mercoledì 18 febbraio 2009

RISVEGLI



Che i bambini passino la maggior parte del loro tempo a dormire, appena nati, è risaputo, ma che poi le cose cambiano bisogna sperimentarlo.

Ecco perchè la bomboniera del primo, Giovanni nato nel 2002, ritrae un angelo che dorme, mentre quella di Emanuele, nato nel 2006,  non c'è bisogno che ve la spieghi.

martedì 17 febbraio 2009

Capire

Marco 8,14-21 -In quel tempo, i discepoli avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un pane solo. Allora Gesù li ammoniva dicendo: “Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!”.
E quelli dicevano fra loro: “Non abbiamo pane”. Ma Gesù, accortosi di questo, disse loro: “Perché discutete che non avete pane? Non intendete e non capite ancora? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Dodici”. “E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?”. Gli dissero: “Sette”. E disse loro: “Non capite ancora?”.


Gesù ci invita ad aprire le orecchie e gli occhi alla fede in Dio che opera nella nostra storia, ieri, oggi, sempre.


Ma la fede è frutto di una memoria, di un ricordo, di qualcosa che ci ha visti spettatori e partecipi del miracolo della moltiplicazione dei pani, della vita che non viene meno anche dopo 40 giorni di diluvio o 40 anni di deserto.


C'è un Dio che mantiene viva la speranza, se mantieni aperte le orecchie alla sua Parola e gli occhi allo stupore di un ramoscello d'ulivo portato nel becco da una colomba o dell'acqua che sgorga improvvisa dalla roccia.


 Segni di una presenza che risplende nel naufragio delle nostre certezze, nella vanità dei nostri lieviti farisaici.


lunedì 16 febbraio 2009

Il segno.



Marco 8,11-13 - Perché questa generazione cerca un segno? 

In quel tempo, vennero i farisei e incominciarono a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova. Ma egli, con un profondo sospiro, disse: “Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione”. E lasciatili, risalì sulla barca e si avviò all’altra sponda.



“ Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l’avesse incontrato.”

Così troviamo scritto nella Genesi.

I farisei chiedono un segno dal cielo per mettere alla prova Gesù.

Vale la pena interrogarsi per vedere se c'è differenza tra noi e i farisei, tra i contemporanei di Gesù e noi, che abbiamo avuto modo di conoscere anche il seguito della storia.

Ma noi continuiamo a chiedere segni dal cielo, interventi miracolistici che ci tolgano dal panne, che ci risolvano con la bacchetta magica i problemi da cui siamo afflitti.

Gesù dice che questa generazione non avrà alcun segno.

A ragione, se lo cerchiamo nel cielo, fuggendo dalla nostra vita reale, dalle persone che ci rendono complicata la vita.

Lui, il segno inequivocabile di un amore che non si misura, di un perdono che si estende anche ai peggiori assassini, ci ricorda che non c'è uomo, per quanto indegno, che non sia nel cuore di Dio.

Il segno, che cambia la storia e lo rende visibile al mondo, è l'amore gratuito donato ad ogni persona, su cui il Creatore ha posto il  Suo sigillo.

domenica 15 febbraio 2009

Lebbra



Marco 1,40-45 - La lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

“ Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò “

Nella vita di ogni credente c'è un prima, un tempo in cui la nostra identità, la nostra dignità dipendeva dall'osservanza di una legge imposta dal di fuori, una legge che ci rendeva schiavi della paura.

”L'inflessibile giudice delle nostre inadempienze” è venuto a tenderci la mano, a toccarci e a dirci:

“Non temere, sono io, sono qui. Sono stato dovunque sei andato.

Non ho avuto paura di te, della lebbra che ti impediva di riconoscermi in quei precetti che ti sembravano insensati e incomprensibili.

Sono venuto a toglierti la paura.

Ho lasciato il cielo e sono sceso.

Ho bussato alla tua porta come un mendicante e ho atteso che mi aprissi il tuo cuore.

Lo volevo riempire di tutto l'amore che da sempre io nutro per te.

Non potevo vederti ridotto così.

Tu, mio figlio.

Ho avuto compassione della tua infermità e mi sono spostato, perchè tu potessi capire quanto vali per me.

Da oggi in poi sei una creatura nuova.

L'unica lebbra di cui dovrai avere paura è quella che ti porta a vivere con vergogna la tua inadeguatezza.

Non escluderti, per paura del giudizio, dalla possibilità di lasciarti guardare e curare da me.

Le regole, i precetti  che tanto ti pesavano, si trasformeranno, come per incanto, in libertà per accogliere e vivere l'Amore che salva.”

sabato 14 febbraio 2009

Risveglio


Oggi è la festa degli innamorati.
Me l'hanno ricordato queste primule al risveglio.
Voglio ringraziare il Signore per i regali che continua a farmi, attraverso lo sposo che mi ha messo a fianco, 38 anni fa.
Voglio benedirlo oggi e sempre per la gioia e il dolore, la salute e la malattia abitati, sempre più consapevolmente, da Lui.

venerdì 13 febbraio 2009

Ha fatto bene ogni cosa.



Marco 7,31-37 - Fa udire i sordi e fa parlare i muti.
In quel tempo, di ritorno dalla regione di Tiro, Gesù passò per Sidone, dirigendosi verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decapoli. E gli condussero un sordomuto, pregandolo di imporgli la mano. E portandolo in disparte lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e disse: “Effatà” cioè: “Apriti!”.
E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo raccomandava, più essi ne parlavano e, pieni di stupore, dicevano: “Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!”.



“Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti” dice Isaia.

Dal passo della Genesi, che racconta la storia delle nostre origini, non sembra che Dio abbia fatto bene ogni cosa, visto che nel paradiso c'è il serpente e la donna, causa del peccato originale.

” Dio ho fatto bene ogni cosa fa; udire i sordi e fa parlare i muti”, lo ripetono quelli che assistono al miracolo della guarigione del sordomuto.

Dio, già nella Genesi, aveva detto: “ E'cosa buona” riferendosi al mondo minerale, vegetale e animale senza intelligenza, “E' cosa molto buona”, riferendosi all'uomo, capace di scegliere.

Ma il serpente usa la lingua per allontanare da Dio, Eva usa le orecchie per ascoltare il demonio, Adamo per ascoltare la sua donna.

Da quale sordità Gesù ci guarisce? Da quale mutismo?

Effatà! Apriti!

Sono le parole che il Sacerdote pronuncia al termine del rito battesimale, tracciando un piccolo segno di croce sulla bocca e sulle orecchie del battezzato.

Il peccato ha chiuso i canali di comunicazione con Dio e con l'altro e il Battesimo restituisce ai sensi la funzione per cui Dio ce li ha dati.

Gesù per farsi capire da un sordomuto, ha bisogno di gesti, di segni, perchè attraverso di essi veda la salvezza donatagli da Dio.

Dopo aver mangiato del frutto dell'albero, gli occhi di Adamo ed Eva si aprirono ed essi si vergognarono della loro nudità ( ma non era cosa molto buona?) e si sottrassero allo sguardo di Dio.

L'isolamento e la solitudine sono la condanna di chi ha voluto prescindere da quello sguardo.

Il Dio lontano, il giudice si fa voce vicina all'uomo, per condannare sì, ma anche per promettere la liberazione.

“Una donna ti schiaccerà il capo” dice al serpente.

La voce , la Parola, diventa corpo in Gesù Cristo.

L'uomo ha bisogno di ascoltare per vedere.

"Ascolta Israele, se tu mi ascoltassi!" È il grido accorato di Dio, che percorre tutta la Storia.

Ma l'uomo ha bisogno anche di vedere.

Ecco perché Dio si fa uomo e si rende visibile, tanto vicino da diventare uno di noi.

”Io ti conoscevo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti vedono" dice Giobbe.

Vedi che Dio ha fatto bene ogni cosa solo se apri l'orecchio alla sua parola, se apri il cuore al suo Amore.

mercoledì 11 febbraio 2009

Morte e vita

Risolvere i problemi era sempre stato il mio passatempo preferito, cosa che tuttora mi piace fare, anche se quelli di oggi sono di tutt’altro tipo.Ma un incidente di percorso, oggi la chiamerei “ dioincidenza” mi ha indotta a cambiare idea dopo la maturità.
Certo é che feci un clamoroso fiasco nelle materie scientifiche, dove avevo puntato tutto, mentre fui insolitamente brillante in quelle letterarie.
Grande fu la meraviglia nello scoprire che al compito d’italiano avevo avuto il massimo voto. Com’era potuto succedere? Avevo sempre penato per guadagnarmi il misero sei, dovuto più alla correttezza della forma che alla ricchezza dei contenuti.



Riemerge, affondato nel profondo della memoria il titolo di quel compito risultato perfetto: “La contemplazione del dolore in Manzoni e Leopardi”. L'ateo e il credente di fronte al mistero della sofferenza.
La traccia del un tema mi portò a riflettere, non solo il tempo assegnato per lo svolgimento del compito in classe, ma tutto il tempo della mia vita, in cui il dolore, è e continua ad essere il mio scomodo compagno di viaggio.
Ma la svolta, il senso della sofferenza non lo trovai fino a quando rimasi ripiegata in me stessa.
Poi conobbi Daniela.



Era il 1996 e la mia fiducia la riponevo ancora tanto negli uomini e nei loro rimedi.
Il suo terzo bambino, affetto da una rara e terribile malattia genetica, si era ammalato ancora. Questa volta era stato il cervello a farne le spese, attaccato da un carcinoma.
L’avevo immaginata con il volto scavato, prostrata dal peso di una croce così pesante.
Appena la vidi, capii subito che l’esperienza del dolore le aveva dato una forza non comune per se e per gli altri.
La paura di non trovare le parole per parlarle dei miei problemi, poca cosa di fronte a ciò che le era capitato, svanì di fronte alla sua capacità di mettersi in comunicazione con la sofferenza altrui.
Daniela mi mostrò il volto misericordioso di Dio attraverso l’amore che passava per lei, per le sue mani, per il suo cuore, quell’amore che veniva alimentato dal suo rapporto fiducioso con Dio e con il suo piccolo angelo malato che le dava la vita.
Quando mi disse, dopo soli pochi mesi di terapia, che aspettava un bambino, mi disperai. Sotto le sue piccole e agili mani il mio corpo aveva ricominciato a vivere.La sua carica d'amore mi aveva aperto il cuore alla speranza.Come avrei fatto senza di lei?.
Subito mi vergognai di aver egoisticamente pensato a me più che a lei. L’aspettava una gravidanza a rischio, quando era ancora alle prese con la terribile esperienza dell’ultimo nato.
Come potevo illudermi che potesse continuare ad occuparsi di me? A torto pensai che non l’avrei più rivista.
“Mi dica dove ha studiato; quand’anche fosse la luna ci andrò.”Dissi.

La luna, quella che aveva incantato Giovani in un pomeriggio che non sembrava mai finire, la luna, il luogo dei sogni irrealizzati e irrealizzabili, lontana quanto basta per non deluderti, se ti venisse la voglia di farci un viaggio, trascorrervi una vacanza.
Senza acqua, né aria, sicuramente ti passerebbe la voglia di andare così lontano, per trovare ciò che hai vicino, a portata di mano e non te ne accorgi.
La luna era Champoluc, dove la dottoressa inventrice del metodo applicato da Daniela si trasferiva l’estate con tutto il suo staff, ma a differenza di questa, non bisognava prendere un’astronave, per arrivarci, e di aria e di acqua ne aveva d’avanzo per dare vita ad un paesaggio da mozzafiato con il massiccio del Monte Rosa che si stagliava alle spalle e i boschi e i torrenti e il sole che faceva brillare la neve sulla cima del grande ghiacciaio e le case immerse nei fiori e tutto quanto neanche la fantasia riesce ad inventare.
Poi l’albergo di lusso, i terapisti, la dottoressa impeccabile con il suo camice bianco e i malati…
Già i malati erano l’unica cosa stonata in quella cornice di sogno.
Erano quasi tutti bambini e ragazzi gli ospiti dell’albergo, affittato per l’occasione dall’equipe del Centro di ascolto,qualche mamma, qualche nonna e…molte badanti.
Erano i figli dei ricchi che se lo potevano permettere di parcheggiarli in quel luogo per andare finalmente in vacanza.
Il dolore innocente, quello incontrai in quel luogo, la luna che, come quella che si staglia nel cielo, ha il suo rovescio, se poco poco ti ci avvicini.
I malati, i grandi malati li avevo incontrati negli ospedali, ma i bambini no, mai… anzi sì, ora ricordo, il primo anno che insegnai a Francavilla in un Istituto di poliomelitici.
Allora non avevo strumenti per vedere, i loro occhi tristi, i loro stanchi sorrisi.
Non mi parlarono le loro stampelle, né la disarmonia dei loro corpi straziati.Non mi accorsi che non c’erano madri, né nonne, né badanti che li accudissero, che erano stati affidati alla carità e alla pietà dello stato che non sapeva o poteva fare di meglio che lasciarli chiusi là dentro.
Trent’anni dopo mi trovai a soffrire con loro e per loro, quelli che la società accantona e nasconde, per la prima volta affondando i miei occhi nei loro, cercando di carpirne il sorriso con una stretta più forte della mano, con il tocco leggero delle dita ad imitare una carezza, con l’incapacità di andare oltre per paura di perdermi.

Il Tempo è nelle nostre mani nella misura in cui l'infinito è nei nostri cuori
A Champoluc (dove mi accorsi che i veri malati, i grandi malati non s'incontrano per le strade del mondo, non frequentano salotti perbene, non fanno bella mostra di se nelle vetrine di lusso), senza capirle al momento, me l'ero appuntate su un foglio quelle poche parole che avrebbero cambiato il mio correre in fretta, correre sempre senza mai fermarsi un momento.
La madre di un bimbo piccolo piccolo (...un mucchio di ossa scomposte in un corpo di cera…due occhi indifesi, ma il viso disteso, sereno di una dolcezza struggente nel languore di chi si abbandona fiducioso all'abbraccio) …quella donna così rispondeva alla mia stizza per il tempo che mi sfuggiva di mano.
Da allora, per paura di dimenticarle. ogni anno trascrivo nella prima pagina dell'agenda queste parole.



Quando diagnosticarono a mio fratello 6 mesi di vita, mi sembrò troppo poco il tempo assegnato, mi sembrò un'ingiustizia e ce la misi tutta per procrastinare la sentenza ,
Finalmente era giunto il momento di sfoderare la scienza acquisita in anni di sofferenza sperimentata e vissuta ogni giorno, ogni momento nel corpo e nell'anima sempre più grande, sempre più incomprensibile perché priva di senso, quel senso che da anni andavo cercando senza mai trovare risposta.
Finalmente era venuto il momento di mettere a frutto l'esperienza acquisita in anni di solitudine amara e sofferta.
Avevo finalmente trovato il senso a quell'andare infinito e continuo su per la cima della montagna da dove ogni volta precipitavo, schiacciata dal masso che mi trascinavo a fatica da sempre.
Il mio tempo da allora fu tutto impiegato a cercare rimedi più o meno efficaci a ciò che niente e nessuno avrebbe potuto cambiare..
Ma quando ogni speranza annegò nell'inutilità di qualsiasi intervento terapeutico tradizionale o alternativo, scoprii che c'era ancora qualcosa da dargli, ancora qualcosa a cui non avevo ancora pensato, ma che non dovevo più cercare fuori, non aspettarmi dagli altri, ma prendere dentro di me e donare senza aspettare il ricambio.
Fu nella scoperta di un amore donato gratuitamente che si consumarono, ahimè troppo in fretta, i suoi pochi giorni rimasti.
Ma quel seme buttato ha dato i suoi frutti.
Se sono qui  è grazie a quella sofferenza inaccettabile di cui mi sono fatta carico.

Il 5 gennaio del 2000, a distanza di pochi mesi dalla sua morte, spinsi piano le porte della chiesa, che mi ha accolta e si è presa cura di me. Chinandosi sulle mie ferite, versandovi l'olio della sua tenerezza, l'olio del suo amore, caricandomi sulle sue spalle, mi ha ristorato con il Pane e con la Parola di Dio. Assaporata la gioia di quell’amore mi sono chiesta come avrei potuto ricambiare la salvezza che mi è stata donata.



Guarita dalla mia solitudine egoista, mi sono proposta di tornare per le strade del mondo a guarire le ferite del mondo. Mi sarei anche io fermata accanto a tutti i malcapitati della vita per assisterli e dire loro che c’è sempre un Amore vicino a chi soffre, a chi è solo, a chi è disprezzato. 

















lunedì 9 febbraio 2009

GRAZIE!

Quando si butta un oggetto? Quando non serve più. Quando non funziona.
E' buona norma ricorrere alla casa produttrice o al concessionario, prima di disfarsene.
Sarebbe assurdo non consultarlo, tanto più quando potrebbe darsi che il cattivo funzionamento non deriva dal difetto della macchina, ma dalla nostra imperizia e/o ignoranza.
A Loreto, durante il Seminario di Vita Nuova per coppie, un sacerdote disse, sollevando sulla mia testa la teca, che conteneva la Sacra Particola
" Questa donna è guarita anche nel corpo!".
Avevano pregato in tanti su di me, non perchè l'avessi chiesto, ma perchè il mio handicap era visibile a tutti.
Ricordo che, il giorno prima, avevo sentito forte un'impulso irrefrenabile di inginocchiarmi.
Non l'avevo mai fatto,dal giorno della mia conversione, nella convinzione che le ginocchia non avrebbero retto il peso del corpo.
Dalle suore, quando frequentavo il loro istituto,16 anni consecutivi, tante volte era successo, senza mai chiedermi il senso di quella genuflessione.
Quando entravo in chiesa, quando passava il Santissimo, quando incrociavo un funerale.
Nei giorni succesivi a quell'evento, nulla cambiò, ad eccezione di una speranza che si era riaccesa nel mio cuore di uscire dall'incubo di una malattia che durava ormai da trent'anni e dalla quale non pensavo si potesse guarire.
Passarono i giorni e i mesi e gli anni.
Era il 2004, quando accadde.
I problemi di salute sono via via aumentati, ma ho smesso di cercare nei rimedi umani ciò che solo Dio può concedermi.
Agli " amici", che mi chiedono come va, rispondo
 che sto vivendo consapevolmente la straordinaria avventura di una crisalide che, pur se è stremata per lo sforzo che implica aprirsi un varco nel bozzolo, sa che quello è l'unico mezzo che le consentirà di volare.
Ma il senso delle parole di quel sacerdote non ho mai smesso di cercarlo.
In cosa consiste la guarigione di un corpo? Quando torna a funzionare?
Ricordo che in quella settimana tutte le catechesi erano volte a farci riflettere sul mistero dell'incarnazione.
Dio ha assunto un corpo per comunicarci l'amore. Dio ha dato ad ognuno di noi un corpo perchè assolvesse alla stessa funzione.
Chi stabilisce se un corpo assolve alla sua funzione?
Solo il costruttore, il progettista può dirci se è giunto il momernto di staccare la spina.
Il caso di Eluana e tutto ciò che si è mosso intorno a lei mi ha finalmente fatto capire in cosa consiste la guarigione di un corpo.
Quando pieghi le ginocchia davanti al Costruttore e accetti di servire a ciò per cui sei stato creato. 


Ecco perchè persone come Eluana devono continuare a vivere.

domenica 8 febbraio 2009

Tutti ti cercano!


 Il volto santo di Manoppello 

«Cristo lasciò a noi per esempio della sua bellissima figura».


Marco 1,29-39 - Guarì molti che erano affetti da varie malattie.
In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.
Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.
Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».
E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.


“Tutti ti cercano Signore!”


Sì,anche quelli che in questo momento sembrano negarti.


Tutti ti cercano attraverso le strade tortuose dell'amore umano, pieno di contraddizioni e di sofferenza, di attese disattese, di dolore e di pianto, attraversati da lampi di effimera luce.


Ogni scelta è scelta d'amore, anche quando lo contraddice.


Perchè l'uomo ha inscritto nel cuore quel sogno, la nostalgia di un amore più grande, che in terra non riesce a trovare, perchè è sete di un infinito, nascosto tra le piaghe del cuore.


Tutti ti cercano lontano, Signore, fuggendo da ciò che fa star male, dalle prove, dalle persecuzioni, dalle divisioni dentro e fuori la casa, dalle relazioni che non hanno risposta, nel silenzio di sguardi che non s'incrociano.


Signore, il tuo volto io cerco, non nascondermi il tuo volto.


Fà che non inorridisca a vedere le ferite dei flagelli, lo scempio dei colpi che ti hanno tumefatto la faccia, il tuo pallore di morte.


Signore, il tuo volto di carne io cerco, per trovarci la scintilla che ti ha rianimato, quella che rianima ogni uomo, quando si sente guardato.


Quello sguardo io cerco Signore, perchè possa tuffarmi nell'oceano del tuo amore infinito.


L'amore incomprensibile e assurdo di un padre che ci ha dato il figlio, perchè imparassimo a non aver paura del suo volto di carne e, guardandolo, incrociassimo il Suo.

venerdì 6 febbraio 2009

CONTEMPORARY CRUCIFIXION




PONGOLINI GIUSEPPE 

"Padre, perdonali,

perchè non sanno quello che fanno"

(Lc 23,34)     

mercoledì 4 febbraio 2009

Profezie




VANGELO (Mc 6,1-6) Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria.

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.


Il vangelo ci mostra il volto di un Dio che genera paura, dubbio, stupore, incredulità, rifiuto, quando fa incursione nella nostra storia e ne scompagina gli schemi e ci rimette in discussione.


Un Dio che ci scomoda non ci piace e lo allontaniamo da noi, aspettando il profeta che dica e faccia quello che ci aspettiamo.


Ma il mistero dell'incarnazione consiste proprio nel calarsi di Dio nel tempo e nel luogo dove viviamo, negli incontri, nelle relazioni che ci rassicurano o ci fanno soffrire,  nei nostri limiti, nelle contraddizioni dilanianti di chi anela la luce, ma è drammaticamente attaccato al suo buio.


La paura di ciò che non conosciamo ci tarpa le ali e ci impedisce di vedere il miracolo.


Nel passo del vangelo si dice che Gesù non potè operare nessun prodigio nella sua patria, per l'incredulità dei suoi.


La mancanza di fede è l'ostacolo a che apriamo gli occhi all' opera di Dio nella nostra vita, nei bruschi cambiamenti di rotta, come nella normalità di percorsi sempre uguali.


Dio è sempre all'opera, non solo negli eventi straordinari, ma nella nostra quotidianità  cosparsa di profeti.


martedì 3 febbraio 2009

Per Eluana

Accogli, Signore, la causa del giusto,
sii attento al suo grido.
Porgi l'orecchio alla sua preghiera:
sulle sue labbra non c'è inganno.
Venga da te la sua sentenza,
i tuoi occhi vedano la giustizia. 
Custodisci Eluana come pupilla degli occhi,
proteggila all'ombra delle tue ali,
di fronte agli empi che la opprimono,
ai nemici che l' accerchiano.
Essi hanno chiuso il loro cuore,
le loro bocche parlano con arroganza.
Eccoli, avanzano, la circondano,
puntano gli occhi per abbatterla;
simili a un leone che brama la preda,
a un leoncello che si apposta in agguato.
Sorgi, Signore, affrontalo, abbattilo;
con la tua spada scampala dagli empi,
con la tua mano, Signore, dal regno dei morti
che non hanno più parte in questa vita.
Sazia pure dei tuoi beni il loro ventre
se ne sazino anche i figli
e ne avanzi per i loro bambini.
Ma Eluana per la giustizia contemplerà il tuo volto,
al risveglio si sazierà della tua presenza.


(Dal Salmo 16)

domenica 1 febbraio 2009

Risposte

















  

Qualunque cosa rispondo, che non sia, "bene grazie", quando mi chiedono come sto, è commentato alla stessa maniera.

Dipende sicuramente dal tempo, anche se il cielo è terso e il sole spacca le pietre.

Ho finito per glissare sulla risposta e chiedere a mia volta la stessa cosa al mio interlocutore.

Se il bisogno è quello di essere ascoltati, "eccomi qui!", mi sono detta.

Così facendo, finisco per vivere la vita che vogliono gli altri, senza mai fermarmi su quella vera.

Questa mattina, il titolo di un giornale, dimenticato in cucina, mi ha rivolto la stessa domanda..

" Come stai?"

Mi sono chiesta cosa avrei risposto.

Poi sono tornata in camera e ho visto i segni della notte passata, lasciati sul comodino.

E ho scattato la foto.

Speriamo che si capisca.

sabato 31 gennaio 2009

Paura

L'immagine può contenere: acqua e spazio all'aperto

Marco 4,35-41 -In quel giorno, verso sera, Gesù disse ai suoi discepoli: “Passiamo all’altra riva”. E lasciata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Nel frattempo si sollevò una gran tempesta di vento e gettava le onde nella barca, tanto che ormai era piena.
Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che moriamo?”. Destatosi, sgridò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e vi fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché siete così paurosi? Non avete ancora fede?”.
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?”.



I discepoli fanno salire nella barca Gesù, ma, quando si scatena la tempesta e lo vedono dormire, sono presi dalla paura.


L'averlo accolto nella propria barca fà si che lo possano chiamare, senza spostarsi più di tanto e assistere al miracolo.

Quando Gesù è con noi, si fa meno fatica a chiamarlo in aiuto.

Ma non basta un miracolo a farci capire che abbiamo incontrato il Signore.

"Chi è costui al quale anche il vento e il mare obbediscono? "si chiedono spaventati i discepoli.

Alla paura della morte subentra un'altra paura: quella che ci paralizza di fronte al mistero di cose incomprensibili al nostro intelletto.

Anche durante la tempesta che si scatena, subito dopo la moltiplicazione dei pani, i discepoli sono presi da paura, vedendo Gesù camminare sulle acque.

" E' un fantasma!"esclamano.

" Coraggio, non temete, sono io!"può dire Gesù, che aveva avuto modo di farsi conoscere attraverso il più significativo dei miracoli.

Ma è ancora la mancanza di fede che genera la paura, la stessa che caratterizzerà lo stato d'animo degli Undici, riuniti nel Cenacolo, quando videro apparire Gesù che credevano morto.

" E' un fantasma!"esclamarono, ancora una volta.

Gesù spaventa sempre quando appare all'improvviso, quando gli abbiamo dato i nostri connotati, dando per scontato che Dio sia a nostra immagine e somiglianza.

"Pace a voi!"

Una frase che spiazza tutte le previsioni, visto come si erano comportati nell'ora suprema.

"Pace a voi, anche se continuate a non fidarvi di me, pace a voi perchè il mio perdono vi tolga di dosso ogni paura! "

No. Non basta averlo incontrato e aver assistito a tutti i miracoli per toglierci di dosso la paura.

Bisogna sentirsi perdonati per tutte le volte che non l'abbiamo riconosciuto, quando scoppiano le tempeste, quando il vento soffia contrario, quando i punti di riferimento ci vengono a mancare.

Vieni Spirito Santo, vieni ad aprirci gli occhi e a scaldarci il cuore, quando siamo nella prova e la paura spegne la speranza.

giovedì 29 gennaio 2009

Significati

C'è una bella differenza tra coniuge (da cum e iugum: colui o colei con cui divido il giogo), e compagno (da cum e panis: colui con il quale divido il pane): quest'ultimo è un semplice commensale, ma il pranzo lo divido con chi voglio, la sorte no.


 Il consenso espresso il giorno delle nozze non è dunque soltanto un momento di particolare intensità nella vicenda sentimentale tra un uomo e una donna, ma è quell'atto unico e irripetibile che li fa diventare sposi, ossia definitivi debitori di reciproco amore.


E proprio l'esistenza di questo vincolo che segna la differenza tra amanti e sposi, tra il convivere e l'essere marito e moglie, tra il generare dei figli e l'essere famiglia.


(Arturo Cattaneo, con Franca & Paolo Pugni, Matrimonio d'amore. Tracce per un cammino di coppia, Edizioni Ares, Milano 1997, p. 22).

sabato 24 gennaio 2009

I suoi

Marco 3,20-21 -In quel tempo, Gesù entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: “È fuori di sé”. 

Questo passo parla dell'incomprensione trovata da Gesù nel contesto familiare, sociale e culturale in cui visse e operò.

 Ma il il pensiero che questo non corrisponda ai canoni di saggezza, prudenza, giustizia, ci appartiene.

I Cristiani, come anche chi pensa di conoscerlo, senza proclamarsi tale, spesso si fanno un'idea di come Gesù doveva essere e inventano nuovi Vangeli, nuove parole che sostituiscano quelle incriminate, incomprensibili, inaccettabili.

Così nella nostra vita sempre più spesso ci troviamo a confrontarci con l'agire di un  Dio illogico e irritante, un agire che sembra quello di uno che, più che la salvezza del suo popolo, cerca la sua rovina.

Dolore, sofferenza, morte, tutte cose che vorremmo ci fossero evitate, ma anche certe assunzioni di responsabilità per le nostre troppo fragili spalle.

Rompere con il passato non è facile.

Rinnegare ciò a cui abbiamo sempre creduto, cambiare rotta, abitudini, è un cammino in salita per luoghi impervi e sconosciuti.

Percorrere strade mai battute ci porta a sentire, toccare con mano la nostra fragilità, il nostro bisogno di aiuto, di indicatori stradali, di antenne, di mezzi di comunicazione visibili e tangibili.

La comunicazione abituale è interrotta, quando ci si incammina alla sequela di Cristo, e non possiamo fare altro che fidarci della nostra guida, il Maestro che conosce meglio di tutti la Strada.

Allora chiediamoci se la pazzia appartiene a quelli che non la pensano come noi, quelli che ci indicano strade alternative, sconosciute e non dominabili, oppure non siamo noi fuori di testa, quando pensiamo di essere la misura di tutte le cose e non vogliamo cambiare.

L'agire di Dio a volte sembra oltremodo insensato, specie quando ripetutamente non accade ciò che ci aspettiamo, pur conducendo una vita retta e operando per il bene.

L'incapacità di dominare gli eventi, di capirli, di entrare in relazione con essi, in una relazione vitale, fa star male.

Oggi sento che la parola è per me, circondata da insensatezza, da una forza incontenibile che mi si oppone e che vuole schiacciarmi.

La sensazione di qualcuno che rema contro è forte.

Ma non conosco il mio nemico perché ha tante facce e sembra si stia prendendo gioco di me.

Lo vedo ridere, sghignazzare, perché pensa di essere riuscito nello scopo di scalfire la mia fede, di farmi desistere e tornare indietro.

Il male viene dal basso mi è stato detto.

C'è sempre chi rema contro.

Nel mondo la lotta infuria, ma noi saremo più che vincitori, perché Cristo ha vinto il mondo,

L'ha già vinto, a sentire la Scrittura, anche se oggi viviamo nel tempo della prova.

Il confronto tra il bene e il male, che sembra volgere al peggio, non deve turbare.chi ha scelto Lui, chi ha scelto di farsi salvare.

La donna dell'Apocalisse, icona della Chiesa, la madre abbandonata nel deserto, dopo aver dato alla luce il Figlio, sarà la sposa dell'Uomo di cui i suoi dicevano: " è fuori di sé".

martedì 20 gennaio 2009

Ottavo giorno



VANGELO (Mc 2,23-28) Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!
+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe.
I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!».
E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

Dio non si preoccupa di se stesso, ma dell'uomo.


Sa infatti che senza di Lui morirebbe. 


Il sabato, secondo il racconto biblico, Dio si era riposato.


Perciò questo giorno prevedeva la sospensione di qualsiasi lavoro, per essere completamente disponibili per Dio.


Ma con il tempo le pratiche religiose avevano fatto perdere di vista il senso del riposo.


Gesù è venuto per farci entrare efficacemente nel riposo di Dio.


 Infatti, pur osservando il sabato in tante occasioni riportate dai Vangeli, si sente libero di non seguirne i precetti, quando questi non corrispondono alla verità ad essi sottesa.


E' l'uomo ad avere bisogno di Dio e non viceversa.


Attraverso l'Eucaristia, è Lui che ci dona ciò di cui abbiamo bisogno per avere vita e dare vita.


Non a caso resuscitò il giorno dopo il sabato, la nostra domenica, che per gli Ebrei era un anonimo inizio di settimana, un lunedì qualsiasi.


La domenica Dio ci risuscita, per farci vivere bene tutti i giorni della settimana, immettendoci nel Suo tempo.


L'infinito riposo che il Creatore ha deciso di donare ad ogni creatura, attraverso la Nuova Creazione a cui ha dato inizio Cristo Gesù.

giovedì 15 gennaio 2009

Lo toccò

VANGELO (Mc 1,40-45)
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». 
Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

" Lo toccò"
 Tutto quello che fa Gesù in questo passo del Vangelo sembra insensato.
Tocca un lebbroso, cosa proibita dalla legge mosaica.
Non si cura del fatto che la lebbra è infettiva.
Dice al lebbroso di presentarsi al sacerdote come prescriveva la legge, dandole l'importanza che prima le nega.
Non vuole che si sparga la voce dei suoi miracoli.

Da tutto ciò deduciamo che a Gesù interessa l'uomo e la sua salvezza.
Per questa è disposto a correre anche il rischio di morire( cosa che poi ha fatto), toccando un uomo infetto, ma anche quello di essere rifiutato dai sommi sacerdoti e dagli scribi,  depositari della legge.
Così facendo, mostra che la legge è per l'uomo e non l'uomo per la legge.

Quando ci troviamo di fronte all'esigenza di andare incontro al bisogno di un fratello, teniamo gli occhi fissi a Gesù, che non ha avuto paura di sporcarsi e di contaminarsi, per toglierci dal fango, nè ha agito per farsi pubblicità. 
Chiediamogli di poterlo imitare, specie quando la persona con cui abbiamo a che fare ci provoca ripugnanza o  paura.
Invochiamo il suo Spirito perchè ogni nostra azione porti a ringraziare non noi ma Lui.

mercoledì 14 gennaio 2009

Sete



Nella cella interiore del mio Diletto,
ho bevuto e quando sono uscita,
in tutta quella pianura non conoscevo
piu' nulla e persi il gregge che prima seguivo.
La mia anima si e' impegnata
con tutte le sue forze al suo servizio,
non ho più un gregge
non ho più altro compito,
poiche' ora tutta la mia attivita' e' amare.

Santa Teresa di Lisieau