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lunedì 6 febbraio 2017

Inverno




"La gente subito lo riconobbe"(Mc 6,54)

Cosa dirti o Dio che non ti abbia già detto con le parole o con il silenzio, con il trasalimento dell'anima o con lo smarrimento e la paura?
Ogni mio sentimento, ogni mio pensiero, ogni respiro, ogni lacrima,ogni dolore o gioia porta a te mio Signore.
"Questo Dio che celebro nelle mie carte, io lo vedo presente ovunque.
Lo vedo nei fiori del mio giardino,
dalla luce che sprizza sulle mie pupille,
nell’aura che m’imbalsama la vita,
lo tengo in quest’anima mia."
(F. BACONE)
Il tema che davo ai ragazzi ogni anno e che solo quando ho smesso di insegnare ho visto realizzarsi nella mia vita...
Era bello Signore, entusiasmante scoprire tutto ciò che di bello mi circondava e che tu avevi creato.
I bambini a me affidati, i nipotini, sono stati lo strumento per accorgermi del cielo, del mare, dei fiori, della luna e delle stelle, del soffio del vento leggero....
Ogni giorno una scoperta, ogni giorno un grazie a te che avevi fatto bene ogni cosa.
Mi sentivo felice nonostante il peso del corpo che trascinavo a fatica, nonostante le notti insonni alle prese con il dolore.
Ma c'era spazio per gioire e dirti grazie da sola e con loro perchè il tanto che mi davi mi faceva dimenticare la mia vita divisa a metà tra lo spirito e la materia, tra spiragli di luce che illuminavano e azzeravano l'oscurità della notte.
Lo spazio per stupire si è sempre più ristretto e l'angoscia sta prendendo il posto dell'entusiasmo dei primi tempi.
E' come quando le giornate si accorciano e devi accendere la luce se vuoi vedere.
La tua parola è stata sempre la mia luce, che non conosce alternanza di stagioni, ma ora si è fermata sull'inverno, freddo, sui rami scheletriti degli alberi, sullo scempio delle mie piante che mi sorridevano al mattino.
La tua parola si è fermata sul crocifisso in cui ti incontrai, compagno di viaggio insostituibile, di tanti giorni faticosi, di tante notti passate nel pianto e nel dolore.
Tu Signore camminavi con me schiodato da quella croce e la tua voce leniva il mio lamento, asciugava le mie lacrime, mi riscaldava il cuore.
Eri il Risorto, il Dio con noi, l'Emanuele di cui io ero un microscopico frammento, una piccolissima cellula del tuo corpo mistico.
E mi bastava.
Mi bastava saperti accanto, mi bastava, quando non ti vedevo, ascoltare Maria tua madre che ti rendeva presente, raccontando la storia che ci ha reso figli, amati a prescindere, figli di Dio, figli di re.
Sempre meno mi sono soffermata sul crocifisso, a collocazione provisoria come diceva don Tonino Bello.
E ora te ne sei andato. Mi hai lasciato sola come quel venerdì santo in cui si spensero tutte le luci e il tabernacolo rimase sinistramente vuoto.
Ogni anno succede, ma il trauma della prima volta che non sapevo che eri andato agli Inferi a liberare i prigionieri, sperimentando la massima distanza dal Padre, l'Inferno, mi ha segnato.
E ieri è successo di nuovo, guardando il crocifisso che è stato spostato più in basso nella parete laterale, vicino ai banchi. Ti sei mischiato tra la gente e ora non c'è più bisogno di alzare il capo per incontrarti, ora ti possiamo toccare e vedere, adorarti e pregarrti, sentirti prossimo alle nostre infermità.
Hanno messo al tuo posto sopra l'altare, il quadro di San Giuseppe nella sua bottega di falegname.
Scalzato da San Giuseppe, ti sei fatto da parte mischiandotl alla folla dei tuoi fedeli.
Ti guardavo nella tua immobilità, in quella posizione che ti contraddistingue da secoli, a braccia aperte, il capo reclinato trafitto da spine.
Ho pensato che il tempo si era fermato sul tuo dolore come sul mio, un dolore che non si misura, un dolore che supera le barriere dello spazio e del tempo e traghetta nel mistero insondabile del tuo amore.
Non voglio camminare con un Dio morto, ma risorto.
Non voglio rimanere attaccata alla croce più del tempo necessario, voglio venire con te mio Signore che non dimori nei cimiteri ma nella storia dei tuoi figli, nel mio giardino sfiorito, nel tumulto dei miei pensieri, nella paura e nello smarrimento di questa stagione senza germogli di speranza..

martedì 5 febbraio 2013

Questo Dio che celebro nelle mie carte, io lo vedo presente ovunque.



Questo Dio che celebro nelle mie carte, io lo vedo presente ovunque.
Lo vedo nei fiori del mio giardino,
dalla luce che sprizza sulle mie pupille,
 nell’aura che m’imbalsama la vita, 
lo tengo in quest’anima mia.
F. BACONE

Questo è il titolo del tema che riproponevo ogni anno ai miei studenti del liceo, quando non ancora credevo.

Ho ritrovato la traccia, rovistando nei cassetti e ho ripensato al 9 che misi ad uno svolgimento lungo poche righe, di una bella ragazza bruna del V ginnasio.

Era il mio secondo anno di scuola.

Avevo su Dio poche idee confuse , ma ebbi il coraggio di premiare quel compito fuori dagli schemi, perchè mi aveva fatto fare un balzo al cuore, alzando il velo su una verità a cui pervenni solo dopo tantissimi anni .
Diceva pressappoco così: 
...palpita nei calzari dell'atleta e
 sulla poltrona del presidente...
Egli è qui.
Non cercatelo nelle chiese.

Egli è qui.
Non cercatelo nelle chiese.
Oggi, ad un supermercato, seduta e ferma sulla mia sedia a rotelle, mentre aspettavo mio marito che stava alla cassa, mi sono immersa nel mondo di un angelo biondo: Aurora di 4 anni, che cercava un regalo per i suoi nonni.

Le ho detto del suo nome che fa pensare al sole,che anche io ero una nonna e che ai nonni piacciono tanto i disegni.

Per regalo un disegno e non una cosa comprata.

I suoi occhi hanno brillato quando ha capito che si può anche senza denaro, far felici le persone che ami.

lunedì 23 luglio 2012

Contemplazione


L'inizio più abituale della contemplazione è quello che avviene attraverso un deserto di desolazione. 
A mano a mano che avanzi, impari a riposare in questa arida quiete, e sempre più cresce in te la sicurezza di una presenza confortante e possente.
(Thomas Merton)

venerdì 8 giugno 2012

Perchè le persone gridano



Un giorno, un pensatore indiano fece la seguente domanda ai suoi discepoli:
"Perché le persone gridano quando sono arrabbiate?"

"Gridano perché perdono la calma" rispose uno di loro.

"Ma perché gridare se la persona sta al suo lato?" disse nuovamente il pensatore.
Bene, gridiamo perché desideriamo che l'altra persona ci ascolti," replicò un altro discepolo.
E il maestro tornò a domandare: "Allora non è possibile parlargli a voce bassa?"
Varie altre risposte furono date ma nessuna convinse il pensatore.
Allora egli esclamò: "Voi sapete perché si grida contro un'altra persona quando si è arrabbiati?
Il fatto è che quando due persone sono arrabbiate i loro cuori si
allontanano molto.
Per coprire questa distanza bisogna gridare per potersi ascoltare.
Quanto più arrabbiati sono tanto più forte dovranno gridare per sentirsi l'uno con l'altro.

D'altra parte, che succede quando due persone sono innamorate?
Loro non gridano, parlano soavemente.
E perché? Perché i loro cuori sono molto vicini.
La distanza tra loro è piccola. A volte sono talmente vicini i loro cuori che neanche parlano, solamente sussurrano.
E quando l'amore è più intenso non è necessario nemmeno sussurrare, basta guardarsi.
I loro cuori si intendono. E' questo che accade quando due persone che si amano si avvicinano."
In fine il pensatore concluse dicendo:
"Quando voi discuterete non lasciate che i vostri cuori si allontanino, non dite parole che li possano distanziare di più, perché arriverà un giorno in cui la distanza sarà tanta che non incontreranno mai più la strada per tornare."

Mahatma Gandhi
L'uomo è dove è il suo cuore, non dove è il suo corpo

lunedì 27 febbraio 2012

Santità

(Lv 19,2)
“Siate santi, perché io, il Signore, vostro Dio, sono santo".

Già gli uomini nuovi sono sparsi in tutta la terra. 
Alcuni sono ancora difficilmente riconoscibili; ma altri possiamo riconoscerli. Di tanto in tanto li incontriamo.
Le loro voci e le loro facce sono diverse dalle nostre: più forti, più calme, più liete, più raggianti. 
Questi uomini partono da dove i più di noi si arrestano. 
Sono riconoscibili, ma dobbiamo sapere cosa cercare. 
Non attirano l'attenzione su di sé. 
Tu immagini di far loro del bene, mentre sono loro a fartene. Ti amano più di quanto ti amino gli altri uomini, ma hanno meno bisogno di te. Sembrano, di solito, avere una quantità di tempo a disposizione, e tu ti domandi da dove gli venga. 
Quando abbiamo riconosciuto uno di essi, riconoscere il successsivo ci riesce molto più facile. 
E io sospetto molto fortemente (ma come faccio a saperlo?) che essi si riconoscano tra loro immediatamente e infallibilmente, al di là di ogni barriera di colore, sesso, classe, età, e anche dottrina. 
Diventare santi è un po' come aderire a una società segreta. 
Per dirla in termini molto riduttivi dev'essere un gran divertimento.(C.S. Lewis)