domenica 11 febbraio 2018

"Se vuoi puoi purificarmi"(Mc 1,40)


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Meditazioni sulla liturgia
 della V domenica del TO anno B

 "Se vuoi puoi purificarmi"(Mc 1,40)

Ho meditato in questi 18 anni che sono trascorsi dalla mia conversione più volte su questo passo del Vangelo e, come sempre mi succede, subito non colgo la novità, il di più che si vede solo se non ti stanchi di alzare veli, togliere le coperture, aprire il cuore all'amore di Dio che salva peccatori e prostitute, e anche te che pensi di non aver commesso alcun peccato degno della Geenna e ti siedi giudice inclemente delle debolezze altrui. 
Tante volte dicevo le letture che la liturgia ci propone, più volte nel corso dell'anno e degli anni, mi hanno fatto esclamare con un pizzico di delusione: "Tutte uguali queste letture, oggi il Signore non ha niente di nuovo da dirmi!"
E pensare che pendo dalle sue labbra e la prima cosa che faccio appena apro gli occhi al mattino, quand'anche fossero le 2 o le 3 ed è ancora notte fonda, è alzare gli occhi alla parola scritta sul calendario liturgico appeso sul comodino, per poi subito andare alla fonte (il messalino) di quella goccia che non sempre basta a sedare la mia sete.
La prima cosa, che mi ricordo mi dette fastidio, fu la correzione che misero alla traduzione della richiesta del lebbroso. 
Prima c'era" Se tu vuoi puoi guarirmi" ed era facile pensare che a Dio puoi chiedere la guarigione da una malattia fisica, ma ora che hanno sostituito " guarirmi" con " purificarmi" la cosa diventa più difficile. 
Lo dico perchè le malattie dell'anima, la consapevolezza del peccato è sempre successiva ad una malattia fisica, che ti impedisce di godere delle cose belle della vita e non ti permette di fare ciò che ti pare e piace.
Ci sono malattie che non si vedono dall'esterno ma che tu senti ti divorano l'anima, ti straziano il cuore, ti distruggono la mente, malattie che sono radicate nell'orgoglio, nella presunzione, nel giudizio, nella certezza che volere è potere.
Il volere è dell'uomo ed è un dono, se lo orienti verso un bene che Dio il tuo creatore ti indica, perchè sa di cosa abbiamo bisogno, cosa ci fa stare bene, noi no, o almeno non lo sappiamo da subito.
In un passo del Deteuronomio c'è scritto che Dio nel deserto educa il nostro desiderio ed è vero. 
Solo quando diventiamo vecchi e perdiamo i pezzi per strada, vale a dire le sicurezze, gli appoggi, le compagnie e tutto ciò che riempiva la nostra vita, capiamo cosa serve e cosa no, cosa dura e cosa è destinato ad essere dimenticato e a morire.
Il lebbroso del vangelo è consapevole del suo peccato, perchè, secondo la concezione giudaica, la malattia è sempre la conseguenza di un peccato commesso dalla persona o da qualche antenato. 
Non dimentichiamo che come ereditiamo dai nostri avi i caratteri somatici, così ereditiamo le conseguenze che cattive abitudini hanno lasciato sul nostro corpo e sulla nostra psiche.
A me è sempre sembrato ingiusta la dottrina relativa al peccato originale, perchè non era logico che uno scontasse i peccati che non ha fatto.
Ma Dio non permetterebbe il male se non fosse certo di ricavarne un bene più grande. E non dobbiamo meravigliarci se ciò che hanno fatto Adamo ed Eva è più o meno simile a ciò che noi facciamo appena possiamo svincolarci dalle regole e fare di testa nostra.
Siamo arrivati a dare consigli a Dio, a dirgli come si deve comportare un padre e che non è giusto che lui stia a guardare i macelli che facciamo o che fanno (noi siamo sempre dalla parte dei bravi), senza intervenire.
Il lebbroso si rivolge a Gesù con umiltà, ma anche con audacia perchè osa sfidare le leggi che lo volevano emarginato, lontano dal consesso degli uomini.
"Se tu vuoi, puoi". 
Solo Dio può ciò che vuole, anche se noi ci illudiamo che anche per noi sia così, specie quando ancora non facciamo scontri frontali con le barriere della vita che ci lasciano tramortiti ma che spesso non bastano a smorzare la nostra presunzione.
Gesù prova compassione per questo povero disgraziato, ma la traduzione è addolcita perchè il termine usato fa riferimento all'indignazione e alla rabbia di Gesù nei confronti del peccato che porta a così gravi conseguenze.
I sentimenti che si agitano nel cuore di Gesù nascono da una profonda sintonia con la condizione umana segnata dal peccato.
Si commuove anche se si arrabbia e lo tocca, l'impuro, l'intoccabile, va contro la legge, non gli importa di contagiarsi, perchè è venuto per salvare non per condannare... a costo della vita.
" Si è caricato sulle spalle i nostri peccati" c'è scritto, " non considerò un tesoro geloso essere Figlio di Dio", così a rimanere fuori dalla città è Lui, mentre il lebbroso guarito, purificato può tornare a vivere con i suoi.
Quel toccare di Gesù è emblematico di quanto conti per far uscire dall'emarginazione una persona una carezza, uno sguardo, un saluto, una stretta di mano.
Perchè ci costa tanto uscire fuori dai nostri "appartamenti" e farci carico della solitudine di chi non ha più nessuno che lo guardi?
Perchè l'egoismo ci porta a trovare mille scuse per non farlo?
A volte basta anche solo una telefonata, il dono del tempo che non sporca e non contagia, ma che è capace di resuscitare una persona.

Signore aiutaci ad indignarci per le situazioni ingiuste di cui siamo complici, aiutaci ad avere compassione di chi è solo, aiutaci a non schifarci di toccare chi non ci può dare nulla in cambio. 
Maria guidaci sulla strada che porta all'amore.

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