sabato 16 giugno 2012

Perchè mi cercavate?

Lc 2,41-52
I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.


SUI FIGLI

E una donna che reggeva un bambino al seno disse:
Parlaci dei Figli.
E lui disse:
I vostri figli non sono figli vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di sé stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
E benché vivano con voi non vi appartengono.

Potete donare loro amore ma non i vostri pensieri:
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
Esse abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farvi simili a voi:
La vita procede e non s'attarda sul passato.
Voi site gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccate in avanti.
L'Arciere vede il bersaglio sul sentiero dell'infinito, e vi tende con forza affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell'Arciere;
Poiché come ama il volo della freccia così ama la fermezza dell'arco

GIBRAN











4 commenti:

dagioia ha detto...

Cara Anto questo meraviglioso testo di Gibran dovremmo leggerlo ogni volta che pensiamo con egoismo e al possesso dei nostri figli.

"Essi vengono attraverso voi, ma non da voi,e benchè vivano con voi non vi appartengono"

Ciao bella, come va oggi?
ti abbraccio♥

Saray ha detto...

Gibran dice cose molte sagge e giuste sui figli.
I figli sono del Signore e noi abbiamo solo la loro custodia qui sulla terra.
Non è sempre facile agire di conseguenza. L'importante è la conoscenza.
Domani sera torniamo in Veneto per un paio di giorni. La vera vacanza se Dio vuole sarà a luglio.
Un abbraccio carissima :)

Lucia Nadal ha detto...

Ho letto questo brano di Gibran molto tempo fa, ma faccio fatica a non pensare ai miei figli come "non miei".Sono sempre nei miei pensieri, nelle mie preghiere. Li ho affidati alla Madre Celeste perchè crescessero suoi degni figli...ma non ho tagliato il cordone ombelicale! Lo stesso vale per i nipoti!Crescerò?

fata confetto ha detto...

L'immagine del ragazzo seduto sul globo terrestre con la mano proiettata verso l'infinito rafforza il concetto dell'appartenenza dei nostri figli al mondo per il quale, tramite noi, sono stati creati. Un caro saluto Marilena