sabato 13 agosto 2016

SPOSTAMENTI


Image for Dove posare il capo
Meditazioni sulla liturgia di
Sabato XIX TO anno pari
Letture: Ez18,1-10.13.30-32; Sal 50; Mt 19,13-15
” Formativi un cuore nuovo e uno spirito nuovo” (Ez 18,31).
Siamo soliti dare la colpa agli altri di quello che ci succede.
Ai nostri genitori, agli antenati, alle condizioni difficili in cui ci siamo trovati per l’imperizia o il peccato di chi ci ha preceduto.
In questo modo ci esoneriamo dall’esame di coscienza e, con lo sguardo fisso alla terra che ci è stata sottratta o consegnata piena di rovi e spine, non guardiamo a ciò che abbiamo, ciò che Dio continua a seminare nei nostri cuori attraverso la sua parola.
Non guardiamo, non apprezziamo la nuova terra che con il Battesimo ci ha riconsegnato da coltivare e far fruttificare con il suo aiuto.
La vita è un viaggio attraverso il deserto che, guarda caso, è terra non produttiva dove non si vive bene, che devi attraversare per poter apprezzare che non sei solo e e che Dio è con te, ti accompagna e ti nutre e ti parla e ti è fedele sempre, anche quando i tuoi ti abbandonano o tu abbandoni ciò che è giusto e salutare, e ti prostituisci a idoli muti.
Mi ha sempre affascinato l’idea della terra donata da Dio, la terra con cui mi ha impastato, la terra su cui ha soffiato il Suo Spirito senza stancarsi.
Siamo suoi figli e, se a un genitore può capitare che si dia per vinto di fronte al comportamento ingiusto del figlio, Dio non si arrende e continua a gettare il suo seme, continua a dare vita al mondo.
Se i nostri antenati hanno mangiato l’uva acerba non dobbiamo più dire che i denti dei figli si sono allegati, perché la responsabilità è personale e, prima di Cristo, Ezechiele ce lo ricorda in un tempo in cui la schiavitù avevo reso molli le braccia, rarefatto la preghiera, spento la speranza.
Le letture di oggi ci invitano a guardare avanti e ad agire secondo quello che dice Gesù.
“Lasciate che i bambini vengano a me”.
Cominciamo da qui; dal parlare di Dio ai nostri figli, a portarli con noi quando andiamo alla messa, spiegandogli con parole semplici ciò che il sacerdote dice e fa, preghiamo insieme a loro, al mattino alla sera e in ogni occasione bella o brutta che stiamo vivendo.
Insegniamo la gratitudine per quello che abbiamo ricevuto, non lamentandoci di quello che ci manca, invitiamoli a fare altrettanto a suggello della giornata.
Il nostro compito è di portare i bambini a Dio e non a noi stessi e a infondere in loro la fede che Dio ci ama e che non ci lascia soli neanche un momento.
Leggendo il vangelo, però, la prima cosa che mi è venuta in mente non è tanto il dovere che ho di portare a Lui i bambini, quanto quello di ringraziare Maria che mi ha portato Gesù.
Ieri, quando mio marito me L’ ha portato a casa mi sono commossa tanto da rimanere senza parole, mentre le lacrime parlavano al posto mio.
Non me l’aspettavo perché Gianni non è ministro straordinario dell’Eucaristia e perché, sollecitato più volte da don Ermete a che comprasse un portaostie perché non fossi privata del dono del Corpo di Cristo quando sto male, non aveva ancora comperato nulla, preso com’è stato a provvedere ai miei bisogni materiali, che in questi ultimi giorni gli hanno impedito anche di lavorare.
Ebbene ci ha pensato il Signore a risolvere il tutto, facendogli trovare una persona, presente per caso a quell’ora di quella messa, che di portaostie ne aveva tre e abitava vicino, sì che è andato a prenderglielo e glielo ha regalato.
Gesù si è spostato ed è venuto da me, è entrato nella mia casa, mi ha scaldato il cuore prima ancora di aprire la piccola teca.
Ho percepito la mia indegnità mai come ieri sera, perché mai avrei pensato che il Dio dell’universo, Creatore e Signore di tutte le cose, si sarebbe spostato per venire di persona a casa mia.
Avevo polemizzato tempo addietro, quando nella mia chiesa il sacerdote aveva spostato il crocifisso grande issato sopra l’altare e lo aveva messo su una parete laterale della navata.
Il crocifisso su cui avevo alzato lo sguardo il giorno della mia conversione!
Mi sembrava un atto blasfemo perché era come sminuirne il valore per mettere al posto suo un’ altra immagine.
Poi però mi sono accorta che la nuova posizione era vicino alla sedia dove sono solita sedermi e che il trasloco mi aveva giovato, perché Gesù ce l’avevo vicino e finalmente potevo vedere i segni della sua passione, i chiodi e le spine, il volto reclinato, le braccia distese, concedendomi un’intimità che non conoscevo.
Gesù era sceso dal suo piedistallo e si era fatto più vicino, per me che non distinguo i contorni delle cose quando sono distanti, con o senza occhiali, si è fatto carico del mio bisogno di uno spazio più ristretto per adorarlo e comunicarmi il suo amore.
Ho pensato che alla risonanza magnetica di qualche giorno fa, in cui dovevo passare due ore, con l’aiuto di tanti fratelli che si sono messi a pregare perché fosse possibile, non a caso mi si è presentato mentre il mare era in tempesta, grande, avvolgente, caldo che mi prendeva per mano e mi diceva “Non temere, sono qui, non avere paura”.
Si era spostato di nuovo per stare vicino a me.
Il mio grazie è andato a Maria che me l’aveva portato dopo tante notti insonni in cui dicevo rosari di avemarie per poter dire il Padre Nostro.
Penso a quanto mi è stata vicina questa Madre che mi ha portato Gesù, madre da me tante volte invocata negli ultimi tempi, ma da sempre pregata nella mia famiglia d’origine, da mia madre che ogni notte assolveva al voto fatto per la salvezza dell’anima dei suoi figli, sgranando non so quante avemarie.
Penso a mio padre avanti negli anni che mi confidava quanto gli fosse d’aiuto rivolgersi alla Madonna quando sentiva le fitte del cuore malato diventare spade conficcate nel corpo.
Penso al piccolo segno di croce che mia madre imprimeva sulle nostre fronti prima di andare a dormire, al nome Maria che portiamo noi tre sorelle, alla bottiglia piena di acqua di Lourdes che papà mi versò tutta mentre mi divincolavo nel letto presa da grandi dolori.
Allora pensavo che l’effetto era deleterio, visto che le malattie aumentavano in proporzione delle preghiere.
Quanto ero distante dalla verità!
Non c’è dubbio che Maria alla quale ci siamo consacrati sia stata la scala che ci ha portato a Gesù, senza farci salire, ma facendogli spazio per farlo scendere perché lo stringessimo al petto e fossimo scaldati dal suo calore.
Image for Preghiera a Maria, regina della famiglia

1 commento:

Gus O. ha detto...

Antonietta, Dio è sempre vicino ai suoi figli, ma il nostro essere distratti ci impedisce di sentirlo. Tu, semplicemente, ci sei riuscita.
Ciao.