Sono un'umile scriba, divenuta discepola del regno dei cieli, simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche.
domenica 13 maggio 2018
Festa della MAMMA
martedì 15 giugno 2010
lunedì 17 agosto 2009
Protezione
La incontriamo tutte le volte che Gianni e io decidiamo di sentire la messa nella Basilica della Madonna.
Ha gli occhi celesti, nonna Tonina, trasparenti come polle di acqua sorgiva, un sorriso dolcissimo, specie quando parla di Lui, Gesù, il suo amico fedele, il suo assistente di viaggio.
Quando al mattino sgattaiola dalla porta di casa, si accerta che nessuno della famiglia la veda e possa vietarle di raggiungere le sue mete abituali: la chiesa e il cimitero, dove riposa il suo amatissimo sposo,
A chi le chiede chi le dia tanto coraggio e tanta forza per affrontare le intemperie, la fatica della salita, per tornare alla sua casa arroccata sula collina, .risponde che lei, nonostante le ripetute cadute, ha Gesù che la potegge.
Tanto che si trova, sulla via del ritorno, compera qualcosa al mercato e si carica di buste per preparare qualcosa di buono a figli e nipoti.
Oggi è capitato di nuovo.
E' caduta a terra di sasso, mentre faceva la fila alla posta per la pensione.
Ma lei ha Gesù che la protegge.
Infatti c'era sua figlia, presente lì per caso, che non ha cellulare, nè ricorda i numeri dei cellulari di nessuno della famiglia.
A fare la fila però c'era anche Rossano, un carissimo amico, che abita in un quartiere fuori città, che oggi aveva deciso di servirsi di quell'Ufficio Postale, perchè gli sta simpatico il direttore.
Quando è successo, ha telefonato al papà di Giovanni( i figli sono compagni di giochi), ha chiamato l'ambulanza, che ha seguito fino al Pronto Soccorso, con la figlia.
Issata sul sedile di dietro, senza casco, la nonna di Giovanni un'ebbrezza simile doveva ancora provarla.
Da poco nonna Tonina, dopo gli accertamenti del caso, è tornata a casa, sempre più convinta che c'è Gesù che la protegge.
Se fosse capitato ieri chissà di quale angelo il Signore si sarebbe servito, visto che i figli e nipoti erano andati a fare una gita in montagna?
sabato 30 maggio 2009
Domande
"Mi ami tu?" Ha chiesto Gesù a Pietro per tre volte.
Ho pensato che l'interpellato potevo essere io . La domanda era impegnativa.
Cosa dire che non risultasse falso?
Intanto gli chiedo se Lui mi ama, mi sono detta...
E' tanto che m'interrogo su ciò che umanamente non è più sostenibile.
Oggi, vigilia di Pentecoste, sono qui che aspetto il Postino del cielo con la risposta.
Veni Sancte Spiritus, veni per Mariam.
domenica 5 aprile 2009
Domenica delle palme
(Mc 11,1-10) Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due dei suoi discepoli e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”».
Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare.
Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
Anch'io, Signore, oggi mi voglio unire al giubilo della folla che ti acclama, agitando rami d'ulivo, voglio unirmi cantando le tue lodi a coloro che in quel gesto salutavano il Re della pace, il Messia, il Salvatore.
Voglio anch'io vederti, mentre procedi a fatica attraverso le ali della folla in delirio per Te, voglio essere trasportata in quelle strade affollate di Gerusalemme, sotto i raggi del sole di primavera che illumina ed esalta il mistero nascosto in quell'ingresso trionfale di amore e di morte.
Pigiata, in un angolo, stretta da ogni parte, con il corpo proteso allo spasimo, non voglio lasciarmi sfuggire l'occasione di incrociare il tuo sguardo, prima che il tuo destino si compia.
Fa', Signore, che quell'asinello su cui tu procedi, mi richiami alla mente l'umiltà del mezzo che tu hai usato per venire in mezzo a noi, la discrezione con la quale ti manifesti.
Fa' che ti veda passare anche quando non ci sono folle ad osannarti, quando non sei coperto di gloria,come quel giorno a Gerusalemme, fa' che ti riconosca in ogni uomo affamato, assetato, tradito, perseguitato, offeso, crocifisso.
Signore, oggi a Gerusalemme voglio esserci anch'io, con la promessa che non ti perderò di vista, con l'impegno di rimanere sveglia quando ti apparterai nell'Orto degli ulivi per pregare, con il desiderio di non cedere alla tentazione di lasciarti solo a morire.
Fa' che ti possa accompagnare in tutti i momenti della tua passione, fa' che possa salire sulla tua croce per condividere la tua sofferenza.
Concedimi, Signore, di esserti fedele sempre, ogni giorno della mia vita, nel servizio all'uomo, anche quando porta nel volto tua immagine sfigurata, quando la sua resurrezione dipende da uno sguardo, una parola, da una persona che si faccia carico della sua sofferenza e te la presenti, perchè tu la trasformi in straodinaria occasione di grazia.
foto©Duccio di Buoninsegna. Ingresso di Cristo a Gerusalemme ( Siena, Museo dell'Opera)
domenica 29 marzo 2009
La vita
Giovanni 12,20-33 -In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
“Vogliamo vedere Gesù” chiedono alcuni Greci presenti a Gerusalemme per la festa delle Capanne.
Sicuramente l'averlo visto, mentre faceva il suo ingresso trionfale nella città, attraverso le ali di una folla osannante, suscita in loro il desiderio di incontrarlo personalmente.
Il tempo per incontrare il Signore non è uguale per tutti.
Ma il luogo è sempre lo stesso: la terra dove dobbiamo accettare di essere seppelliti insieme alla presunzione, all' autosuficcienza, all' egoismo che ci tengono separati gli uni dagli altri.
E' allora che lo spazio e il tempo finito dell'uomo si dilatano, sconfinando nell'eterno amore di Dio.
Attingere direttamente da Lui è l'unica modalità possibile per avere vita e dare vita.
giovedì 6 novembre 2008
Chi cerca il Signore, troverà la gioia
Luca 15,1-10
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.
Allora egli disse loro questa parabola: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
Oggi i Vangelo ci parla di gioia.
Gioia: frutto di una ricerca, di un cammino.
Nostro e di Dio.
La ricerca dell'uomo comporta un impegno a spazzare la propria casa, permettendogli di illuminarla con la sua Parola.
La cosa più consolante, però, è che il primo a mettersi in cammino, è Lui, perchè siamo Suoi figli e ci ama.
La sua gioia è grande, quando riesce a trarci in salvo.
La sua gioia diventa la nostra, quando ci sentiamo al sicuro nelle sue braccia.
Come recita il Salmo 110 "Chi cerca il Signore troverà la gioia".
Chi cerca il Signore, troverà la gioia
Luca 15,1-10
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: “Costui riceve i peccatori e mangia con loro”.
Allora egli disse loro questa parabola: “Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte”.
Oggi i Vangelo ci parla di gioia.
Gioia: frutto di una ricerca, di un cammino.
Nostro e di Dio.
La ricerca dell'uomo comporta un impegno a spazzare la propria casa, permettendogli di illuminarla con la sua Parola.
La cosa più consolante, però, è che il primo a mettersi in cammino, è Lui, perchè siamo Suoi figli e ci ama.
La sua gioia è grande, quando riesce a trarci in salvo.
La sua gioia diventa la nostra, quando ci sentiamo al sicuro nelle sue braccia.
Come recita il Salmo 110 "Chi cerca il Signore troverà la gioia".
domenica 27 luglio 2008
Il lombrico
Ieri sera Gianni ha fatto una preghiera bellissima e vorrei poter dare voce al suo sentimento che ha commosso non solo il mio, ma anche il cuore di tutti quelli che stavano raccolti in preghiera con noi.
Si sentiva portato in un grande e luminoso giardino.
Gesù lo aveva preso per mano e con tenerezza e decisione lo aveva introdotto alla visione stupenda di quel luogo dove lui abita e regna.
La luce era fortissima ma piacevole, dolce, e non costringeva a chiudere gli occhi, perché non li feriva, ma li accarezzava e invitava ad aprirsi di più, per godere dell’incanto dei fiori sbocciati tra l’erba, dell’azzurro luminoso del cielo, dei raggi di un sole che riscaldava e accarezzava la pelle, senza bruciarla, né tantomeno ferirla.
Si era messo accucciato da un lato, come un bimbo che scopre un luogo incantato, ma ha paura, è smarrito, non sa chi sia, dove sia e a chi chiedere o chi ringraziare.
In un cantuccio osservava i fiori e pregava: forse sono un fiore, Signore, che tu hai fatto sbocciare in questo prato e ti sei compiaciuto di me, perché sono bello, puro e tenero nei petali appena sbocciati.. Poi si è detto che non era quel fiore, non voleva essere fiore, in quel giardino dove Dio lo aveva chiamato.
Poi ha visto l’erba e ha pensato: “Ecco voglio essere erba, quel filo d’erba che spunta dalla terra timidamente, mescolandosi ai fiori.
Un filo d’erba forse, sì poteva pensare di esserlo, ma poi l’idea che non era degno di essere erba, gli ha fatto guardare più in basso, alla terra sulla quale risplendeva la vita e ha visto una zolla, una piccola zolla, nera e compatta.
Forse avrebbe potuto essere quella, forse si poteva sentire a suo agio, nascondendosi sotto i profumi e i colori del prato.
Ma ancora troppo gli sembrava l’ardire e gli è venuto in mente il lombrico, che si ciba di terra e la espelle digerita, emettendola lì dove l’ ha presa.
Sì voleva essere quella terra che il lombrico si era mangiata, quella poltiglia informe e incolore che usciva dalla sua pancia.
Voleva essere humus, zolla ricca di fermenti vitali, uscita dal ventre di un piccolo animale strisciante, voleva essere quel lievito che fa fermentare la massa, che non si vede, ma che agisce moltiplicando il volume.Nel giardino dove il Signore l’aveva portato, Gianni si è scelto la cosa migliore, quella che non viene guardata né ammirata, ma quella che rende possibile il miracolo di un giardino fiorito, dove brillano i colori dell’arcobaleno
