martedì 29 gennaio 2013

Chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre.

VANGELO (Mc 3,31-35)
In quel tempo, giunsero la madre di Gesù e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo.
Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: «Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano».
Ma egli rispose loro: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».


A questa società, dove la raccomandazione è d'obbligo, dove il nepotismo impera a tutti i livelli, dove se non sei figlio, fratello, moglie , compagna di..., ti puoi scordare ciò che ti spetterebbe di diritto, per quello che vali, il Vangelo di oggi offre una preziosa riflessione.


Gesù, rispondendo a chi lo sollecitava a privilegiare i parenti, che stavano fuori, indica di quale raccomandazione abbiamo veramente bisogno, quali garanzie dobbiamo esibire, per essere sicuri di essere ascoltati.






domenica 27 gennaio 2013

(Lc 1,1-4; 4,14-21)

 

(Lc 1,1-4; 4,14-21)
+ Dal Vangelo secondo Luca

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero mini
stri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

Mi ha colpito l'inizio del vangelo di Luca indirizzato a Teofilo( dal greco Theophilos (θεόφιλος = θεός + φιλῶ), latinizzato in Theophilus, composto da "theo", Dio, e "philos", caro, col significato di "caro a Dio"), un nome che potrebbe rispondere ad una persona reale, ma innegabilmente rappresenta ogni creatura amata da Dio.
Proprio ieri in occasione della festa dei Santi Timoteo e Tito, Luca aveva fatto riferimento ai desatinatari dell'annuncio"Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura".
Luca, che non aveva conosciuto personalmente Gesù, ma aveva ascoltato i testimoni oculari, sente la necessità di documentarsi, di ordinare le idee perchè altri capiscano su quali basi si fonda la fede in Cristo Gesù.
Nell'anno della fede questo messaggio ci riguarda molto da vicino.
Non basta vivere intimisticamente il nostro rapporto con Dio, isolati dal mondo in cui viviamo.
Noi siamo "corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra."(1Cor 12,27),come ci ricorda S, Paolo.
Per questo è importante uscire dall'isolamento e fare tutto quello che è nelle nostre capacità per dare il nostro contributo a che ogni creatura possa godere dell'abbraccio del Padre, del dono del Figlio, dell'Amore che vivifica ogni creatura.

mercoledì 23 gennaio 2013

Il vero culto

 (Mc 3,1-6)
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo.
Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita.
E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.


 E' proprio vero che i bambini ti insegnano il significato più vero, più autentico del Vangelo.

Ieri sera Emanuele, piombatomi d'improvviso sul letto, ha osservato che stavo cercando una medicina tra le tante contenute nel cassetto del comodino.

"Quante medicine nonna, tutte tue?"

"Sì amore, tutte mie. Sto cercando qualcosa che mi tolga questo forte dolore al collo e alle braccia. Forse mi passa se mi fai una preghierina, però".

" Ti faccio un disegno!" mi dice alzandosi di scatto, diretto in tinello.

Rimasta sola con il mio dolore penso a Giovanni che risponde a tono, quando gli chiedo una preghiera e la dice realmente.

"Emanuele è ancora piccolo. Il prossimo anno incomincerà il catechismo e capirà." mi dico per consolarmi.

Poi mi alzo, per la cena, ma dobbiamo aspettare perchè Emanuele deve finire il disegno.

Ci deve mettere pure il nonno dentro l'arcobaleno e i palloncini e la porta per uscire.

Gli chiedo perchè non ha detto una preghiera.

"A guarirti ci pensa Dio", mi risponde.

Matteo 18,3 

In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.


lunedì 14 gennaio 2013

Venite dietro a me


VANGELO (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.
Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Gesù ci chiama.
Si è fatto grande Gesù.

E' ora di disfare il presepe, di riporre il bambinello in cantina, custodirlo per il prossimo anno.

Ma Lui ci continua a parlare attraverso la liturgia.

"Il regno dei cieli è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo".

Un appello alla conversione l'abbiamo sentito all'inizio dell'Avvento: un invito a fare piazza pulita di ciò che non ci serve, che non serve a nessuno, un invito a seguire il Battista, ad entrare nel deserto per prepararsi come si deve all'incontro con Lui.

Ma se c'è un periodo controindicato per fare deserto, è proprio il Natale e i giorni che lo precedono.

Non c'è nulla che ci faccia pensare all'essenziale.

Nella civiltà dei consumi, il Natale è l'occasione per cercare il superfluo da aggiungere all'altro superfluo, al quale ci siamo abituati.

E' incredibile quanti rifiuti si ammassino ai bordi delle strade i giorni dopo la festa.

Questa mattina volevo trattenermi un po' di più in chiesa, dopo la messa, perchè le feste sono finite e finalmente avevo il tempo per prendermi quello che con il Natale mi è stato negato.

Un po' di tempo per Lui, un po' di tempo per fargli gli auguri, per benedirlo e ringraziarlo di tutto quello che continua a donarmi.

Ma avevo sbagliato giorno.

Stavano smobilitando il presepe e ripulendo la Chiesa.

Ho pensato che, quando abbiamo a che fare con Gesù, c'è sempre da riflettere sullo sporco che lo circonda e che sembra lasciarsi dietro.

Certo che quando non facevo il presepe la casa rimaneva pulita, quando non invitavo, ma mi lasciavo invitare, lo sporco lo lasciavo agli altri.

Ora che sono diventata grande, è arrivato il momento che anch'io mi sporchi, mi immerga in questo mistero di grandezza e miseria, di luce e di tenebre, di amore senza confini.

Cercate il Signore, mentre si fa trovare,dice Isaia.

L'ho sentito alla messa di ieri, Battesimo del Signore.

Ieri il Padre ce lo ha presentato, il Figlio di Dio. Se non volevamo credere al Battista, agli angeli, alla stella cometa, dovremmo credere a Lui, il Creatore e Signore del cielo e della terra.

Ma ci basta?

Non sembra a quanto pare, visto come vanno le cose.

Il primo giorno del tempo ordinario vediamo Gesù all'opera.

E se nel Battesimo del Giordano si lascia guardare e definire dal Padre attraverso lo Spirito e in quello sguardo si specchia, lo stesso che lo risusciterà nella tomba, ora è lui che guarda per scegliere i suoi primi discepoli.

E' sempre un incontro, un'incrocio di sguardi, quello che ti fa risuscitare, cambiare posizione, dire di sì lasciando tutto.

Ma cos'ha di tanto speciale Gesù per convincerci?

Un bambilello fa tenerezza.

Ricordo che Giovanni, quando lo vide in chiesa e toccandolo si accorse che era freddo pensò che aveva bisogno di una copertina.

Non ebbe pace finchè non gliela portò.

Allora mi commossi e pensai che una copertina per il bambinello è facile reperirla.

Ma Gesù si fa grande e la copertina ci accorgiamo che non basta.

Seguirlo implica rinunzie forti e a volte molto dolorose.

Se vuoi stare con Lui ti devi dimenticare di tutto, perchè non ha dove posare il capo.

Almeno nella mangiatoia c'era la paglia e poi l'asino e il bue gli facevano caldo e poi c'erano Maria e Giuseppe che si occupavano di Lui.

Sulla croce avrà lo stesso abbigliamento di quando è nato, il posto dove posare il capo più duro e doloroso.

"Il regno di Dio è vicino", dice Gesù.

Ma quale sarà questo regno, dove trovarlo?

Lui è qui oggi e ci chiede di seguirlo.

Quello che importa, dopo avergli detto di sì, è non perderlo di vista, permettendogli di farci da specchio perchè nei suoi occhi possiamo scoprire il tesoro nascosto in ognuno di noi e che solo Lui ci può rivelare.

E' forse questo il regno di Dio?

Ora che mi ricordo, qualcuno ha detto che non il fango ha guarito il cieco, ma il dito di Dio nel fango.

sabato 12 gennaio 2013

Famiglia: segno di speranza(replica)


VANGELO (Lc 3,15-16.21-22)
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Leggendo i Vangelo di oggi, non ho potuto fare a meno di ripensare alla trasmissione radiofonica relativa a questo argomento che in modo rocambolesco anni fa lo Spirito Santo ci assemblò, molto meglio di come l'avevamo preparata.
Invece di raccontarvela, ho pensato di riproporvi il POST, se qualcuno ha la pazienza e la voglia di arrivare fino in fondo.



http://www.diocesipescara.it/uffici/comunicazionisociali/radiosperanza/
http://www.diocesipescara.it/uffici/comunicazionisociali/radiosperanza/
POST del 12 gennaio 2008


Questa è la trasmissione che è andata in onda , oggi alle 11, così come la leggete, grazie  all'intervento provvidenziale di Splinder, su cui volevo postarla prima di uscire di casa.
Questo imprevedibile folletto, ha sconvolto l'ordine degli interventi miei e di mio marito, distinti dal carattere (normale-io,corsivo-mio marito) come li avevamo programmati, per un improvviso e inspiegabile "copia e incolla dove voglio io". Non avendo il tempo per recuperare il lavoro preparato, per il blak-out della stampante, essendo già le 10.45, ho pregato che quello che andavamo a leggere avesse almeno un senso. Valutate voi.
Io intanto ringrazio il Signore  perchè, anche questa volta, ci ha aiutato a mettere ordine alle idee , in maniera così inusuale, ma sempre provvidenziale.


FAMIGLIA :SEGNO DI SPERANZA


Rubrica radiofonica a cura di Gianni e Antonietta



Tema: Il Battesimo


Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)


Dopo aver vissuto il grande mistero e lo stupore del Natale e dopo aver contemplato assieme ai magi la natività, ci siamo imbattuti in una festa che ci mostra un Gesù improvvisamente cresciuto, una festa che ci propone una sorta di carta d'identità del bambino che abbiamo contemplato, adorato, per quello che sarà il suo ministero, il suo annuncio, la sua presenza in mezzo agli uomini.


E' il Padre stesso che ci presenta il suo figlio prediletto, come suggello della sua alleanza con l'umanità, e, quasi, ce lo consegna accompagnandolo con una benedizione.


Il festeggiato si è fatto grande, il grande sconosciuto delle feste Natalizie si è scomodato ed si è messo in fila alla cassa, per pagare di persona il dono giusto per noi.


Il Battesimo di Gesù conclude le feste, perchè il dono sia efficace.


Lui, che si è donato a noi nella mangiatoia ed è diventato pane nella casa del pane, Betlemme, è necessario che si faccia battezzare da Giovanni Battista.


Straordinario questo Dio che si mete in fila con gli altri e aspetta il suo turno per fare una cosa a prima vista irrazionale, incomprensibile.


Ma, riflettendo, abbiamo capito che per fare un regalo ti devi mettere nei panni dell'altro, devi traslocare nei suoi bisogni, nella sua casa e vedere cosa gli manca.


Il Battesimo prevede tre immersioni nell'acqua; tanti giorni ci vollero prima che Gesù risuscitasse.


Ci siamo chiesti cosa ha fatto nel frattempo e abbiamo trovato la risposta. E' sceso negli Inferi, conoscendo la massima distanza dal Padre, per portare la buona notizia, il dono, anche a quelli che non avevano avuto modo di conoscerlo.


Canto: “Gioisci figlia di Sion” (Risorto per amore – CD 7)


Quando battezzammo nostro figlio non ci preoccupammo di approfondire la cosa. Per noi il Battesimo era il lasciapassare per il Paradiso pensando che a noi nulla competesse , se non il portarlo in chiesa e fargli una festa.


Ora che don Gino ci ha affidato le coppie che chiedono il Battesimo per i loro figli è la prima cosa che diciamo, premettendo che abbiamo una grande esperienza di come non si devono fare le cose e una piccola ma importante esperienza di come si devono fare.


Le situazioni, anche le più pesanti possono trasformarsi in occasione straordinaria di grazia, se facciamo entrare Gesù nella nostra casa o meglio entriamo nella sua, che è poi quella in cui ci ha riammesso con il Sacramento dell'iniziazione cristiana.


Solo 7 anni fa, se ci chiedevano cos'erano i Sacramenti, non avremmo saputo cosa rispondere.


Ora non abbiamo dubbi, perchè abbiamo sperimentato che essi sono doni che fa Dio all'uomo per vivere bene su questa terra e trasformare la sua vita mortale in vita eterna.


Al bimbo si fanno regali per l'occasione, ma è necessario che qualcuno glieli scarti, glieli metta in mano, ne conosca le caratteristiche, glieli faccia usare.


Nel pacco che Dio ci fa recapitare attraverso i genitori e i padrini quel giorno, c'è l'occorrente per non smarrirsi, per arrivare sani e salvi a destinazione.


I genitori e i padrini hanno il compito di scartare il regalo, di prendere ciò che vi è contenuto: fede, speranza e carità e mettersi d'impegno per trasmetterle al piccino , man mano che cresce, adattando le parole all'età come si fa per il cibo, che all'inizio si dà liquido, poi si omogenizza, poi si fa in piccoli pezzi perchè il bimbo lo possa digerire.


Trasmettere la fede, mantenere viva la speranza, testimoniare l'amore è compito di ogni genitore, di ogni educatore, di ogni persona che non si accontenta di fare regali ai propri figli solo a Natale, alla Befana e al compleanno, ma vuole che ne abbiano a godere tutta la vita.


Con il Battesimo diventiamo a tutti gli effetti figli di Dio, e non fa differenza che siamo stati adottati, perchè, a farci caso, anche noi uomini che siamo cattivi, i figli adottivi li trattiamo meglio di quelli naturali, perchè si pensa sempre che sono deboli e hanno bisogno.


E siccome Dio é più buono di noi, abbiamo detto a Giovanni, non chiama aiutanti il giorno di Natale o della Befana, ma si è messo all'opera Lui stesso per portarci i regali, da quando Adamo ed Eva, i nostri progenitori si sono allontanati da casa, dalla sua casa.


Il Signore, con il sacco pesante sopra le spalle, si è messo alla ricerca dell'uomo. Come un ladro pasticcione si è dimenticato di cancellare le tracce che potevano portare a Lui, anzi ha fatto di tutto perchè ci accorgessimo del suo passaggio. Ha vagato a lungo , ma l'uomo non aveva una casa, ecco perchè si è lasciato sfuggire tante meraviglie da quel sacco ad arte bucato.


Ha sparpagliato per l'universo frammenti di paradiso, perchè a tutti venisse voglia di tornarci.


Ogni tanto fuoriusciva, strada facendo, uno scintillante, una pietra preziosa da quello scrigno caricato sopra le spalle, un fiore, un sorriso, un abbraccio, una carezza.


Lui, la Befana del cielo si è messo in viaggio da quando ha pensato a noi, da quando ha cominciato a raccontarci le favole per toglierci la paura del buio e farci sprofondare nel calore delle sue braccia.


Le sue favole sono tutte scritte nel libro che ci ha consegnato, la Bibbia, ma molte ha lasciato che le raccontasse il vento, il sole, il mare, tutte le stelle, perchè ci sono mamme che non ce l'hanno quel libro e i loro figli non saprebbero dove trovare i segni della presenza di Dio.


Poi i suoi piccoli sono cresciuti e non si sono più accontentati, come capita anche tra noi.


I bambini, man mano che crescono, vogliono sempre di più e i genitori non riescono a tener dietro alle loro richieste.


Dio non ha mai smesso di lavorare come fanno tutti i papà e le mamme, perchè imparassimo a usare quanto era suo, senza danneggiarlo, perchè la sua casa , era destinata ad essere anche la nostra.


Come poteva permettere che la sciupassimo, quando sapeva che in quella avremmo dovuto abitare per sempre? Eppure lo abbiamo fatto.


Dove avrebbe potuto deporre i regali se all'uomo non ricostruiva la casa?


Ecco perchè è venuto ad abitare tra noi, perchè nel suo cuore ci ritrovassimo a casa.


Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)


Per questo abbiamo pensato che, argomento di questo incontro, poteva essere il Dono che ci porta Lui, contrapposto ai doni che il mondo vuole proporci, il Battesimo, che ci permette di rientrare nella sua casa, da cui si allontanarono i nostri progenitori.


In fondo, in questo tempo che ci siamo lasciati alle spalle, siamo andati in overdose di regali, fatti e ricevuti, se siamo tra i fortunati.


I piccoli, certo, lo sono stati, perchè, a distanza ravvicinata, hanno preso i regali da Babbo Natale e dalla Befana, che hanno poca o nessuna attinenza con quello di cui vogliamo parlarvi, a meno che non ci sforziamo di trovare l'aggancio giusto. Ma non è facile, specie se si ha a che fare con dei bambini.


Fin quando sono piccini, li si possono un po' imbrogliare e loro, che sono furbi, volentieri evitano di fare domande imbarazzanti, perchè gli fa comodo credere che basta scrivere la letterina e promettere di fare i buoni, per ottenere quello che vogliono.


Il problema è, se mai, cercare, negli appartamenti dove si vive blindati, isolati dal mondo, un'apertura, per farci passare i regali. Almeno quelli.


Ma fuor di metafora un camino o il buco dell'aria condizionata, un balcone o una scala per arrampicarvisi si trova sempre, anche se è quello di un nonno, di uno zio, di un amico a cui sta a cuore la riuscita dell'operazione, che si presta, volendo anche a trasformarsi in uno dei due personaggi in questione.


Giovanni ha detto, guardando il ben di Dio che gli era piovuto dal cielo: “ Il prossimo anno faccio il cattivo, tanto Gesù i regali me li porta lo stesso”.


Tempo addietro la stessa frase mi era servita per dire che Gesù è buono e che continua a volerci bene, anche quando facciamo i cattivi. Basta decidere di fare i buoni, di riaccendere negli occhi gli scintillanti, come chiamiamo la luce che vi sprizza dentro, quando non siamo arrabbiati.


Meno male che Babbo Natale, alias nostro figlio, il papà, si è scordato di comprare le pile, alla pista, l'ennesima, anche se questa è la reclamizzatissima di hot-wheels, che non entra neanche dentro la sala e l'ha dovuta montare a casa nostra, in attesa di farle spazio.


Così gli abbiamo potuto dire che non era un caso e che a fare i cattivi non ci si guadagna.


Per le pile ha dovuto aspettare che riaprissero i negozi il 27, ma poi si è dovuto mettere a cercare le macchinine che aveva usato, nel frattempo, inventandosi una pista alternativa sul letto del fratellino.


E ci è voluto un giorno ancora per ritrovarle, seppellite sotto i giocattoli, per poterci fare una gara.


Che il digitale terrestre, arrivato a casa dei nonni, che poi siamo noi, comprato per tenerlo buono e fargli vedere i cartoni, quando alla Rai non c'è Trebisonda, sia andato in corto circuito, non appena attaccata la spina, ha fatto riflettere anche noi che forse quei soldi li potevamo spendere in modo più utile e intelligente.


Meno male che, navigando su Internet, che non è solo una diavoleria, abbiamo trovato questa storia a proposito della Befana. Almeno siamo riusciti a trasmettergli qualcosa attinente alla festa in questione.


I Re Magi stavano andando a Betlemme per rendere omaggio al Bambino Gesù. Giunti in prossimità di una casetta decisero di fermarsi per chiedere indicazioni sulla direzione da prendere.


Bussarono alla porta e venne ad aprire una vecchina. I Re Magi chiesero se sapeva la strada per andare a Betlemme perchè là era nato il Salvatore. La donna che non capì dove stessero andando i Re Magi, non seppe dare loro nessuna indicazione.


I Re Magi chiesero alla vecchietta di unirsi a loro, ma lei rifiutò perchè aveva molto lavoro da sbrigare.


Dopo che i tre Re se ne furono andati, la donna capì che aveva commesso un errore e decise di unirsi a loro per andare a trovare il Bambino Gesù. Ma nonostante li cercasse per ore ed ore non riuscì a trovarli e allora fermò ogni bambino per dargli un regalo nella speranza che questo fosse Gesù Bambino.


E così ogni anno, la sera dell'Epifania lei si mette alla ricerca di Gesù e si ferma in ogni casa dove c'è un bambino per lasciare un regalo, se è stato buono, o del carbone, se invece ha fatto il cattivo.


Canto:Voglio vedere il tuo volto” (Voglio vedere il tuo volto – CD 1) 


Noi grandi di regali ce ne siamo fatti ben pochi, visto come vanno le cose, non solo per noi.


Da tempo, del resto, il problema è, non riceverli, ma farli, tra gli spintoni, le luci, la musica, il sorriso forzato delle commesse, l'ansia di non arrivare.


Da quando il Dono speciale, inaspettato, straordinario, lo abbiamo trovato la notte della Befana di 8 anni fa, non possiamo dimenticarcelo, associandolo alle croci che numerose ci hanno interpellato negli anni precedenti, proprio nello stesso periodo.


La malattia e la morte, infatti, negli anni, sono venute a visitarci con una puntualità sconvolgente, proprio in quella data.


Non possiamo non ricordare che la malattia di Antonietta esplose con violenza proprio in quei giorni, come quella che portò, anni dopo, suo fratello alla morte.


Mio padre il 5 gennaio del 1995 e sua madre i 7 gennaio del 2006 ci hanno lasciato.


Strane coincidenze che non possiamo non collegare ad un'altra data, quella che ci ha fatto riconciliare con tutte le feste e ci convince che il Natale non l'ha inventato il diavolo, come a volte ci scappa di dire quando il mondo ci risucchia con i suoi finti doveri.


Così scriveva Antonietta sul suo diario, anni addietro, a commento di queste strane coincidenze


Il 5 gennaio del 1977 era la data fatidica, per rimuovere il gesso che mi aveva imbalsamato 10 mesi prima.


Ma ad aspettarmi non c'erano ali che mi facessero librare in volo come una farfalla, finalmente libera dal bozzolo.


Il rumore della sega elettrica che si muoveva sul mio corpo imbalsamato non disturbava le mie orecchie, tutte protese a sentire il tonfo di ciò che era diventato ormai inutile sostegno.


Mi svegliai dal sogno quasi subito.


Perché non riuscivo a stare in piedi?


Questo mi portò la Befana con un giorno d’anticipo quel 5 gennaio, dopo un anno di inenarabili sofferenze. Ne dovevo fare di strada per incontrare il dono giusto, fatto su misura per me, un altro 5 gennaio!


Dovevo mettermi in viaggio con i Magi e con loro accettare la fatica della ricerca, la stanchezza del cammino, il tempo dell’attesa.


Loro sono stati i battistrada per incontrarlo.


Era il 5 gennaio del 2000, quando ho visto la stella fermarsi sulla grotta


Il 5 gennaio finalmente sono entrata dentro la grotta!


Erano secoli che camminavo, secoli, non il tempo che dista dal Natale alla Befana…


Mi sono fermata il 5,…il Signore ha avuto pietà… non mi ha fatto camminare ancora… un giorno prima sono arrivata, ma Lui era lì ad aspettarmi….


Erano 2000 anni che mi aspettava…nella messa, la sera dell’Epifania.


Ma quel dono che Antonietta scartò per prima, non lo tenne tutto per sè. Il suo sguardo, le sue parole, la sua persona, tutto parlava di una luce che la faceva risplendere.


Così anch'io, incuriosito, mi sono messo in cammino come la Befana della storia che vi abbiamo raccontato.


E adesso siamo qui in due a parlarvi del fatto che Dio non fa preferenze di persone e che a tutti è dato di arrivare, contemplare, adorare il Signore: Magi e pastori, ricchi e poveri, grandi e piccoli.


Grazie a Dio, l’Epifania tutte le feste non se le porta via, perché, se i doni del mondo rispettano i calendari, per i suoi, tutti i momenti sono propizi, perché il tempo, morendo, l’ha trasformato in occasione perenne di grazia.
Non a caso la liturgia delle feste si conclude con la domenica successiva all'Epifania, in cui si celebra, il battesimo di Gesù, inizio e fondamento della festa più grande, preparata da Dio per ogni uomo.


La Chiesa, per paura che, riponendo in soffitta il Bambinello, ci mettessimo pure ciò che ci porta, per ricordarci che non c’è momento che non ce lo dia, ce lo presenta mentre si mischia alla folla, per ricevere da un uomo, Giovanni, ciò che lui è venuto a portare, rinnovando quel lavacro di acqua, con lo Spirito su di lui effuso.


Tu vieni da me? “ dice Giovanni, quando vede Gesù.


Gesù, nato tra gli escrementi, in una stalla, a Betlemme, viene da noi, viene incontro all'uomo, nel fango del fiume Giordano, allora, nella nostre case in disordine e maleodoranti, ora.


Tu vieni da noi, Gesù, ci viene da dire, non siamo noi che ti abbiamo scelto, sei tu che mi sei venuto a cercarci . Che cosa straordinaria, Signore, che tu ti sia ricordato di noi!


Il regalo è tanto più bello, quando giunge inaspettato, quando ti accorgi, scartandolo, che è quello che ti serviva, quello che non osavi nemmeno sperare .


Che bello Signore continuare, anche ora che siamo diventati grandi, a scartare i tuoi regali, che non finiscono mai, regali di cui non si butta niente, neanche il contenitore.


Certo perchè il contenitore che ti sei scelto è di carne e si chiama Maria, la madre che vuoi condividere con noi.


Grazie Signore per tua madre, grazie della pubblicità gratuita che abbiamo letta sulla Sacra Scrittura, grazie, perchè non paghiamo un prezzo aggiuntivo per lo sponsor, anzi il contrario.


Signore quanto sei grande, quanto infinita è la tua misericordia!


“Lui deve crescere e io diminuire” dice Giovanni Battista.


Lo sappiamo, Signore, che noi dobbiamo diminuire e tu crescere, altrimenti come possiamo continuare a fare regali ai nostri figli, sì che non rimangano senza quando diventiamo vecchi o non ci siamo più?


Che straordinaria Befana sei Signore Dio Padre Onnipotente!


Canto: “Cristo è risorto veramente” (Risorto per amore – CD1)

Benedici il Signore, anima mia.


 (Sal 103)
  Benedici il Signore, anima mia.

Sei tanto grande, Signore, mio Dio!
Sei rivestito di maestà e di splendore,
avvolto di luce come di un manto,
tu che distendi i cieli come una tenda.
  Benedici il Signore, anima mia.
Costruisci sulle acque le tue alte dimore,
fai delle nubi il tuo carro,
cammini sulle ali del vento,
fai dei venti i tuoi messaggeri
e dei fulmini i tuoi ministri.
  Benedici il Signore, anima mia.
Quante sono le tue opere, Signore!
Le hai fatte tutte con saggezza;
la terra è piena delle tue creature.
Ecco il mare spazioso e vasto:
là rettili e pesci senza numero,
animali piccoli e grandi.
  Benedici il Signore, anima mia.
Tutti da te aspettano
che tu dia loro cibo a tempo opportuno.
Tu lo provvedi, essi lo raccolgono;
apri la tua mano, si saziano di beni.
  Benedici il Signore, anima mia.
Nascondi il tuo volto: li assale il terrore;
togli loro il respiro: muoiono,
e ritornano nella loro polvere.
Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.
 Benedici il Signore, anima mia.

martedì 8 gennaio 2013

Eucaristia





VANGELO (Mc 8,1-10)
Mangiarono a sazietà.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, Gesù chiamò a sé i discepoli e disse loro: «Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano».
Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette».
Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli.
Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. Erano circa quattromila. E li congedò.
Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.

Parola del Signore  


Ogni volta che leggo questo vangelo, mi commuovo.

C'è stato tanto tempo in cui «Voi stessi date loro da mangiare» lo sentivo rivolto a me, che dovevo continuare a servire dentro e fuori la casa, perpetuando un ruolo che mi si è appiccicato addosso, da quando ero piccola.

Poi è arriva la stanchezza: la strada era tanta, la sabbia si confondeva con l'orizzonte, la tenda premeva forte sopra le spalle, le forze venivano meno.

Fu allora che pensai che sarebbe stato bello sedersi ed essere servita.

" Fateli sedere" fu come un lampo, ricordo, quando mi venne in mente che potevo essere una della folla che stava seguendo Gesù.

Da sola ero andata avanti per tutto quel tempo, nonostante il giorno delle nozze fossimo in due a dirgli di sì.

Così il lampo divenne una luce stabile, calda, accogliente per leggere il resto.

"Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti."

In due dovevamo sederci, per donare all'altro quel poco che ci era rimasto e farlo benedire da LUI.

La luce divenne più forte, e illuminò la mensa eucaristica.

LUI , l' alleato, il dono di Dio il giorno delle nozze, ce ne eravamo dimenticati...

I pani dell'offerta erano pochi e raffermi, abbiamo commentato, prima di presentarli all'altare. Anche i pesci era un po' che stavano in frigorifero.

Abbiamo chiesto perdono e ci siamo fatti il segno di croce.

Con fede, con umiltà abbiamo aperto il nostro piccolo e misero paniere.

Ma Dio fa le cose in grande e ci stava aspettando insieme perchè ci voleva servire insieme , perchè a nostra volta insieme servissimo.

Il mistero dell'Eucaristia dove ogni dono è donato e moltiplicato ci ha tramortito.

Specie quando a Sacrofano abbiamo contemplato i segni che ci hanno traghettato nell'OLTRE.

Le spighe il pane, l'uva, il vino e tante casette, le Chiese domestiche, dove ogni giorno si spezza il pane della fatica, del sudore, del sacrificio per l'altro, lo sposo, la sposa, perchè la casa e chi ha la grazia di avvicinarle, queste piccole centrali d'amore, senta il profumo della Sua presenza e s'innamori.

Di LUI.

La fede, ho capito, è tutta in questo profumo che la Chiesa domestica è chiamata a far sentire perchè ogni uomo alzi lo sguardo e si accorga che Gesù è davanti a lui per ripetere all'infinito il miracolo della moltiplicazione dei pani..

lunedì 7 gennaio 2013

Famiglia: Chiesa domestica

Carissimi amici sono qui. Abbiamo disfatto l'albero e il presepe, la casa è un manicomio, ma io non posso fare a meno di fermarmi un momento  a salutarvi.
Per prima cosa devo dirvi grazie per l'affetto e la premura che mi dimostrate.

Sono tornata da un viaggio, da un'esperienza che non è stata avara di "scintillanti".
La gerla , come la chiama  Riccardo,è piena e i doni sono come quelle lampade a risparmio energetico:
subito non sembra che facciano luce, ma poi illuminano  di più e più a lungo.
Intanto è giusto che dica a chi non lo sa che per tre giorni siamo fuggiti dalle feste in famiglia, belle ma faticose, non c'è che dire, per ossigenare il cervello e riposarci dalla fatica di essere genitori e nonni di una bella nidiata di uccellini affamati.
Abbiamo scelto come sede del nostro blitz la "Fraterna Domus di Sacrofano(Roma), dove si teneva il III convegno di Mistero Grande sulla grazia del Sacramento delle nozze.
IL TEMA
 Identità e missione degli sposi nella famiglia:chiesa domestica

L'ICONA
Cristo sposo della Chiesa, (sposo della coppia, famiglia,Chiesa domestica)


I SEGNI:
La mensa eucaristica:le spighe il pane, l'uva e il vino

 Ci siamo riportati a casa una casetta, impregnata di profumo, che abbiamo messo all'ingresso, perchè a tutti possiamo rispondere cosa significa essere Chiesa domestica.




Particolari:

Non so se si capisce qualcosa, ma è tardi e ce l'ho messa tutta. Spero in seguito di essere più chiara, quando la luce aumenta.
Buona notte.

domenica 6 gennaio 2013

Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra



Il 5 gennaio del 2000, finalmente sono entrata dentro la grotta!

Erano secoli che camminavo, secoli, non il tempo che dista dal Natale alla Befana…

Mi sono fermata il 5,…il Signore ha avuto pietà… non mi ha fatto camminare ancora… un giorno prima sono arrivata, ma Lui era lì ad aspettarmi….Erano 2000 anni che mi aspettava, che aspettava chiunque si era messo in viaggio…nella messa dell’Epifania…

La parola la stessa: ”Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra” s’incarnò nella mia vicenda personale e mi trovai senza saperlo mischiata ai pastori e ai re magi a contemplare il miracolo dell’amore di Dio.

Quando ho visto il presepe, fatto sotto all’altare, ho pensato che proprio erano rimasti in pochi, quelli che si sobbarcavano la fatica di prepararlo, e si erano ridotti a farlo la vigilia, con poche idee, e ancor meno strumenti, un presepe senza pretese, più piccolo e con tante statuine mancanti.

Erano soliti farlo in fondo alla chiesa, liberata dai banchi e da tutto ciò che era d’intralcio a farci entrare tutto, il grande fondale azzurro e i monti e i villaggi, le statuine in movimento, tante troppe a fare le stesse cose e il deserto e la grotta più grande della città, che non lo aveva voluto quel bambino, davanti al quale erano fermi i pastori, estasiati, ammirati, stupiti..

I pastori non ci sono entrati, mi ha risposto don Gino, quando gli ho chiesto che fine avevano fatto; ma io subito mi sono consolata, pensando che i pastori eravamo noi, invitati a quella povertà di spirito che rende capaci le orecchie di ascoltare per primi l’annuncio degli angeli, per potere dai banchi direttamente recarci alla grotta.

Era un invito a farci piccoli, quel presepe. Ma c’era posto per tutti?

Il bambinello, sicuro ce lo avevano messo, ma era difficile vederlo, dentro la grotta. Una pecora lo copriva in parte o del tutto, non riuscendo, però, a nascondere le orecchie dell’asino che spuntavano dietro come un paio di corna..

Poi il motorino montato al contrario che faceva andare in retromarcia l’asino intorno al pozzo e la fontana che perdeva acqua e il cielo senza stelle .Un presepe montato a rovescio che ti faceva venir voglia di sollevare lo sguardo, di andare oltre i pizzi della tovaglia, perfetti e preziosi che scendevano da sopra l’altare e il parte fungevano da cielo di quello squarcio di mondo riuscito un po’ male.

La culla era lì, ad accogliere colui che rende il presepe perfetto, quello dove non mancano i pezzi, dove trova posto un cielo senza stelle, una grotta senza pastori.

Ogni giorno la mensa è imbandita, per accogliere un Dio fatto uomo, che ubbidisce alle parole di un sacerdote, per trasformare il pane ed il vino in ciò che possiamo vedere, toccare, adorare, accogliere.

Lui, la vita, dà vita ai nostri presepi, dà loro un senso e rimette a posto le statue di gesso e i paesi e i villaggi e fa brillare le luci nel posto giusto e fa smettere di far andare i motorini al contrario, perché diventa lui il motore, che permette alla gente di smettere di fare le stesse cose, e di cominciare a camminare, tendendo le orecchie al coro degli angeli che cantano il gloria, affrettando il passo verso la luce che viene dal cielo e che illumina, in modo inequivocabile, la strada per arrivare alla grotta, andando oltre, guardando sopra…sopra l’altare.

Ora non devo più aspettare che passi la notte della Befana, per sperare che mi arrivino i doni, non devo chiudere gli occhi e far finta di stare a dormire, come quando ero bambina.

Ora basta che sposti lo sguardo e ogni giorno diventa Natale e ogni momento è Epifania del Signore.

Non c’è pecora che mi ostruisca la vista, non c’è pastore o re che non mi parli di Dio.

sabato 5 gennaio 2013

Epifania





Quando entrai per la prima volta in quella che era la mia chiesa, non sapevo cosa avrei trovato, né subito capii l'importanza di quel gesto, l'importanza di quella parola, l'unica che mi colpì in un tardo e freddo pomeriggio invernale.
I muri bianchi e disadorni non attirarono il mio sguardo per apprezzare le opere d'arte di cui spesso le chiese sono ricolme, né mi attrasse la gente che, rada, occupava i banchi e con la quale mi mischiai, non senza pregiudizio.
Non mi distolse dai miei pensieri il loro abbigliamento, né i canti che salivano stonati dalla navata, né l'aspetto, né l'eloquio del sacerdote che celebrava la Messa.
Non fui consolata neanche dallo scambio del segno della pace, perché il mio compagno di banco nel frattempo si era assopito.
Ricordo il buio e il freddo della chiesa, ricordo le orecchie tese a non lasciarmi sfuggire una parola di tutto ciò che il sacerdote diceva, ricordo i miei occhi sgranati a riempirmi di quello scampolo di vita che bene o male veniva a popolare il mio mondo, ormai tutto vuoto e che pensavo morto per sempre, ricordo tutti i miei sensi protesi a carpire qualcosa da poter portare con me una volta che la funzione fosse finita e anche i battenti di quel luogo si fossero chiusi.
“L'uomo crede di essere Dio, ma non é Dio”.
Fu allora che il mio sguardo si posò sul crocifisso che campeggia sopra l'altare...
Approdata finalmente nel porto, potevo guardare il mare in tempesta e senza paura osservare le onde che si alzavano e si inabissavano, senza che un brivido freddo impietrisse le membra ed il cuore. Potevo nuotare nel mare calmo della mia Chiesa, incurante che l’acqua bagnasse i capelli, che la testa non rimanesse sospesa sopra la vita, che sola fluiva all’interno di quell’oceano che mi aveva scoperto le sue meraviglie.
Quel Dio per tanti anni cercato nei libri, nelle dispute dotte, nella profondità dei cieli infiniti, l’avevo trovato nel mio limite, finalmente accettato, nel mio consapevole bisogno d’aiuto.

Era il 5 gennaio del 2000