mercoledì 9 aprile 2008

Credenti non praticanti

Spunti per una catechesi prebattesimale

La Messa.

“In che cosa credete?” L'abbiamo chiesto ai genitori che vengono per battezzare i propri figli.
"Nella fede, nella religione, nella famiglia..." hanno risposto i più sprovveduti," in Dio" quelli più avanti," in Gesù Cristo" qualcuno, "nel Dio di Gesù Cristo" nessuno.
Certo che noi non possiamo ergerci a giudici, visto che per rispondere così ci abbiamo messo una vita e poi non è detto che abbiamo metabolizzato completamente l'idea.
Gesù, il personaggio di cui in questi tempi si parla di più, è l'illustre sconosciuto della nostra società. Si sa tutto di lui perché la gente pensa di conoscerlo attraverso i si dice, non quello che Lui dice.
Bisogna andare alla mensa del Pane e della Parola, per capirci qualcosa di più. Del resto in Dio ci credono anche i mussulmani e gli ebrei e in qualcosa o qualcuno che ci sovrasta, più grande e più potente di noi, la maggior parte degli uomini, perché non ci vuole una grande fede o una grande intelligenza per riconoscere che il cielo, la luna, le stelle, il mare, i monti e l'universo e tutto quanto contiene l'ha creato Dio.

La Messa, che è il luogo privilegiato, l'occasione più alta dell'incontro con Cristo è vissuta come un peso, un impegno inutile e troppo oneroso. Per non parlare dei bambini che, se ce li hai, disturbano o ti danno l'alibi per non metterci i piedi.
Cuoredipizza, una blogger amica, nonché mamma innamorata di Cristo, mi ha scritto, in un commento ad un mio post sulla Pasqua.
“Quest'anno eravamo in vacanza, e in quella parrocchia ligure la veglia Pasquale era alle 21. Questo ci ha concesso di andarci con i bimbi.
Liturgia lunga, sì, ma affascinante: Peperoncino e Sorrisone si sono lasciati conquistare.
Avevo spiegato loro in anticipo le parti salienti del rito, e li avevo invitati ad ascoltare le letture cercando di "acchiappare" in esse i richiami battesimali. Così, durante la liturgia della Parola, sono rimasti ben svegli, e mi dicevano sotto voce: «Acqua!»; «Luce!». Una specie di gioco, insomma.
E poi, alla fine, il parroco ha invitato in sacrestia tutti i bambini, ed ha regalato loro un uovo! “

Nell'incontro con le coppie ci viene spontaneo di dire a proposito dei non praticanti “ E' come se uno fosse fidanzato con una ragazza che non frequenta, perché abita lontano, limitandosi a farle una telefonata a Pasqua e a Natale.
Se la Messa fosse un film la si seguirebbe con maggiore attenzione e anche se non è nella nostra lingua madre ci premureremmo di andare a leggerne trama e recensioni, specie se ha vinto qualche premio o ne parlano i giornali.
Ma nessuno si prende la briga di farlo per una cosa non ritenuta importante, mentre lo si fa per qualsiasi altro spettacolo a cui si decide di assistere, mettendoci in conto anche il costo del biglietto.

La Scrittura ci esonera anche da questo, come leggiamo nel profeta Isaia ( “ Isaia 55,1 sgg)
“O voi tutti assetati venite all'acqua,
chi non ha denaro venga ugualmente;
comprate e mangiate senza denaro
e, senza spesa, vino e latte”.
L'unica mensa dove si mangia e si beve gratis in un momento in cui tutto è rincarato, è la Messa.
Ma chi le deve raccontare queste cose? Bisogna aspettare che i figli arrivino all'età della prima comunione per sentire parlare di Dio?

Il 6 aprile, giorno del suo compleanno, Giovanni ha ricevuto tanti regali. Molti, non ha avuto bisogno di chiedere come funzionassero, perché ci è arrivato da solo, ma di un gioco elettronico, con tanti pulsanti e un libro di istruzioni che non è ancora in grado di leggere e capire, ha chiesto a noi spiegazioni.
La fede è un dono che tutti ricevono con il Battesimo, ma è necessario che qualcuno ci spieghi come funziona, altrimenti succede che la mettiamo da parte e ci dimentichiamo di averla.
Quando Franco, nostro figlio, era piccolo gli abbiamo fatto tanti regali e tra questi un’enciclopedia dal titolo “Come funziona”. L’esigenza di dare a nostro figlio gli strumenti per conoscere il funzionamento di ogni tipo di macchina l’abbiamo sentita, peccato che non ci siamo preoccupati di comprare qualcosa che lo aiutasse a capire come funziona l’uomo e di quale carburante ha bisogno per arrivare sicuro alla meta.

I bambini, per sapere ciò che è importante, guardano e ascoltano prima di tutto chi vive con loro, prima ancora della tv molto spesso chiamata in causa per deresponsabilizzare chi è preposto alla loro educazione..
Parliamo ai nostri figli di Gesù, di quello che ha detto e fatto, leggiamogli le pagine della Scrittura, ma cerchiamo principalmente di testimoniare con la nostra vita che la messa è il momento più importante per incontrare Gesù insieme ai nostri fratelli e per fare in modo da portarcelo a casa e dovunque noi andiamo
La messa è un invito ad un pranzo di nozze. Quando siamo invitati a nozze ci preoccupiamo di chi ci fa l'invito, di quale vestito indossare, qualora riteniamo giusto partecipare, e quale regalo portare.
A invitarci è Dio, re dell'Universo, Creatore e Signore di tutte le cose, nonché nostro padre. Quale vestito mettere? Certo che nei matrimoni del mondo cerchiamo di comperarcene uno adatto alla circostanza o a farcelo prestare, se proprio non possiamo, premurandoci comunque di chiedere a qualche amico o parente stretto se ha un gioiello, una sciarpa, una pelliccia o anche una macchina un po’ più prestigiosa della nostra che ci premuriamo comunque di far lavare. Nei matrimoni mondani si rischia di diventare irriconoscibili, tanto ci si sforza di comparire migliori, sì che Giovanni alle nozze del cugino ci lasciò di stucco quando disse: “ Ma che si sono travestiti tutti da matrimonio?”

Il problema sta nel travestimento del quale non possiamo fare a meno. Ma è importante prendere coscienza della propria inadeguatezza davanti a Dio e ai fratelli, con quel “Signore pietà, Cristo pietà”seguito da: “Confesso a Dio Padre Onnipotente e a voi fratelli che ho molto peccato”, che indica il vestito inadeguato che abbiamo indosso.
Ma il Signore ci ha invitato ed è lì proprio per accoglierci così come siamo, con la nostra storia e le nostre contraddizioni, la nostra presunzione e la nostra estrema fragilità, perché ci ama e ci vuole con Lui a far festa.

Come in ogni invito che si rispetti non si mangia subito e dopo i convenevoli (scusa se sono arrivato in ritardo, scusa se sono vestita così, ho messo la prima cosa che ho trovato per arrivare in orario...ti ho telefonato ma non ti ho trovato a Natale.. quando stavi male... sai il lavoro..gli impegni.. la famiglia...) è chiaro che bisogna ascoltare cosa ha da dirci il Padrone di casa.
Non sta bene parlare solo noi. Bisogna fare silenzio.
E' quello il momento dello “Shemà Israel!”, “Ascolta Israele!”.
Come in ogni conversazione si parte dai ricordi comuni: la nostra storia passata con o senza di Lui. Un brano dell'Antico testamento infatti fa da battistrada, a cui si risponde con il Salmo, la risposta degli invitati. Poi tocca di nuovo al Signore attraverso una Lettera apostolica, chiave interpretativa che unisce la prima lettura al Vangelo.
In questo ascoltare molto e parlare poco c'è la ricetta su cui impostare il dialogo in famiglia e con gli amici.

La messa è un ritrovarsi insieme per ascoltare e ascoltarsi, un dialogo con Dio e con i fratelli, dove è importante ricordare che non a caso ci sono state date due orecchie e una bocca sola, regola d'oro per tutte le nostre relazioni interpersonali.
Solo così sapremo di cosa il Signore ha bisogno, cosa possiamo offrirgli. E’ il momento di rispondere, ma non con le labbra. Il pane e il vino come anche le offerte in denaro che si raccolgono durante la questua non sono altro che la naturale risposta a quanto abbiamo ascoltato.

Cosa possiamo offrirti o Dio che non sia già tuo? Avevamo pensato di portarti un regalo, siamo andati a comprarlo, cercando una cosa che facesse bella figura, che mostrasse di valere più del prezzo che l'abbiamo pagato. Ma tu guardi la purezza del cuore.
Tu Signore ci chiedi, come quando ti muovesti a compassione della folla che da tre giorni ti seguiva, “Quanti pani avete?” Non t'importa della forma, né se sono raffermi. A te basta che ce ne sia anche uno, per benedirlo e trasformarlo nel tuo corpo. Perché tutti hanno fame di te, Signore, e tutti tu vuoi saziare.

Per capirci basta pensare a quando ci viene voglia di stare un po' insieme, ma nessuno se la sente di sobbarcarsi tutta la fatica. Così ci si mette d'accordo perchè ognuno porti qualcosa o faccia qualcosa, perché la festa riesca e tutti siano contenti.
C'è chi ci mette i soldi, chi le braccia, chi l'intelligenza, chi la fantasia, e chi il cuore. Ma i migliori sono quelli che ci mettono tutto quello che hanno, senza trattenere nulla per se.
Così è l'Eucaristia: ognuno porta qualcosa, ma Dio, chiaramente ci mette tutto quello che serve, come accade quando chi mette la casa si fa carico delle cose che mancano e in genere va a finire che avanza.

Che bello questo invito che il Signore ci fa in forma ufficiale ogni domenica! Ma la sua è una casa sempre aperta e non ci sono giorni sbagliati per farci un’incursione.
“Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo. Fate questo in memoria di me”...le parole della consacrazione.
E' come quando ha detto “Date voi stessi da mangiare”, che non è possibile, se non ci si rivolge al Padre uniti a Gesù, per chiedergli quello che manca alla nostra generosità.
E’ il momento nel quale chiediamo al Padre Nostro di darci sì il pane quotidiano specialmente quello non facile da trovarsi in commercio, che è quello del perdono, la capacità di amare come solo lui sa fare, magari lasciando l’offerta all’altare per andare a riconciliarci con chi ce l’ha con noi.
Solo allora possiamo fare la Comunione dove Gesù da un lato ci sazia e dall'altro ci prepara un sacchetto con quello che avanza da portare a casa per chi non non è potuto venire o non ha voluto.
La messa termina con quell' “Ite missa est” che non significa “Finalmente è finita!”, ma “La festa è appena cominciata, perché adesso siete voi a dover chiamare gli amici, per continuarla a casa vostra, con tutto quel ben di Dio che vi ho fatto riportare.”

4 commenti:

ANGELOANONIMO ha detto...

In poche parole:
Le istruzioni sono queste, la Messe non è questa ma è il campo ed il raccolto, dal vero significato della parola MESSE.
Qualcuno, come me non capiva da piccolo e andava fuori e trovava quel che trovava.
Ritornava e ritrovava le stesse parole, le stesse lamentele fino ad un giorno quando nella Via, nella Vita ho incontrato una grande Verità. Ho capito e quando ora vado in Chiesa, quotidianamente se è possibile, mi assaporo tutto ... dall'inizio alla fine, ma solo quello che io comprendo e che poi vedo che altri fanno solo per abitudine, stando attenti a non farlo fuori, per la Via, nella Vita in Verità, rifiutandosi di essere Sacerdoti, Profeti e Re.
Io credo nel battesimo come speranza che chi ha prima di noi eseguito per sola speranza che ognuno di noi sia affidato a qualsiasi Giustizia ... che sia quella degli uomini ma soprattutto quella di chi il Battista ha riconosciuto per primo in DIO, unito al Figlio davanti allo Spirito che lo segue e ci precede in NOI..

laprimaparola ha detto...

@ANGELOANONIMO L'etimologia della parola "messe" è diversa da quella della parola "messa" come puoi facilmente constatare, consultando il Dizionario etimologico on line , nulla togliendo alla profondità della tua riflessione.
Un saluto

ANGELOANONIMO ha detto...

GRAZIE!
Stavo proprio pensando di essere stato, come al solito, un cinghiale che entra deturpando la Vigna del Signore.
Ma SEMPRE viene l’Angelo e mi dice che nulla è sbagliato se lo si dice con il cuore.
L’importante è che ora posso andare … senza scrupoli per sentire:

“MESSA! … non è finita ancora perché la MESSE è tanta e dovete arrangiarvi con quei pochi che vi riconoscete ma non preoccupatevi perchè IO SONO SEMPRE CON VOI”.

ElisabettaM ha detto...

Ciao, ti trovo dal blog di Nihil... hai scritto un post pieno di spunti di riflessione, grazie!