venerdì 14 settembre 2012

Morte e vita


Giovanni 3,13-17
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».


Sotto la croce c'era Maria, la madre. Ma c'era anche Giovanni, il discepolo che Gesù amava. 
Sotto la croce una coppia: quella che avrebbe dovuto rendere visibile Dio al mondo. 
La chiesa delle origini, rigenerata, ricreata da Cristo.

"Beati gli afflitti perchè saranno consolati".
Così cominciò il nostro cammino di coppia l'indomani del nostro matrimonio. 
Ma allora non leggevamo le Scritture.

La gioia, la sofferenza, la beatitudine, tutte racchiuse nell'unico grande mistero dell'amore di Dio, che la liturgia di oggi ci chiama a contemplare





2 commenti:

Gus ha detto...

Giovanni è sempre chiarissimo.
Ciao Antonietta.

Fioredicollina ha detto...

carissima amica grazie per aver partecipato alla foto sfida,ecco l'attestato a ricordo:
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un caro saluto e a presto