemme, le strade per raggiungerla, le statuine e le case al posto giusto e,  cosa fondamentale, il palazzo di Erode, in alto, a dominare come uno sparviero tutto il fermento di vita sottostante, ecco cosa ha disegnato Giovanni.



SPIEGAZIONE:Dal castello di Erode parte un servo, un uomo bionico che spara fiori sulla strada deserta, per far felice la gente.

Erode esce in carrozza a vedere quello che succede e diventa buono.

sabato 13 dicembre 2008

Veri e falsi profeti

Matteo 17,10-13 
Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”
Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.


Gesù, dopo essersi mostrato sul monte ai discepoli, insieme a Mosè ed Elia, nel corpo trasfigurato e glorioso, annuncia il mistero della sofferenza e della morte a cui non si può sottrarre nessun profeta, tantomeno il Messia.


Riconoscere un profeta è accettare la verità di quello che dice.


E noi vogliamo credere solo a ciò che ci piace, ciò che non ci rimette in discussione, ciò che ci anestesizza dal pensiero che, invecchiamo e moriamo anche noi.


Gli sforzi degli scienziati sono tutti finalizzati a procastinare l'evento fatale, ad annullare i segni del tempo sulla nostra persona, a inventare l'eternità, senza sapere che c'è Chi l'ha già inventata, che il brevetto è depositato nel cuore del Figlio, di Gesù nostro Redentore.


Ma come allora, anche oggi siamo sordi ai richiami dei i veri profeti e continuiamo ad ucciderli, rifugiandoci nel mondo virtuale del "vorrei o avrei voluto", negando la verità che ci abita, il mistero della morte e resurrezione che pulsa in ogni attimo di vita.

Veri e falsi profeti

Matteo 17,10-13 
Nel discendere dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: “Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?”
Ed egli rispose: “Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa.
Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, l’hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro”.
Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.


Gesù, dopo essersi mostrato sul monte ai discepoli, insieme a Mosè ed Elia, nel corpo trasfigurato e glorioso, annuncia il mistero della sofferenza e della morte a cui non si può sottrarre nessun profeta, tantomeno il Messia.


Riconoscere un profeta è accettare la verità di quello che dice.


E noi vogliamo credere solo a ciò che ci piace, ciò che non ci rimette in discussione, ciò che ci anestesizza dal pensiero che, invecchiamo e moriamo anche noi.


Gli sforzi degli scienziati sono tutti finalizzati a procastinare l'evento fatale, ad annullare i segni del tempo sulla nostra persona, a inventare l'eternità, senza sapere che c'è Chi l'ha già inventata, che il brevetto è depositato nel cuore del Figlio, di Gesù nostro Redentore.


Ma come allora, anche oggi siamo sordi ai richiami dei i veri profeti e continuiamo ad ucciderli, rifugiandoci nel mondo virtuale del "vorrei o avrei voluto", negando la verità che ci abita, il mistero della morte e resurrezione che pulsa in ogni attimo di vita.

giovedì 11 dicembre 2008

Le regole del gioco

Ieri Giovanni, al termine della partita di basket, mi ha abbracciato forte perchè era felice di aver fatto un canestro. Non gli era mai successo, durante una gara.


C'è da dire che solo da poco, due volte alla settimana, lo accompagno agli allenamenti per questo sport, con l'intento che socializzi e impari a rispettare le regole. Se poi si muove è tutto di guadagnato. 


Mi si è allargato il cuore, pensando che non ci voleva venire e che avrebbe preferito fare uno sport non competitivo, come danza o pattinaggio artistico.


"Alla fine ci sono riuscita", mi sono detta, "a fargli piacere una cosa utile per la sua cresita fisica e psichica!"


Ma l'esultanza è durata solo un momento, dopo che Giovanni mi ha detto che ci aveva preso una bella sgridata dall'allenatore.


" Perchè?"gli ho domandato.


" Perchè il mio nemico, dopo, mi ha fatto pietà e gli ho passato la palla."

mercoledì 10 dicembre 2008

La chiave nella toppa

Matteo 11,28-30 
In quel tempo, rispondendo Gesù disse: “Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime.
Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.


“Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò."


Si gnore credo che tu mi ristorerai, ne sono certa.


L'hai fatto tante volte, anche se non sempre ti ho ringraziato, perchè davo per scontate certe cose che oggi più che mai ho capito scontate non sono.


Quante volte mi sono rivolta a te e ho trovato risposta!


Ma il cammino è duro e spesso le tue risposte tardano ad arrivare.


La stanchezza è tanta e si accumula sulle spalle, cadiamo e non riusciamo a rialzarci. Lo so Signore che stai alla porta e bussi, che basta fare un piccolo sforzo per abbandonare la sedia dell'autocommiserazione e venire ad aprirti.


Che bello sarebbe che tu entrassi senza pregarti!


Voglio mettere la chiave fuori della porta, mio Signore, perchè tu la apra quando e come ti pare.


C'è stato un tempo che ero molto malata e non mi potevo alzare per andare ad aprire.


Abbiamo deciso, quando non c'era nessuno, di lasciare la chiave nella toppa, nella speranza che qualcuno, venendo a trovarmi e non trovando risposta, non se ne andasse e mi lasciasse sola.


Incuranti del rischio che poteva venire qualche malintenzionato, l'abbiamo fatto per anni.


Non è successo per tua grazia, Signore.


Ripensando a quei giorni, mi commuovo.


Se tu entri e ti fermi non ho nulla da temere.


Tu mi difenderai da ogni male.


Oggi sono affaticata e stanca e ho bisogno del tuo ristoro.


Entra ti prego: ho lasciato la chiave nella toppa come ai tempi in cui non ti conoscevo.


martedì 9 dicembre 2008

Riappacificazione


  
Riappacificazione 


Giovanni(6 anni) ed Emanuele (2 anni), per farsi perdonare la vivacità con cui si erano messi d'impegno a demolire il presepe che stavamo faticosamente costruendo e tornare a collaborare (!!!), si sono presentati alla porta con un foglio nascosto dietro la schiena.

"Prima di vederlo, ci devi dare un abbraccio", ha detto Giovanni, parlando per tutti e due.

Non me lo sono fatto ripetere due volte, tanta era la curiosità di vedere cosa avevano escogitato le adorabili canaglie.

Il primo a porgermi il foglio su cui aveva fatto un disegno, è stato, non c'è bisogno di dirlo, il grande, che ha provveduto a spiegarmelo.

"L'angelo sei tu, nonna, e la fiamma(non la candela) è Dio."

 "E tu dove sei?" gli ho chiesto.

"Io sono la scritta."


 Riappacificazione


Emanuele,da parte sua, sull'esempio del fratello, forte del mio abbraccio e di un simile avvocato, con questo scarabocchio-capolavoro, ha cercato  di riappacificarsi con me.

Quello che conta sono le intenzioni, non il disegno, mi sono detta.