lunedì 28 novembre 2016

Luce

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“Venite camminiamo nella luce del Signore”(Is 2,5)
Le letture dell’ultima settimana dell’anno liturgico sono state caratterizzate dalla luce che emana dalla casa di Dio che diventa la nostra casa.
La luce è indispensabile per poter vivere senza inciampare e farsi male.
“Il popolo che viveva nelle tenebre vide una grande luce” c’è scritto a proposito del Salvatore.
La cometa, Maria è la luce che indica la strada per entrare nella grotta e adorare Gesù.
“Lampada ai miei passi è la tua parola” .
La Parola di Dio è la luce che ci guida, in questo periodo di attesa per non sbagliare strada e arrivare certi a destinazione.
” Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà elevato sulla cima dei monti e sarà più alto dei colli, ad esso affluiranno tutte le genti” .
Certo che questo avviene alla fine dei giorni, ma oggi, come cercare e trovare la strada per entrare nel tempio del nostro Dio?
Il seme è nascosto nella terra, non si vedono nè fiori, nè foglie, ma c’è chi lo custodiscee lo porta alla luce.
E’ Maria il candelabro su cui la fiamma accesa risplenderà per tutti i popoli della terra.
Maria vergine dell’attesa.
Per ora ci dobbiamo fidare e metterci in cammino, con lei che per prima ebbe il privilegio di accogliere e custodire la Parola e donarla al mondo.
Metterci in cammino, non da soli, tentazione che spesso ci fa sbagliare strada, ma insieme a trutti quelli che cercano la luce che non tramonta, a tutti quelli che vogliono stabilmente abitare la città di Dio.
Non è un caso che io sia sottoposta ad un intervento agli occhi, perchè la visione offuscata migliori a tal punto da farmi evitare di cadere.
Voglio iniziare questo cammino quindi partendo dai segni che la mia storia mi rimanda, segni di confusione, caligine, nebbia, distorsioni, dovute a malattie dell’occhio alcune irreversibili.
Voglio partire dal mio bisogno di luce, dal mio limite, dalla mia cecità, riconoscendomi peccatrice, lasciandomi guidare da chi vede la strada e mi può aiutare nel percorrerla fino in fondo.
Mi voglio affidare a Maria, colei che disse sì ad un progetto che la coinvolgeva e la superava, fidandosi del suo Creatore.
” Ha guardato l’umiltà della sua serva”
L’8 dicembre celebriamo la sua Immacolata Concezione, la veste che a noi è data nel Battesimo, la vita nuova che ci permette di riconoscere di chi fidarci, a chi affidarci e quale deve essere l’abito giusto per arrivare alla grotta.
Stranamente la meta del Natale è la grotta, un luogo scarsamente illuminato, maleodorante, piccolo e scomodo, che sembra stridere con l’immagine della città del Signore posta sul monte a cui il profeta Isaia fa riferimento per invitarci a metterci in viaggio.
La luce di cui abbiamo bisogno è quella che illumina il nostro bisogno di metterci in cammino.
Il centurione non chiede a Gesù nulla ma segnala come fece Maria alle nozze di Cana, a Gesù che il suo servo è malato e non può assolvere alle sue funzioni, come a Cana la festa senza vino non poteva più dare ciò per cui era stata organizzata: la gioia
Gesù è colui che restituisce ad ognuno la sua identità, funzione, Gesù è la luce che illumina la nostra vita, da dentro sì che fuori si possa distinguere.
Ognuno di noi diventa luce per gli sbandati della notte se rimaniamo in ascolto della Parola che ci annuncia la Sua venuta.

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