venerdì 20 gennaio 2012

Adorazione eucaristica

Questa mattina Gianni, attraverso questa preghiera, che aveva scaricato dal Web, pensando a me e alla mia impossibilità di recarmi in Chiesa, è diventato per me Eucaristia, mentre me la leggeva piano, portandomi a contemplare il volto di Cristo, nel tempo a me donato senza restrizioni, nel dono grande che mi stava facendo, pregando con me e per me,mentre mi dibattevo tra grandi dolori.
Ho adorato il Signore, mentre guardavo il suo viso.



«TENGO I MIEI OCCHI RIVOLTI AL SIGNORE PERCHÉ LIBERA DAL LACCIO IL MIO
PIEDE»(1)

«Tengo i miei occhi rivolti al Signore»: certamente il salmista parla degli occhi del cuore e della mente rivolti al Signore; ma ciascuno di noi ha anche nel cuore un particolare volto del Signore, che sottolinea la misericordia, l’accoglienza, la dolcezza o la radicalità…
Perciò mi è sembrato bello, in questa assemblea, che Lui vede un cuor solo ed un’anima sola,guardare anche un solo, unico volto del Signore, donando anche agli occhi del corpo qualche cosa di concreto da vedere per aprire ancor più gli occhi dell’anima.
Ecco perché vi propongo il volto di Gesù nell’Eucaristia: è il volto che Lui ha scelto per venire in mezzo a noi, è il volto riconosciuto dai discepoli di Emmaus, volto che fa scomparire la presenza fisica, perché basta quella presenza, quel volto del pane spezzato.
La forza di Gesù presente nel pane consacrato è realmente capace di liberare «dal laccio il mio piede», di farmi scoprire le «trappole», i «lacci» dove i miei piedi possono inciampare e io posso cadere, perdendo la luce e la forza che emana del Suo volto.
«Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.»(2) Guardiamo insieme a Gesù Eucaristia perché liberi dal laccio i nostri piedi e possiamo correre verso di Lui per un abbraccio nuziale.
Vedo pane, ma guardo Gesù. Rinnoviamo la nostra fede, e il nostro cuore pensi solo a Lui

1° Laccio: Dio lontano da me
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola del pensare Dio lontano da me e fuori dalla mia vita, vivo intrappolato nel credere che Gesù non c’entri con la mia famiglia, il mio lavoro, le mie relazioni…
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e scopro quanto sei vicino a me. Posso vederti, toccarti, mangiarti. Sì, il Tuo desiderio di starmi vicino è così grande che ti sei fatto pane per essere uno con me. Questa Eucaristia mi dice la Tua volontà, costante nel tempo, di essere unito al mio corpo e alla mia vita.
Il silenzio che scaturisce da questo Mistero d’Amore mi dice la delicatezza con la quale attendi il mio «sì» e dici: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me.»(3). L’Eucaristia è sempre un Tuo appuntamento d’amore con me!

 
Colui che mangia di me vivrà per me (4).

2° Laccio: vista corta
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola della «vista corta», che vede al massimo fin sulla punta dei piedi, sul finire di un mese, sul finire di un anno, schiacciando la mia vita dentro i giorni.
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e scopro con stupore che Tu sei già eternità, sei già paradiso, in unità con il Padre e lo Spirito Santo, oltre il tempo e oltre la morte. Sento vive in questo momento le Tue parole: «Non temere! Io sono il Primo e l'Ultimo e il Vivente. Io ero morto, ma ora vivo per sempre e ho potere sopra la morte e sopra gli inferi»(5). Se guardo Te, vivo fin d’ora oltre la morte, per l’eternità.


Chi mangia questo pane vivrà in eterno(6)

3° Laccio: amore misurato
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola che può bloccarmi nell’amore misurato, l’amore a dosi, l’amore calcolato, l’amore per circostanza, l’amore dato solo a quelli che mi amano.
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e vedo in Te l’Amore sconfinato, senza misura, verso tutti in ogni circostanza, senza «se» e senza «ma» , mai dosato. Non mi chiedi di essere perfetto, di essere all’altezza, di essere bravo, mi chiedi solo di poter stare con me e ti doni totalmente e senza riserve a me.
Vuoi raggiungere ogni uomo e, mentre Ti guardo, mi insegni ad amare i poveri, i piccoli, gli emarginati, gli ultimi. L’Eucaristia, come la Croce, mi dice di amare coloro che mi perseguitano, di benedire coloro che mi maledicono, di pregare per coloro che mi odiano.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici(7)

4° Laccio: parole senza carne, senza vita, preghiere senza opere
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola delle parole «senza carne», cioè non seguite da gesti concreti d’amore. Quante promesse facciamo con le labbra a Gesù e ai fratelli, e poi…?
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e risento l’espressione di Giovanni: «La Parola si è fatta carne», e avverto il brivido di Maria alle parole «Concepirai l’Emmanuele». Scopro con stupore che in questa Eucaristia quella Parola è carne per me oggi, è gesto e azione per me oggi. Ora le Tue parole «Fate questo in memoria di me» hanno per me un altro sapore, mi invitano non più solo a parlare di quello che hai fatto Tu, ma mi invitano a fare come Te, a donarmi come Te e con Te.

Ecco, io sono con voi tutti i giorni(8)

5° Laccio: corpo senza amore
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola del «corpo senza amore». Quante volte la mia mano si è allungata per salutare senza amore, quante volte ho avuto un gesto di tenerezza senza amore o con poco amore, quante volte ho abbracciato senza amore, quante volte, seduto a tavola o seduto accanto a qualcuno, il mio corpo non segnalava attenzione, amore!
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e sento risuonare un’eco vivissima, un silenzio assordante: sei Tu che dici: «Ho ardentemente desiderato mangiare questa Pasqua con voi; dare il mio corpo per amore, affinché nemmeno un frammento di me fosse senza amore». Gesù, che hai donato a me il Tuo corpo per amore senza chiedere nulla in cambio, purifica le intenzioni di ogni gesto che compio, affinché tutto sia fatto con amore e per amore: per questo mi hai donato il mio corpo!

Lo spezzò e lo diede loro, dicendo:”Prendete , questo è ilo mio corpo(9)


6° Laccio: matrimonio fermo
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola del matrimonio fermo alla partenza, come una  macchina da corsa che si trovi sempre sulla linea di partenza; un matrimonio che si accontenta di una coesistenza pacifica nella quale quello che conta è non disturbarsi troppo: mi accontento di essermi innamorato, senza cercare un amore più grande.
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e scompare l’idea di un matrimonio «contratto», che si accontenta di una coesistenza pacifica. In Te vedo l’unità con il Padre e con lo Spirito Santo, vedo il Paradiso, scopro con stupore che mi hai chiamato alle nozze per vivere la stessa unità, lo stesso Paradiso: mistero grande!
Solo guardando Te è svelata la mia identità di coppia. Non posso più aspettare! Accendo i motori e via, per amarci come sposi dello stesso amore con cui Tu ami la Chiesa.

Perché siano una cosa sola, come noi(10)

7° Laccio: «il Vangelo secondo me»
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola di sentirmi cristiano senza Chiesa, senza comunità, o di pensare la comunità senza unità. È il «Vangelo secondo me»; è l’individualismo in abito religioso: «Mi arrangio da solo, comando io, non ho bisogno degli altri. Posso fare senza comunità e posso essere comunità senza cercare l’unità».
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia ed è evidente che Tu ti fai Pane-Presenza per ciascuno, senza alcuna distinzione, per farci uno con Te, ed è impossibile non desiderare di essere un solo corpo. Tu in questo momento sei dono per me, ma lo sei anche per il fratello che mi sta sullo stomaco, per il fratello che giudico più peccatore di me o che si sente superiore a me, per quello che mi ha ferito o che ho ferito, per quello sempre pronto a servirti come per la pecorella smarrita che sta vivendo lontano da Te. Tu, Gesù, desideri farti mangiare da tutti per essere tutto in tutti e perché tutti possano essere una sola cosa con Te.

Siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda(11)

8° Laccio: avere o apparire di più
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola del potere per avere o apparire di più. È il gioco senza fine del pretendere di più senza mai saziarmi. Voglio sempre più, voglio che si veda che sono importante, che si veda che so, che si veda che posso, che si veda che sono migliore, che si veda che sono diverso.
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e scopro quanto è forte e stretto questo laccio al mio piede, quasi vivessi per un «di più». Davanti a questa Eucaristia vedo che Tu, il Re dei re, il Signore di signori, il Creatore di ogni cosa, usi la Tua Onnipotenza per perdere, per farti piccolo, per farti vuoto, per farti silenzio, per farti accanto. Tu, Signore Gesù, Presenza viva in quest’Ostia Santa, mi dici: «Non c’è amore più grande di chi perde la vita», «Se il chicco di grano caduto per terra non muore, non porta frutto». Gesù, portami con Te sulla via del perdere.

“Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà(12)

9° Laccio: non sono guardato da Dio
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola del pensare di non essere guardato da Dio. È come fossi soltanto io a guardare a Lui, a dover tener conto di Lui, ad accorgermi di Lui. È l’idea di un Dio addormentato o poco attento.
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e scopro che Tu mi hai guardato per primo e che io non potrei guardarti, in questo momento, se Tu prima non mi avessi guardato e scelto prima della creazione del mondo. È uno sguardo d’amore reciproco e, senza dubbio, noi amiamo perché Tu ci ha amati per primo, donando la Tua vita per noi. Ti guardo, Gesù, e riscopro lo stesso sguardo che hai avuto con il giovane ricco che, fissatolo, hai amato. Questa Eucaristia è la possibilità fisica che ti sei dato per guardarmi e starmi accanto fino al giorno in cui, tolto ogni velo, contemplerò in pienezza ciò che sei.

Allora Gesù, fissatolo, lo amò(13)


10° Laccio: unirsi a Gesù nell’Eucaristia senza pensare di far nozze con Lui.
L’Eucaristia mi libera dal laccio e dalla trappola dei preparativi alle nozze senza uno scopo, senza desiderare di coabitare per sempre con lo Sposo: è come sposarsi e abitare in due case diverse. Quante volte riteniamo che il nostro matrimonio basti a se stesso, pensando a Gesù come a un «riempitivo», e non riconoscendo una chiamata a Nozze più grandi, a Nozze che iniziano qui e verranno consumate pienamente solo oltre la nostra morte!
Ti guardo, Gesù, nell’Eucaristia e ti riconosco come lo Sposo che chiama alle Nozze, che chiama all’unità con Lui, che chiama a coabitare con Lui 24 ore su 24. Tu, Gesù, chiami ad un Amore così pieno e così intenso da dover sbocciare oltre i limiti del tempo e dello spazio, nel Paradiso di Nozze definitive ed eterne.

Ecco lo sposo, andategli incontro!(14)

Schema per adorazione eucaristia comunitaria
Di Mons. Renzo Bonetti

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1 Sal 25,15
2 Eb 12,1-2
3 Ap 3,20
4 Gv 6,57
5 Ap 1,17-18
6 Gv 6,58
7 Gv 15,13
8 Mt 28,20
9 Mc 14,22
10 Gv 17,11
11 Gv 17,21
12 Lc 17,33
13 Mc 10,21
14 Mt 25, 6

4 commenti:

Gus ha detto...

La tua riflessione è molto bella.
Ciao.

Saray ha detto...

Bellissimo questo post cara Antonietta, veramente sono tanti i lacci che frenano l'amore verso Gesù.
Io durante l'Eucarestia prego sempre che possa comprendere profondamente e con il cuore questo santo mistero.
Stai bene cara, pregherò per te. Un grande abbraccio. :)

Gus ha detto...

Come stai, Antonietta?
Ciao.

dagioia ha detto...

Anto ciao!
Bellissimo il tuo post - riflessione.
Sai ieri avrei faticato un po' ad andare incontro al mio sposo.:-(
Ghrrrrrr!
Oggi va meglio!!!
Che stai facendo?